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CRONACA | 28 luglio 2022, 18:42

Colto da infarto lo scrittore e alpinista Lodovico Marchisio

Collaboratore di Aostacronaca.it salvato dalle cure degli ospedali di Briançon e Grenoble

Lodovico Marchisio

Lodovico Marchisio

Lunedì 25 luglio Lodovico era particolarmente ansioso per alcune iniziative organizzative che ancora pesano sulle sue spalle e già avvertiva uno strano bruciore alla bocca dello stomaco, ma attribuiva il medesimo allo stress e quindi per staccare la spina decide di condurmi nei pressi di Briançon a compiere due brevi “Vie ferrate” ancora alla sua e (speravo) mia portata.

La prima, quella dell’Horloge, poco sopra l’abitato di L’Argentière-La-Bessèe, è breve e piacevole, tanto che l’abbiamo salita e discesa in meno di un’ora, tanto da indurci a compierne una seconda sita nel “Parc de la Schappe” alle porte di Briançon, grazie al cielo gestita a pagamento dall'équipe de “Grimp'in Forest”, i quali controllando la nostra salita, sono stati determinanti per l’esito di questa malaugurata avventura. Infatti dopo un inizio esaltante in traverso a filo del fiume Durance, durante il quale colta dall’adrenalina, capivo in pieno la voglia di donare emozioni di Lodovico ai suoi proseliti, nell’unico e successivo tratto strapiombante mi sono invece trovata in difficoltà, tanto che nonostante l’aiuto del mio compagno di cordata, che non poteva tirarmi su di peso, è intervenuta la gentilissima gestrice della “Via ferrata” a farmi scendere e a trarmi in salvo.

Così Lodovico è potuto proseguire da solo verso la cima, ma si sentiva sempre più affaticato e stanco, con male alla bocca dello stomaco sempre più insopportabile che lo costringeva a diverse soste, tanto che io sempre più preoccupata per il suo ritardo, gli ho mandato incontro un aiuto gestore che lo ha trovato oramai in cima e sul sentiero di rientro, dove lo ha colto e riaccompagnato all’emporio di partenza.

Rifocillatosi pareva essersi ripreso, ma una volta giunto all’auto i dolori si sono ripresentati in maniera ancora più intensa tanto che aiutati dai coniugi Manon Voranger, intervenuti vedendolo semisvenuto e ai quali va il nostro grazie più sincero,  veniamo accompagnati al pronto soccorso dell’ospedale di Briançon, che prontamente eseguono un elettrocardiogramma ed esami del sangue appropriati stabilendo che si è trattato di un infarto e fanno intervenire l’elicottero per trasportare Lodovico al più grande e attrezzato, per queste emergenze, ospedale di Grenoble, che confermata la diagnosi, prontamente intervengono con una coronografia atta ad applicargli uno “stent coronarico” e salvandogli per ora la vita!

Il nostro Lodovico per somma fortuna non poteva finire in un posto migliore e più attrezzato di questo! Il nostro scrittore ancora provato per l’intervento, per sdrammatizzare ha solo asserito che dall’elicottero, immobilizzato e assistito dal personale di bordo in maniera esemplare, non ha potuto muoversi per vedere le montagne da lui tanto amate che l’elicottero sorvolava ed ha aggiunto che ha il rimpianto di non poter raccontare anche sul “piccolo schermo” questa sua, forse, ultima avventura!

Lodovico Marchisio (per chi non lo conoscesse), classe 1947 è uno scrittore e alpinista, con 27 libri di montagna pubblicati. È referente del Gruppo Escursionismo del Circolo UNICREDIT Piemonte e Valle d’Aosta ed è l’attuale reggente, socio onorario e fondatore della Sottosezione CAI-GEB (Gruppo Escursionisti Bancari) del CAI Sezione di Torino.

Da agosto del 2020 è stato insignito dell’alta onorificenza CAI vitalizia di Accompagnatore Emerito di Escursionismo e da giugno 2022 di operatore emerito a difesa del territorio montano. È socio onorario GAE (Guide Ambientali Escursionistiche) e socio Accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna). Fa parte del direttivo nell’Associazione AASAA (Auteurs Associes de la Savoie e de l’Arc Alpin) ed è giornalista e pubblicista “freelance” di diverse testate”. Per le salite effettuate su 38 vette sopra i 4000 delle nostre Alpi, è entrato a far parte del “Club 4000″ e per la salita al Cervino del “Club Amici del Cervino”.

È Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana dall’anno 2001 conferitogli dal Presidente della Repubblica per alti meriti al valor civile per diversi salvataggi a persone in difficoltà e animali feriti o maltrattati, essendosi sempre prodigato per il suo prossimo. Una vita quindi vissuta al massimo con una fede incrollabile e cioè quella della montagna che non si è arrestata neppure quando il nostro amico è stato colpito nel giro di un anno da diverse forme invalidanti, con un’invalidità riconosciuta dell’ottanta per cento, tra le quali una fibrillazione atriale parossistica, un cedimento della colonna vertebrale e un “parkinsonismo”, che colpisce gli arti riducendone la mobilità (bradicinesia), scoprendo che la causa di queste attuali patologie risalgono proprio a una caduta da una parete rocciosa di 20 metri avuta a vent’anni, nella quale si era fratturato tre vertebre dorsali e che lo avevano immobilizzato per sei interminabili mesi.

Ebbene i medici di allora gli avevano profetizzato e presagito che da anziano avrebbe sicuramente sofferto a causa di queste fratture che rimarginatesi, gli hanno permesso però sino a pochi anni fa comunque di scoprire e percorrere la montagna in tutte le sue forme.

I suoi due figli continuano a seguirlo in questa passione senza limiti, la primogenita Stella, campionessa italiana uscente di arrampicata sportiva, si è trasferita in Canada con la sua famiglia per poter continuare a vivere della sua passione inculcatagli dal padre e il figlio Walter che vive con la sua famiglia a 40 Km circa da Lodovico, ha al suo attivo exploit alpinistici di tutto rilievo, con la salita di vie abbandonate riportate alla luce, molte delle quali in passato compiute col padre stesso. Vengo ora all’episodio attuale nel quale ero presente anch’io e che potrebbe veramente allontanare il nostro amico scrittore, definitivamente dal suo mondo con ripercussioni inimmaginabili per il suo morale, visto che è sempre stata ricorrente la sua frase: “È la qualità e non la quantità della vita che contano!”.

Roberta Maffiodo

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