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Chez Nous | 20 marzo 2021, 13:00

Tamponati

Tamponati

Sulla gestione delle vaccinazioni e dei tamponi si può dire di tutto fuorché ci sia la massima trasparenza. All’assessore regionale alla sanità, Roberto Barmasse,  un mese fa ho inviato le domande per un’intervista che avrebbe potuto chiarire molti dubbi; non ha risposto. Domandare è lecito, rispondere è cortesia. Scelte sue che non contesto ma non condivido perché è il momento della chiarezza e della trasparenza;  siamo logorati, lacerati e insofferenti; non siamo gli stessi del primo lockdown ma la politichetta non si è accorta. Anzi, se possibile, esaspera ancor più i valdostani.

Un segnale tangibile del malessere è tutto in un WhatsApp che mi ha recapitato un lettore. Riguarda i dati diffusi sui tamponi: “Bene, anzi male. 63 positivi su circa 300 tamponi, mi sorgono spontanee alcune domande....

- È possibile avere alcuni dati riferiti alla diffusione del contagio?

- Dove sono stati svolti i tamponi? In farmacia? In ospedale o al drive-in? Quale tipo di tampone è stato svolto?

- Chi sono i positivi? Di quale fascia di età? Sono pensionati? Oppure operatori sanitari? O altri lavoratori o imprenditori e sopratutto di quale categoria?

Credo sia una questione di serietà, trasparenza e rispetto per tutti noi. Anche perché avere queste risposte credo sia utile a tutti. Si chiudono i ristoranti e le attività imprenditoriali. Dallo screening nelle scuole gli alunni non sono risultati positivi salvo pochi casi.

Credo sia doveroso sapere prima di chiudere le aziende e mettere in difficoltà migliaia di lavoratori, imprese e famiglie”.

Domande e considerazioni ineccepibili alle quali la politichetta si sottrae. Perché non fornisce indicazioni chiare e precise sulla vaccinazioni? Commercianti, cassiere dei supermercati, ristoratori e autisti dei trasporti pubblici non hanno il diritto adi essere vaccinati al più presto? Perché non ci dicono quanti medici, personale sanitario e via dicendo si è vaccinato?

Il rosario delle domande sarebbe ancora lungo. Certo il Governo centrale fa la sua parte nel comunicare in modo caotico, ma Piazza Deffeyes segue le direttive senza il coraggio di assumersi le responsabilità che derivano dalla nostra Autonomia.

La Fondazione Ellen MacArthur ha di recente pubblicato un report su economia circolare e Covid-19 dove fornisce spunti per uscire dalla crisi pandemica rimodulando l'economia da lineare in circolare.

Scrive la fondazione: “La Pandemia e i diversi lock-down hanno rivelato quanto il nostro sistema sia esposto a rischi, dando avvio ad una delle più gravi crisi economiche in quasi un secolo. Ora, è stato messo a disposizione molto denaro per ripartire e i governi dovranno impegnarsi per dare avvio ad una nuova epoca di sviluppo, dove l'economia circolare giocherà un ruolo fondamentale”.

La Fondazione Ellen MacArthur, da molti anni impegnata nell’affermazione dell’economica circolare, ha individuato 5 settori chiave su cui investire: edilizia e costruzioni, imballaggi in plastica, mobilità, tessile e moda, agricoltura e produzione di cibo. Dei cinque settori, imballaggi in plastica, tessile e moda ci riguardano marginalmente, ma edilizia e costruzioni,  mobilità, agricoltura e produzione di cibo dovrebbero essere i capisaldi della nostra econonomia.

La Fondazione Ellen MacArthur ritiene che per uscire dalla crisi post pandemica sia necessario indirizzare gli investimenti nei cinque settori chiave sopra richiamati, che si mostrano più pronti a cogliere la sfida dell'economia circolare e in grado di rispondere sia agli obiettivi di resilienza e rigenerazione a breve e a lungo termine sia del settore pubblico che privato.

Bene, ma qualcuno dei 35 magnifici ha studiato la situazione, si informa, si documenta, analizza le possibili soluzioni, progetta soluzioni alle sfide fondamentali create dalla pandemia, ad esempio aumentando la resilienza e consentendo l'accesso a beni vitali? Come stimola la ripresa economica, ad esempio stimolare l'innovazione, creare posti di lavoro, raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile?

Se sì ce lo dicano chiaramente e puntualmente e non facciano come con i numeri dei tamponi.

piero.minuzzo@gmail.com

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