/ ECONOMIA

ECONOMIA | 17 settembre 2021, 08:00

L’incertezza frena la ripartenza

La fase di contrazione dei redditi non sembra ancora esaurita. Confesercenti riporta i dati dell’ultima Indagine della Banca d’Italia, secondo cui il 29,9% delle famiglie continua a registrare una riduzione del reddito rispetto alla situazione pre-pandemica

L’incertezza frena la ripartenza

Secondo le stime di Confesercenti, tra restrizioni e risparmio precauzionale, i depositi liquidi degli italiani sono lievitati di 74 miliardi in 18 mesi. Una liquidità accumulata soprattutto nel 2020, anno del lockdown, che ha registrato un aumento straordinario dei depositi (71 miliardi, +6,9%), per poi proseguire nei primi sei mesi del 2021 su variazioni in linea con il dato pre-pandemico (+3 miliardi e +0,3% in media mensile).

L’aumento della liquidità è riconducibile alla combinazione del crollo dei consumi (-112 miliardi di euro nel solo 2020) e delle misure di sostegno adottate dal Governo, spiega Confesercenti – Non è stato generato da un incremento dei redditi, che al contrario nel 2020 si sono ridotti in termini reali del 2,6%, con una contrazione molto più accentuata per i lavoratori autonomi (-12,2%).

La fase di contrazione dei redditi non sembra ancora esaurita. Confesercenti riporta i dati dell’ultima Indagine della Banca d’Italia, secondo cui il 29,9% delle famiglie continua a registrare una riduzione del reddito rispetto alla situazione pre-pandemica. Fra i lavoratori autonomi, la quota di famiglie in condizioni reddituali peggiori rispetto a prima della pandemia è ancora superiore al 45%.

Per quasi un quarto degli autonomi la flessione del reddito supera il 25%. Nel caso di lavoratori dipendenti e di pensionati, la quota di quanti ancora denunciano un reddito familiare inferiore ai valori pre-pandemici si ferma, rispettivamente, a meno del 30 e meno del 20%.

Aumenta, invece, la propensione al risparmio che, a fine anno, continuerà a collocarsi 7 punti al di sopra del valore pre-pandemico: in considerazione dell’attuale andamento del reddito disponibile, infatti, il mancato recupero della propensione al consumo si sta traducendo in un rinvio di consumi che stimiamo pari a 59 miliardi. E 14 miliardi di questi potrebbero andare definitivamente persi nel caso l’inflazione giungesse ad attestarsi al 3%. Gli italiani si trovano in una situazione paradossale: i conti in banca crescono, ma le famiglie si impoveriscono.

E temono il futuro: l’estate ha portato un ritorno di fiducia, ma le incognite rimangono molte. A partire dalle condizioni economiche personali: la riduzione dei redditi è stata generale, ma per autonomi e dipendenti privati è stata particolarmente rilevante. E con la fine dell’accelerazione impressa dall’estate, si torna a temere per la tenuta delle imprese e dei posti di lavoro, soprattutto in quei settori in cui la crisi non è mai finita. Come, ad esempio, il turismo organizzato. In caso non venissero rinnovati gli ammortizzatori sociali, che si dovrebbero esaurire a novembre, perderebbero la propria occupazione decine di migliaia di persone”.

È fondamentale ripartire dando più certezze sul lavoro. In primo luogo rinnovando e prorogando, dove possibile, gli strumenti di sostegno al lavoro. Ma servono anche agevolazioni per le imprese che riescono ad assumere.

Bruno Albertinelli

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore