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CRONACA | 14 giugno 2021, 17:00

Bernardo il santo degli alpinisti e dei montanari

È stato proclamato patrono dei montanari e degli alpinisti da Pio XI nel 1923. La Chiesa cattolica lo festeggia il 15 giugno. San Bernardo non è solo onorato in Francia e in Valle d'Aosta, dov'è conosciuto anche come Saint Bernard du Mont-Joux, ma anche in Liguria, nel Canton Ticino a Monte Carasso e nel novarese

Statu al colle del Gran San Bernardo; nelkl'articolo una raffugurazione del santo e il colle del Piccolo san Bernardo

Statu al colle del Gran San Bernardo; nelkl'articolo una raffugurazione del santo e il colle del Piccolo san Bernardo

Per la verità san Bernardo da Mentone, sacerdote, non sarebbe nato nella località della Savoia, come si legge in una cronaca del XV secolo, ma ad Aosta intorno al 1020. Divenuto arcidiacono e, poi, Agostiniano, gli venne affidato l'incarico di ripristinare il valico detto «Mons Jovis», ovvero il valico tra il Vallese e la nostra regione che collega il comune valdostano di saint themy en Bosses a quello svizzero di Bourg-Saint-Pierre, citato per la prima volta, anche se non in maniera esplicita, da Giulio Cesare (De bello gallico, III, 1). Tito Livio (Ab Urbe condita, V, 35, 2) lo denominò Summus Poeninus, dal nome del dio locale venerato sul passo e assimilato verso la fine del I secolo d.C. a Giove (Jupiter Optimus Maximus). L'appellativo Mont-Joux (Mons Jovis), che riprende il riferimento alla divinità romana, divenne usuale dal Medioevo.

Dal XIII secolo è attestato anche il nome di Mont-Saint-Bernard, che testimonia la venerazione riservata a S. Bernardo. Si narra che per far ciò dovette lottare contro le pretese di un demonio e alla fine lo precipitò giù da una rupe. Di sicuro c'è che, partendo dall'abbazia svizzera di Bourg-Saint-Pierre, fondò un monastero in cima a quello che oggi è il Gran San Bernardo. A quota 2.470 metri è un posto di sosta e ospitalità per viaggiatori e pellegrini, nonché l'abitato più elevato d'Europa. Al santo viene attribuita anche la costruzione del cenobio in cima al Piccolo San Bernardo che colega la Valle d'Aosta alla Francia.

Come detto dal 1923 è patrono degli alpinisti e ha dato il suo nome a due celebri passi alpini e anche alla simpatica razza canina dotata di botticella per il salvataggio in montagna. Incerta la data della sua morte a Novara; per alcune fonti la morte risale al 1081 per altre nel 1086 è comunque certo che  lì fu sepolto il 15 giugno, proclamato giorno della sua festa. Le spoglie del santo, da cui presero nome l’Ospizio dei monaci e i famosi cani da valanga, da un millennio sono conservate sotto l’altare maggiore del Duomo di Novara.

Di Bernardo rimangono tracce evidenti in Valle d’Aosta: prima fra tutte l’Ospizio della comunità religiosa del Gran San Bernardo, a 2473 metri, il più alto monastero delle Alpi. Un segno evidente della predicazione itinerante di Bernardo, che guardava oltre le montagne e i confini, per aprire al viaggio, ai pellegrini e all’incontro fra i popoli europei.

l santo fu di sicuro un anticipatore di un nuovo corso che secoli dopo avrebbe considerato le Alpi non una barriera, ma una straordinaria opportunità di comunione tra genti diverse. Della sua protezione c’è più che mai bisogno.

Perché san Bernardo di Mentone?

Pare che una nobile famiglia francese di Menton, volendo attribuirsi la paternità di un santo nato in casa, si sia rivolta a tale Riccardo di Valdisère commissionandogli un manoscritto su la “Vita di San Bernardo da Mentone”.

A smentire questa fantasiosa ricostruzione, è stato spiegato nel corso di un convegno dedicato al santo, provvide Papa Ratti (Pio IX), il Pontefice alpinista che proclamò San Bernardo patrono degli alpinisti, dei viaggiatori e degli abitanti delle Alpi. Reale è invece l’incessante attività di predicatore di San Bernardo sulle montagne, non solo valdostane, ma anche piemontesi e in particolare novaresi e valsesiane.

L’iconografia tradizionale lo rappresenta con il talare nero e il diavolo incatenato ai piedi. La fonte autentica sulla sua vita è contenuta nel Panegirico di Novara, scritto probabilmente in occasione della canonizzazione, che presto a quanto risulta sarà tradotto per la prima volta in italiano.

Vi si legge anche del miracolo con il quale Bernardo avrebbe liberato le popolazioni delle montagne dal flagello delle locuste che falcidiavano i raccolti.

piero.minuzzo@gmail.com/ascova

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