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ATTUALITÀ | 12 gennaio 2026, 23:50

Velina rossonera e arcobaleno - Poltrone di carnevale

Cronache semiserie dai Palazzi istituzionali e non solo

Velina rossonera e arcobaleno - Poltrone di carnevale

È iniziato il Carnevale, ma ad Aosta e in Regione le maschere sono arrivate prima dei coriandoli. C’è chi non ha neppure dovuto travestirsi: è bastato presentarsi. Ottantesimo anniversario della prima riunione del Consiglio Valle, celebrazione solenne, memoria alta, parole grandi. E poi… in platea spuntano anche gli invitati “sorprendenti”, quelli con il curriculum politico pieno di allergie: allergia all’autonomia, allergia alla democrazia, e una storia di famiglia politica che con i partigiani non ha esattamente fatto merenda al sacco.

Qualcuno, vedendoli seduti lì, avrà pensato a un esperimento storico: la riconciliazione. Qualcun altro, più maligno, ha sussurrato: «Devono aver sbagliato carnevale… questo non era quello delle facce dipinte ma delle facce toste». In effetti il coraggio non mancava: commemorare un’istituzione nata anche grazie a chi è finito nei campi di concentramento o davanti a un plotone d’esecuzione, avendo accanto chi di quelle storie preferirebbe saltare i capitoli… è una forma avanzata di mimetismo politico. Maschera integrata, zero elastico dietro le orecchie.

Intanto alcuni consiglieri comunali e regionali, quelli che dovrebbero incarnare memoria, valori e coerenza, si sono esercitati nell’arte più praticata del momento: il “galleggiamento istituzionale”. Frasi prudenti, schiene dritte ma non troppo, sguardi verso il buffet. L’antifascismo, ogni tanto evocato, è diventato come la farina nel castagnaccio: tutti dicono che c’è, pochi la vedono davvero.

Il Carnevale, però, aiuta: si può scherzare dicendo la verità. E allora diciamola con un sorriso storto: fa un certo effetto celebrare la storia dell’autonomia con in sala chi l’autonomia la tollera solo se piegata, addomesticata, ridotta a souvenir per turisti. Fa un certo effetto ricordare i partigiani con chi, politicamente, ha sempre preferito i manuali d’ordine alle montagne libere. Fa un certo effetto vedere a manifestazioni e anniversari che celebrano la nostra Autonomia vedere chi qualche hanno fa sperava e predicava la macroregione Piemonte Liguria e Valle d'Aosta.

Eppure loro erano lì, presenti, ben pettinati, composti. Nessuna fascia tricolore, ma parecchia faccia di bronzo. Forse pensavano: “Se siamo arrivati fin qui, qualcosa avremo fatto bene”. Sì, hanno fatto bene i conti: il revisionismo in giacca e cravatta entra dappertutto, specie quando la memoria rimane chiusa nelle teche e non nelle coscienze.

Morale semiseria di questa velina: il Carnevale passa, le maschere si tolgono, ma certe facce restano. E l’Autonomia, quella vera, non ama i travestimenti: riconosce subito chi gioca a sostenerla di giorno e a svuotarla di notte. Ai valdostani resta una scelta semplice: continuare a fare finta di niente… oppure ricordarsi che certe pagine della storia non sono coriandoli, ma cicatrici.

Firmato, con un sorriso amaro e un peperoncino rosso in tasca,
Le Cagnard Déchainé

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