Non si trasmette all’uomo, ma può mettere in ginocchio gli allevamenti. La Lumpy Skin Disease (LSD), o dermatite nodulare contagiosa, è una malattia virale che colpisce i bovini, provocando febbre, lesioni cutanee, gonfiori e un generale decadimento dello stato di salute degli animali. Il contagio avviene principalmente attraverso insetti vettori come zanzare, mosche e zecche. La malattia non è nuova in Europa, ma sta tornando a preoccupare anche l’Italia, dopo i primi focolai accertati in Sardegna e Lombardia.
Martedì 15 luglio 2025, l’Assessorato della Sanità, quello dell’Agricoltura e Risorse Naturali e il Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda USL si sono riuniti per monitorare l’evolversi della situazione e pianificare le misure di prevenzione e contenimento sul territorio valdostano. L’incontro, programmato nell’ambito dell’attività di sorveglianza, ha avuto un tono serio e responsabile: la malattia non è ancora comparsa in Valle d’Aosta, ma l’imperativo è farsi trovare pronti.
Le autorità sanitarie regionali hanno avviato interlocuzioni con il Ministero della Salute per valutare l’approvvigionamento dei vaccini, che al momento rappresentano l’unico strumento efficace di prevenzione. L’obiettivo è duplice: evitare l’ingresso della malattia in Valle e proteggere le razze bovine autoctone, preziose sia dal punto di vista economico che culturale, come la nota razza valdostana pezzata rossa e nera.
Nel frattempo, proseguono i contatti con le associazioni di categoria, che saranno convocate nei prossimi giorni per un confronto operativo. Le misure da discutere includono la sorveglianza attiva del bestiame, l’informazione degli allevatori, la predisposizione dei protocolli sanitari in caso di sospetto e le strategie di vaccinazione mirata.
La Lumpy Skin Disease è una malattia da non sottovalutare. Non tanto per il rischio zoonotico, che è assente – l’uomo non può ammalarsi – quanto per l’impatto economico, sanitario e logistico che può comportare. In caso di focolai, infatti, la normativa europea prevede l’istituzione di zone di restrizione, il blocco degli spostamenti di animali, la tracciabilità rigorosa delle mandrie e, nei casi peggiori, l’abbattimento degli esemplari colpiti.
Per la Valle d’Aosta, dove la zootecnia è strettamente legata alla vita rurale, alla cultura alpina e al turismo, si tratterebbe di un duro colpo. Ecco perché la prevenzione è l’unica vera arma a disposizione.
Gli esperti invitano a mantenere la calma ma non l’inattività. La LSD, come molte altre malattie trasmesse da insetti, è favorita dal clima caldo-umido e dalla movimentazione di animali vivi. Finora in Valle d’Aosta non si sono registrati casi sospetti, ma l’arrivo dell’estate e il traffico zootecnico con altre regioni aumentano il livello di rischio.
«Siamo consapevoli della delicatezza del momento – fanno sapere dall’Azienda USL – e stiamo lavorando in stretta sinergia con gli Assessorati per una risposta tempestiva. Non vogliamo allarmare, ma responsabilizzare: la collaborazione con gli allevatori sarà fondamentale».
Un messaggio, dunque, di preoccupazione attiva ma anche di fiducia: la Valle d’Aosta è abituata a difendere con determinazione il proprio territorio e il proprio patrimonio. E, anche in questo caso, non si farà trovare impreparata.
La vigilance est de mise, mais la confiance reste notre meilleure alliée. Ensemble, nous protégerons notre territoire, notre patrimoine et nos bêtes, avec la même détermination que nos montagnes opposent au vent.













