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Aosta Capitale | 27 luglio 2021, 08:00

Aosta: Samuele Tedesco un giovane assessore per una politica giovane

Proseguiamo a fare il punto con la giunta comunale di Aosta. La terza intervista è a Samuele Tedesco, in quota a Progetto Civico Progressista, Assessore all’istruzione, alla cultura e alle politiche giovanili.

Samuele Tedesco all’inaugurazione della panchina arcobaleno presso l’arco di Augusto. Nell'articolo con l’Assessora alla Scuola del Comune di Bologna; in celebrazione di cittadinanze; con i colleghji di Giunta

Samuele Tedesco all’inaugurazione della panchina arcobaleno presso l’arco di Augusto. Nell'articolo con l’Assessora alla Scuola del Comune di Bologna; in celebrazione di cittadinanze; con i colleghji di Giunta

Samuele Tedesco, classe 1993. Dopo il Liceo Linguistico, si laurea in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Universita della Valle D’Aosta, un percorso che gli permette di frequentare, grazie al progetto Erasmus+, l’Università di Barcellona. Con una esperienza di lavoro presso il Parlamento Europeo, a Bruxelles, seguendo il Deputato Daniele Viotti, si iscrive alla magistrale di Comunicazione Pubblica e Politica e torna a Bruxelles frequentando per un semestre l’Université Libre de Bruxelles.  Proseguiamo a fare il punto con la giunta comunale di Aosta.

Assessore all’istruzione, alla cultura e alle politiche giovanili. Perché ha deciso di intraprendere la carriera politica?

“Personalmente, più che di carriera, parlerei di impegno. È stata una scelta pensata, ben ponderata sulla base di alcune valutazioni che ho fatto guardandomi intorno, per lo più ascoltando i miei coetanei - ma non solo - che nella politica vedevano solo esempi non proprio virtuosi. Sono nate differenti riflessioni a partire dalla mia scelta di offrirmi a servizio della comunità, tanto in famiglia quanto nel gruppo dei miei amici e tutte e tutti mi hanno sempre sostenuto, incoraggiandomi nel perseguire questo apparentemente impossibile obiettivo: iniziare a portare una visione di politica, quella di un giovanissimo del Quartiere Cogne e appartenente ad una minoranza, nuova e sotto rappresentata.“

Delle tre deleghe quale si sente più sua?

“Non c’è una delega che sento meno mia, a dire il vero. È chiaro che c’è sempre qualcosa da imparare e in particolare la squadra della Giunta, come quella del Consiglio, tanto nella maggioranza quanto nella minoranza, sono presenti professionalità dalle quali si può sempre apprendere, senza presunzione alcuna. Nonostante le molte incertezze della vita, ciò che è certo è che non si muore sempre come si è nati, ci si misura con l’altro e spesso diventiamo anche un’altra persona. Se cultura significa cogliere, essere in grado di cogliere le esperienze del passato e proiettarle verso il futuro vuol dire avere a cuore il servizio pubblico per antonomasia, l’istruzione, che dovrà certamente riformarsi nelle possibilità che il nostro ente può offrire, e le politiche giovanili che mirano alla promozione dell’agio per chi ha diritto di cercare il proprio posto nel mondo".

Quali sono gli obiettivi in evidenza nella sua agenda politica?

“Abbiamo, perché sono abituato a lavorare in squadra, diversi obiettivi e diciamo che non è una lista chiusa, ma anzi piuttosto dinamica, in modo particolare perché far politica significa sapersi connettere con la società, una società che avanza e che pone sempre nuove sfide ed opportunità, per cogliere tutto ciò bisogna certo, avere priorità, ma anche essere aperti all’ascolto, cosa che stiamo mettendo in campo su vari fronti, a partire dai continui confronti con i genitori della scuola di Porossan, così come la volontà di re-istituzionalizzare la Commissioni Mensa per valutare il servizio in maniera continua. L’ascolto, forse, dopo tanto tempo, è l’obbiettivo chiave del mandato”.

Cosa significa per lei la carica di assessore?

“Significa molto. Qualche tempo fa un ragazzo mi disse come rimase felicemente sorpreso nel vedere un ventiseienne assessore. Per anni d’altronde abbiamo visto sempre quasi gli stessi volti far politica. Ecco perché ho parlato di impegno e non di carriera. Il periodo storico certamente non aiuta e cerco di tenere sempre a mente che Roma non è stata costruita in un giorno. Le sfide e il lavoro non mancano, per fortuna, e ricoprire questa carica significa dedicarsi alla comunità per la comunità”.

Ha la tripla delega alla l’Istruzione, Cultura e alle Politiche Giovanili. Come intende conciliarle e quali sono i suoi obiettivi a breve-medio termine?

“Sono deleghe, proprio come ha notato lei, decisamente conciliabili. In parte ho già avuto modo di abbozzare prima questo concetto. Essere a disposizione della propria comunità vuol dire saper aprire le orecchie e gli occhi, anche quando spesso ci troviamo di fronte a storie che non ci fanno proprio piacere. La politica però d’altronde da queste storie deve partire per portare avanti dei veri e propri cambiamenti. La parola d’ordine è sicuramente inclusione.

