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CRONACA | 12 ottobre 2022, 10:37

L’alpinista scrittore amico delle anatre

Indomito contro le avversità della vita Lodovico Marchisio continua il suo impegno nel volontariato e nell'alimentare la passione per la montagna

Lodo con la figlia Stella

Lodo con la figlia Stella

Nato nel 1947. Lodovico (Lodo) Marchisio ha appreso l’amore, il rispetto, la dedizione per la natura e gli animali dai genitori. Ma la passione per la montagna è stata spontanea fin dai quattordici anni, incoraggiata dal nonno che gli voleva un gran bene.

“Andavamo sempre in vacanza a Frabosa Sottana, in provincia di Cuneo, nella Val Maudagna: si tratta di una minuscola e pittoresca località turistica\sciistica delle Alpi Liguri, dove un imponente e maestoso sperone, detto Il Roccione, esercitava su di me un fascino assoluto. Sfidavo quel colosso insieme ai coetanei, senza particolari precauzioni”, ricorda oggi Lodo.

“Così, mia mamma – aggiunge - pensò che sarebbe stato meglio garantirmi per prudenza le giuste nozioni tecniche. Mi iscrisse al Cai di Torino, di cui faccio parte tuttora, con i miei vittoriosi capelli bianchi. Ero e sono attratto dalle rocce, dagli anfratti, dai misteri ancestrali delle grotte. Dall’alpinismo e dalla speleologia”.

Ma allo scoccare delle diciannove primavere, ha deciso che preferiva i raggi del sole al buio delle caverne e si è votato soprattutto all’alpinismo con buoni esiti. Senza escludere comunque le avventure sulle cascate di ghiaccio, lo sci alpinismo, le escursioni, i percorsi in canoa, la speleologia.

“A vent’anni – ricorda - il destino mi ha giocato un brutto scherzo: dopo un volo di venti metri in un orrido di Oulx, mi sono fratturato tre vertebre dorsali e ho contratto una fastidiosa forma di morbo di Parkinson (bradicinesia), una malattia che contrae gli arti limitandone la mobilità. Ho dovuto rimanere immobile per mesi in ospedale. Ma non mi sono mai arreso”.

Ricominciò, nonostante tutto a scalare, a godere del fuoco dei bivacchi e della buona compagnia degli amici, ad assaporare i brividi che gli strapiombi sanno trasmettere; a contemplare il cielo stellato che ad alta quota sembra assumere sfumature ancora più magiche ed incantevoli.

“Ho scalato con successo le più belle vette delle Alpi e tuttora, nonostante gli innegabili problemi di salute, tra cui un infarto recente che risale al luglio 2022 (mi hanno salvato negli ospedali di Briançon e di Grenoble), amo cimentarmi nel mio sport prediletto” dice con orgoglio alpino.

Giornalista pubblicista, ha scritto innumerevoli articoli e ben ventiquattro libri dedicati alle montagne, sperando di garantire valide guide agli escursionisti.

Con tristezza rammenta la morte della moglie Roberta che ha “lasciato un vuoto incolmabile”; un dolore lenito dal fatto di essere “il padre fiero e felice di due bravi alpinisti, nonché il nonno entusiasta di tre nipoti: la mia figlia primogenita Stella e suo marito, campione mondiale di arrampicata sportiva, abitano in Canada; mentre mio figlio Walter, vive poco distante da me”.

Si occupa anche di poesia e di tutela dell’ambiente, partecipa a convegni e concorsi letterari, che “mi assicurano amicizie sparse ovunque”, assicura spiegando: “Ho conciliato come meglio sapevo la routine abituale di un tranquillo impiegato di banca con i sogni che mi proiettavano verso sfide sempre nuove in ambito montano e con gli ideali che mi ardevano nel cuore. Infatti la mia famiglia ed io abbiamo praticato spesso il volontariato, seguendo l’impulso genuino del cuore”.

Per Lodo c'è sempre una meta più avanti da raggiungere

 

Per anni, insieme a collaboratori motivati, ha lavorato come fondatore e presidente nell’ambito della Croce Gialla di Grugliasco, una sezione staccata della Lega Anti Vivisezione, che si occupava della tutela degli animali nei parchi cittadini: nel parco della Pellerina e nel Parco della Dora a Torino.

