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CULTURA | 14 maggio 2021, 14:50

Perché il conflitto tra iscraeliani e palestinesi

La guerra tra Palestina ed Israele è tornata di attualità ma non può essere certo riassunta in 10 righe, ma possiamo cercare comunque di riassumere questi cinquanta anni di conflitto tra Israele e Palestina in un utile articolo di facile lettura

Gerusalemme

Gerusalemme

Gli scontri di questi giorni tra manifestanti palestinesi e forze di sicurezza israeliane si legano alla protesta per gli sfratti di decine di famiglie palestinesi dalle proprie case. La magistratura israeliana ha rinviato di un mese l'udienza che era in programma sugli sgomberi e che riguarda quattro famiglie arabe residenti su terreni di proprietà ebraica nel quartiere Sheikh Jarrah. Per il momento il giudice Yitzhak Amit ha ordinato la sospensione degli sfratti, decretati da un tribunale distrettuale. La parte ebraica ha dimostrato che i terreni e le case vennero perduti durante l'aggressione giordana a Israele del 1948. Le famiglie palestinesi avevano ricevuto le case negli anni '50 dalle autorità giordane che all'epoca controllavano Gerusalemme est, fornendo apposita documentazione. La controversia legale ha portato alle ennesime violenze tra israeliani e palestinesi e Gerusalemme continua a restare  uno dei punti chiave del conflitto fra i due paesi.

IL CONFLITTO

La diplomazia internazionale lavora da anni con l’obiettivo di raggiungere un accordo di pace che metta fine al conflitto israelo-palestinese con la creazione di due stati che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza, corrispondenti in linea di massima all’attuale stato d’Israele da una parte e a Cisgiordania e Striscia di Gaza dall’altra.

L’ultimo tentativo di negoziato, su iniziativa americana, è cominciato nel luglio 2013 e si è concluso senza risultati nell’aprile dell’anno successivo. A complicare un possibile accordo vi è la questione di Gerusalemme, città sacra per ebrei, cristiani e musulmani, che Israele considera propria capitale, malgrado ciò non sia riconosciuto a livello internazionale.

Sulla collinetta dove oggi sorge la Moschea di Al Aqsa, terzo luogo santo per i musulmani, si ergeva il tempio biblico degli ebrei di cui rimane soltanto, alla base dell’altura, il muro del pianto sacro agli ebrei. Altra questione chiave da annoverare tra le cause del conflitto israelo-palestinese è la presenza di ampi insediamenti ebraici in Cisgiordania. Un consiglio in più S.O.S. compiti: iscriviti ai gruppi Facebook di aiuto allo studio di Letteratura, Storia e Riassunti e temi svolti!

STORIA DEL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE

La terra contesa fra israeliani e palestinesi è stata teatro di tensioni e violenze fra arabi ed ebrei fin dai tempi del mandato britannico, che nel 1917 mise fine a 400 anni di dominio ottomano. Con la dichiarazione di Balfour il governo di Londra dichiarò allora di appoggiare una “patria nazionale ebraica in Palestina”, sostenendo gli ideali sionisti di Theodor Herzl. La dichiarazione diede un’ulteriore spinta ad un movimento di immigrazione in Palestina già in atto fra gli ebrei della diaspora, frutto della dispersione del popolo ebraico avvenuta durante i regni di Babilonia e sotto l'impero romano. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, e lo stermino di sei milioni di ebrei da parte dei nazisti, l’Assemblea generale dell’Onu approvò un piano di partizione della Palestina, con la costituzione di uno stato ebraico e un altro arabo. Da qui prese vita quello che oggi conosciamo come conflitto israelo-palestinese.

CAUSE CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE Storia del conflitto israelo-palestinese Lo Stato d’Israele fu proclamato il 14 maggio 1948 allo scadere del mandato britannico. I paesi arabi si opponevano al piano e le forze militari di Egitto, Giordania, Siria, Libano e Iraq attaccarono subito Israele. La prima guerra del conflitto israelo-palestinese si risolse a favore d’Israele nel 1949, così come la guerra con l’Egitto (1956), la guerra dei sei giorni (1967) e quella del Kippur (1973). Nel 1979 Israele ed Egitto firmarono la pace. Nel 1982 Israele condusse un’operazione militare in Libano contro le basi dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) nei campi profughi libanesi.