Le deleghe che ho mirano al futuro, alla costruzione di un percorso per una nuova generazione, ma non solo, pronta ad accogliere gli stimoli di una cultura, veicolo dell’espressione del sé. L’impresa non è semplice e la Cittadella dei Giovani, ad esempio, è un ottimo punto di partenza per cominciare questo cammino. Un cammino però che deve estendersi sino ai contesti più periferici, forse non abituati a vedersi inserite proposte culturali per tutta la popolazione non da parte di qualche  viva associazione di quartiere, cuore della società civile, ma da una attenzione da parte della pubblica amministrazione, così come nei progetti educativi, si pensi - ad esempio - agli orti didattici che abbiamo fatto partire all’I.S. Martinet e Saint Roch. In più, aspetto non di poco conto, è che le giovani menti devono essere incluse, in ogni processo…“

Su cosa dovrebbe puntare la politica per far appassionare i giovani ai temi della cittadinanza attiva?

“Questa domanda mi piace molto. Perché per la prima volta il ruolo della politica è attivo, non ci si pone dunque la domanda cosa possono fare i giovani. Spesso ci si lamenta del fatto che i giovani non siano interessati al mondo della politica, ma quand’è che la politica si è interessata a loro? Credo che bisognerebbe abbandonare quella patina che rende la politica opaca e renderla giusto un poco più trasparente, in ogni senso possibile. Lasciarsi alle spalle a volte la troppa istituzionalità e parlare un linguaggio comprensibile senza politicismi vari. Arrivare dritto al cuore dei ragazzi non è impresa semplice, ma quel che può essere decisamente meno complicato è chiedere loro qual è l’idea di città. Sto intraprendendo diversi incontri con realtà associative giovanili e anche privati per imbastire una strategia di politiche giovanili per il Comune sulla base dei continui confronti.”

E’ convinto che la La cultura è un ponte che unisce e perché?

“Ne sono assolutamente convinto. Parlerei, infatti, di culture. Mi sono reso conto, tanto nel mio percorso di attivista in quello di Assessore, che spesso ci si vuol chiudere in se stessi, senza guardare il proprio vicino e apprendere qualche cosa. Vivere la città significa essere in continua relazione con l’altro e dalla relazione con l’altro ci si costituisce, ci si forma come persone, e ognuno di noi ha un valore aggiunto differente, una cultura diversa che inserita in un contesto si diffonde e permette a tutti quanti di essere contaminati da pillole di mondo. Ecco perché, in uno scenario sempre più dominato da barriere - tanto mentali quanto fisiche - le culture sono il collante della nostra essenza in quanto cittadini e cittadine di un mondo che forse va sin troppo veloce per rendersi conto di come le nostre relazioni stanno cambiando e si stanno adattando, ancor prima delle nostre ment"i. 

Come sono i rapporti tra il suo Assessorato e la Regione?

“Sono il più giovane assessore della storia della città. Inizialmente questo aspetto mi stressava, ma ho sempre saputo di poter contare su una squadra di giunta pronta a supportarmi, così come i miei colleghi regionali con i quali mi tengo sempre in contatto e dai quali sto apprendendo molto. Sono molteplici i dossier in discussione con diversi assessorati e sono convinto che questa sinergia possa portare alla realizzazione di politiche efficaci per la popolazione valdostana“. 

Giovani e Servizi Civile; che ne pensa?

“Credo che il Servizio Civile possa rappresentare per i giovani un’ottima opportunità per iniziare un percorso non solo lavorativo, ma anche formativo, utile a loro stessi e alla società. Come comune stiamo valutando la possibilità di accogliere giovani volontari del servizio civile in diversi ambiti, così come stiamo lavorando - avendo la delega ai rapporti con l’università - ad una convenzione quadro per l’inserimento di stagiste e stagisti che - grazie ad un progetto formativo specifico - saranno inseriti nella macchina amministrativa.“

Quando non svolge la sua carica di assessore, quali sono i suoi interessi?

“Amo leggere, in particolare i saggi, e discutere successivamente del contenuto con qualche amico o amica. Mi piace ritagliarmi del tempo per un film in compagnia e per una passeggiata in montagna.“

Come immagina Aosta nel 2025?

“Immagino una città sicuramente cambiata. Con più spazio verde condiviso, con colori ovunque e con gli aostani che si riappropriano di alcuni spazi della nostra città che abbiamo fatto vivere con cultura e con opportunità di socializzazione continua. Mi immagino una città di tutti, a misura di bambino, di ragazzo, di adulto e di anziano, grazie alle molteplici politiche messe in campo per migliorare i servizi offerti. Mi immagino una città sorridente, unica nel suo genere e che sarà una casa per tutti.“

piero.minuzzo@gmail.com/pgc

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