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Piemonte NordOvest | 11 novembre 2022, 08:30

CASCATA DE LA PISSE - Ferrata sulla più alta cascata della Francia

di Lodovico Marchisio

Cascata La Pisse in tutto il suo splendore

Cascata La Pisse in tutto il suo splendore

Rispolverando nel cassetto dei ricordi vi sottopongo con gioia questo itinerario fatto con l’amica Roberta Cucchiaro (accompagnatrice del CAI), l’11 settembre 2011 a 64 anni  sicuro che Vi affascinerà come ha soddisfatto noi quando l’abbiamo salita.

Relazione tecnica:

Quota arrivo : 1540 m

Difficoltà: Ferrata difficile con alcuni tratti molto tecnici (è facilitato chi sa già arrampicare)

Dislivello: 440 metri (80 m avvicinamento – 360 m di ferrata vera e propria con uscita sul pianoro del “Refuge des Clots” (Rifugio del Clots 1540 m) dove si considera la cima della Ferrata

Ore salita: 2.30 h (0,20 h avvicinamento – 2,10 h di ferrata)

Ore di discesa:  1,30 h 

Ore complessive: 4 h   

Descrizione Itinerario: Dal parcheggio poco prima del lago diga di Chambon, sulla destra di chi arriva dall’Italia si vede l’imponente cascata de la Pisse alta più di 300 metri su cui si svolge la via ferrata. Prestare attenzione che non c’è nessun pannello indicatore (almeno quando l’avevamo percorso noi) dove parcheggiate; non lasciatevi quindi tranne in inganno da questa mancanza di segnaletica, perché se davanti a voi sul lato opposto della cascata vedete una casettina abbandonata siete sul parcheggio giusto. Il pannello indicatore lo troverete poco sopra dove inizia il sentiero di avvicinamento nel bosco. Anche qui non lasciatevi trarre in inganno dalla segnalazione del percorso. Le ore (3 h di sola ferrata) sono per chi assicura a corda gli inesperti, la valutazione di passaggi molto atletici che “ghisano” le braccia, fanno pensare ad una ferrata ED; invece è una ferrata tecnica con tratti molto esposti, ma affrontabile da chi ha già percorso ferrate di un livello tecnico: D, D+. Forse il passaggio più strano da noi trovato è all’inizio in quanto per scoraggiare i meno esperti bisogna fare un movimento di rotazione per andare a prendere il primo infisso. Segue un primo muro tecnico con traversata da destra verso sinistra, cioè in direzione della cascata. All’inizio la ferrata corre a 150 metri dalla cascata ma in alto verso la fine si avvicina fino a 10 m da essa. Se non si avvicina ulteriormente è perché questa ferrata può essere percorsa anche durante il disgelo (aprile – maggio) tenendo però presente che in caso di piena della cascata anche se essa diventa più esaltante, spettacolare e adrenalinica, sinora non vi sono però passerelle per attraversare il torrente che la percorre eventualmente in piena che si attraversa una volta all’andata e una volta in cima per il rientro.

A metà ferrata

Ricordate che arrampichiamo sul lato sinistro orografico della cascata. Dopo questo primo tratto tecnico (D) vi è un tratto di alleggerimento su balze rocciose. Alcuni tratti sono piuttosto sporchi con terriccio e detriti. La roccia in più è molto marcia e in questi tratti non conviene arrampicare sulle prese naturali ma usare gli scalini per sorreggersi. Invece quando si perviene alla seconda parte un diedro di roccia fantastica alto 25 metri, appoggiato su un’aerea cengietta,  esalta di sicuro anche il più refrattario degli alpinisti.