STORIA RECENTE DEL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE

Nel 1987 inizia la prima Intifada, ondata di violente proteste palestinesi nei territori amministrati da Israele. Nel 1993 gli accordi di Oslo, con la stretta di mano fra il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e il leader dell’Olp Yasser Arafat, segnano l’inizio di un vero e proprio processo di pace fra palestinesi e israeliani e la creazione di un’Autorità Nazionale Palestinese a Gaza e in Cisgiordania. Nel 1994 viene firmata la pace fra Giordania e Israele. Rabin verrà poi ucciso da un estremista ebraico il novembre 1995.

IL PROCESSO DI PACE

Il processo di pace del conflitto tra Israele e Palestina, avviato con gli accordi di Oslo, non si è mai concluso. La storia recente è stata segnata da scontri e violenze, alternati da tentativi di negoziato. A partire dal 2000, la seconda Intifada portò ad uno scoppio di violenza senza precedenti con un’ondata di attentati suicidi in Israele e interventi militari israeliani nei Territori. Nel 2005 il primo ministro israeliano Ariel Sharon decise il ritiro unilaterale della Striscia di Gaza. Due anni dopo il movimento islamico palestinese Hamas cacciò l’Olp dalla Striscia e ne assunse il controllo. Israele impose allora un blocco terrestre e navale a Gaza.

Da allora l’esercito israeliano ha invaso brevemente per tre volte la Striscia di Gaza: nel giugno 2006 dopo il rapimento del soldato israeliano Gilad Shalit, a cavallo fra il 2008 e il 2009 e nel luglio 2014 in risposta a lanci di missili contro Israele.

LA STRISCIA DI GAZA

La striscia di Gaza è una piccola zona lungo la costa del Mediterraneo tra l’Egitto ed Israele, lunga 40km e larga 10km, in cui vivono più di 1,4 milioni di Palestinesi. La striscia di Gaza ha una tra le maggiori percentuali di densità di popolazione al mondo.
I confini furono stabiliti nel 1948 dopo la creazione dello stato d’Israele; da allora fu occupata dall’Egitto fino al 1967 e poi passò sotto il controllo israeliano. Nel 2005 l’esercito israeliano formalmente si ritira dalla Striscia, ma di fatto continua a detenere il controllo dei confini, dello spazio aereo e di mare.
Gaza City è il centro urbano più esteso, con 400 mila abitanti, punto di riferimento commerciale ed amministrativo per tutti i territori occupati, anche se i movimenti tra la Striscia ed il West Bank sono molto limitati.

IL CONFLITTO IN ATTO

In meno di un mese sono riesplose proteste e tensioni a Gerusalemme, complice l'allontanamento di diverse famiglie palestinesi dalle loro case nel quartiere est della città.

Alla base di tutto, delle tensioni, degli scontri, delle crisi politiche, territoriali e religiose c'è sempre stata e continua ad esserci un'unica ragione: Gerusalemme, il luogo su cui si concentrano i problemi mai risolti del territorio. In poche settimane gli scontri sulla regione hanno riacceso i riflettori su una crisi mai chiusa e oggi, come 7 anni fa, Hamas ha ripreso un lanciare razzi su Israele che a sua volta ha risposto con bombardamenti sulla Striscia di Gaza. In ballo c'è il carattere palestinese di Gerusalemme Est, considerato come territorio occupato dalla risoluzione 242 delle Nazioni Unite ma annessa da Israele dopo la guerra del 1967. Nella zona vivono 250mila palestinesi, e questa esplosione di violenza è stata causata dall'attacco contro il quartiere storico di Sheikh Jarrah da parte di un gruppo israeliano mosso, secondo molti osservatori, da motivazioni ideologiche.

Il quartiere di Skeikh Jarrah

Si tratta di una zona strategica per gli israeliani che la considerano necessaria per assicurare una maggioranza ebraica nella città. Secondo Andrea Dessi, responsabile della ricerca nell'ambito del programma Medio Oriente dell'Istituto Affari Internazionali di Roma “Sheikh Jarrah è un quartiere arabo-palestinese in vicinanza della città vecchia dove da anni sono in corso tentativi di espropriazione che adoperano giustificazioni legali per quello che in realtà è un obiettivo politico: rendere impossibile la formula dei due Stati. In realtà non vi è alcun dubbio che quello che sta commettendo Israele a Gerusalemme Est, come nei territori occupati, sia una chiara violazione del diritto internazionale, non vi è termine legale che regga in questo contesto”.

red. pi.

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