La Croce Gialla è nata trionfalmente nel 1999, come ambulanza per gli animali nei guai. Forte di un bel fuoristrada, offerto dalla Fondazione CRT, usato per supportare i volontari dei grandi giardini del capoluogo sabaudo, appoggiando gli enti già impegnati su questo fronte, per moltiplicare gli sforzi volti a salvaguardare seriamente gli animali ospiti di queste aree. Non si capiva bene infatti chi si occupasse concretamente della fauna alloctona ed autoctona dei parchi: come venisse censita e tutelata.

Le stupende anatre bianche, quelle incapaci di volare, presenti alla Pellerina e al Parco Carrara, venivano uccise di notte da ignoti manigoldi che saltavano le basse recinzioni, insufficienti a difenderle.

Durante sei anni di intensa attività la Croce Gialla ha salvato centinaia di animali e ha aiutato moltissimi anziani a vivere meglio con i propri quattro zampe.

“Abbiamo tratto in salvo, ad esempio – dice con malcelato orgoglio - una signora diversamente giovane, costretta in carrozzella, grazie al suo cagnetto che abbaiava insistente, chiuso con lei nell’appartamento. La vicina aveva la chiave ma, essendo sordomuta, non poteva percepire quei suoni accorati.

Siamo stati avvisati e siamo intervenuti con prontezza!! Abbiamo soccorso la nonnina e la bestiola, entrambe disidratate, ottenendo che la figlia dell’anziana rientrasse prontamente dal mare”.

E ancora: “Un’altra volta, siamo accorsi per aiutare un pensionato colpito da ictus mentre era a passeggio con il cane, Rex. Il malcapitato stava cercando la sua gattina che mancava all’appello da tempo: grazie a un appello tramite i mass media, la micia tornò alla base dopo ventidue giorni di assenza e il nonno riebbe l’assistenza sanitaria domiciliare che aveva perso per ragioni ignote”.

Lodo con i suoi amici volontari, ha aiutato parecchie persone fragili a vivere comunque il meglio possibile con i propri amici a quattro zampe, per salvaguardare una preziosa armonia di affetti. Spesso ci telefonavano i pensionati che non potevano permettersi di portare il quadrupede del cuore dal veterinario e provvedevamo noi.

“Mi sono fatto coinvolgere un po’ troppo e ciò – confessa con rammarico - ha procurato a me e ai miei cari una serie di dolorose vicissitudini dopo il fallimento di questa importante realtà ambientalista e animalista, crollata disgraziatamente per mancanza di fondi. Adesso, dopo una intera esistenza dedicata al lavoro, allo sport, alla poesia e al volontariato, mi dispiace moltissimo di non poter aiutare mio figlio, ora disoccupato a dispetto delle sue capacità, come pienamente merita. Perché io stesso mi trovo a fare i conti con una serie di interrogativi”.

Il suo cruccio maggiore è “trovarsi nella terza età ad affrontare problemi burocratici e difficoltà quotidiane per aver agito con eccessiva generosità in ambito benefico mi sembra ingiusto”.

Sono ostacoli che riportano alla mente l’amore per “Roberta, la madre dei miei figli, deceduta il 26 dicembre 2020, in pieno periodo covid. Entrata in ospedale negativa al contagio, è diventata positiva durante il ricovero il che ha reso l’arrivederci ancora più triste. La pandemia ha ulteriormente inasprito le misure delle strutture ospedaliere, che già non brillavano forse per apertura emotiva. Non critico mai le persone, spesso stritolate da un ingranaggio, ma il sistema che in varie occasioni le strapazza e le indurisce. Dover pensare all'ultimo abbraccio come a una grazia concessa da un grande fratello sanitario, è il colmo. Ed è il colmo che non ci ribelliamo civilmente. Queste misure non hanno mai limitato il diffondersi del contagio, quindi sembrano inutili nella loro perentorietà”.

Nel settembre 2021 la  figlia Stella è venuta in Italia per stare vicina al babbo “e – dice con gli occhi che brillano dalla commozione - e abbiamo di nuovo scalato insieme”.

Lo spirito forte gli fa dire: “Cerco comunque di non lasciarmi sopraffare dall’amarezza e dalle malattie. Ho ricevuto tanti premi per il mio impegno culturale e filantropico”.

Infatti, continua a collaborare con numerose testate giornalistiche, ad arrampicare ogni volta che gli è possibile, a confrontarsi con gli altri, “appoggiato da chi mi vuole bene e mi stima” dice.

ascova

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