Nel tratto più spettacolare

Questo passaggio non è estremamente di braccia come intimorisce il cartello iniziale. Qui visto che la roccia è buona se si usano le mani è il tratto più esaltante e godibile della via ferrata (D+) al massimo a voler già essere severi. Segue un tratto di nuovo su roccia marcia e detriti che traversa da destra verso sinistra in direzione della cascata con qualche passaggio atletico (far attenzione a inserire completamente le mani in alcuni gradini più stretti con rocce sporgenti al loro interno perché potreste rimanere incastrati). Via - via che si sale verso l’epilogo, il percorso perde verticalità. I passaggi di braccia sono sempre più sparuti sino a condurci su un terrazzino prativo dove ha fine il cavo. Da qui guardando in alto si vedono altri salti della cascata, ma il percorso finisce qui, Non resta che traversare il torrente e raggiungere su un tratto pianeggiante il rifugio del Clots (1540 m) aperto in estate da giugno a settembre, ove si possono gustare piattini tipici del luogo e goderci il meritato riposo con una bella bevuta dopo la ferrata. Posto incantevole davvero.  Dal pianoro erboso possiamo ora ammirare i successivi salti della cascata, una delle più alte di Francia, in un ambiente davvero da favola.

Procediamo sul sentiero in direzione nord, andando in salita per cinque minuti; poi, dopo il rivelatore di valanghe, troviamo il guado sul torrente: attenzione al periodo di percorrenza e alle probabili piene durante il disgelo e dopo forti piogge, poiché vi potrebbero essere problemi di praticabilità. Qui rimpiango di non avere nello zaino, insieme al solito materiale da montagna, anche il costume da bagno: a monte del guado c’è una pozza con un magnifico idromassaggio naturale che invoglia a un tuffo, dopo il gran caldo patito durante la salita.

L'accogliente rifugio - ristoro nel pianoro sopra la cascata

Seguendo il sentiero, giungiamo in breve al rifugio Des Clots, piccolo, molto grazioso, ben tenuto da gentili signore e dove ci si può adeguatamente rifocillare (verificare l’apertura poiché dovrebbe essere funzionante solo nei mesi estivi).

Per la discesa esistono due possibilità. Si parte per entrambe dal rifugio e si segue la mulattiera ben segnata. Si arriva a una torbiera che consigliamo di visitare, percorrendo le passerelle in legno e leggendo i pannelli esplicativi; qui un cartello che indica “via ferrata” fa svoltare a sinistra, dove troviamo il cavo metallico che protegge la prima parte della discesa, che poi prosegue per ripide tracce. Questo percorso, ci informano, è sconsigliabile perché scende in un canalino molto impervio che, oltre a mettere a dura prova le ginocchia, è a rischio di caduta sassi.

Sul sentiero di discesa

Noi scegliamo la seconda alternativa, decisamente più “soft”. Oltrepassiamo la torbiera, tenendola alla nostra sinistra, e seguiamo le frecce per “Parisiez” e “Lac Chambon”: è curioso notare che le indicazioni sulle paline siano in chilometri, non in ore e dislivelli, come siamo normalmente abituati anche se attualmente sono molto frequenti anche qui da noi. Camminiamo lungo un traverso-balcone piuttosto esposto ma ben tracciato, che taglia i fianchi scoscesi della montagna e, dopo avere attraversato un colatoio detritico denominato Clos du Pertu, prendiamo la deviazione a sinistra seguendo l’indicazione per il lago. Il sentiero adesso scende con delle serpentine e, in breve, raggiungiamo le acque turchine della diga di Chambon e, dunque, la strada; svoltiamo a sinistra, verso monte e, ancora un po’ di pazienza, solo un quarto d’ora di asfalto e siamo al nostro parcheggio.

Bella ferrata, atletica, mai troppo dura che segue una linea logica sulla parete e la roccia spesso permette un’arrampicata divertente ma non banale e gratificante. Anche l’ambiente ci ha dato una gran soddisfazione, per il paesaggio magico, accompagnati durante la salita dal canto della cascata e dai giochi di luce che formano arcobaleni sull’acqua. A chi vorrà percorrerla, un ultimo consiglio: non dimenticatevi di voltarvi indietro di tanto in tanto poiché la veduta sulla vetta della Meije è solo un’ulteriore chicca di questo gioiellino.

ascova

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