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ISTRUZIONE E FORMAZIONE | 20 novembre 2020, 08:42

Il prezzo della pandemia sui più piccoli

Le disuguaglianze aumentano. La povertà educativa pure. Saranno bambini e adolescenti a pagare il prezzo più alto alla fine della pandemia, il costo sociale ed evolutivo di questi lunghi mesi di emergenza sanitaria, scolastica, economica e collettiva

Il prezzo della pandemia sui più piccoli

Il 73% degli italiani è preoccupato per lo scarso apprendimento scolastico, il 69% per il rischio di dipendenza da smartphone e tablet (quelli che permettono la didattica a distanza). Il 65% indica il rischio di isolamento e di riduzione della vita sociale. E il 49% identifica disuguaglianze legate al Covid.

Gli Italiani e la povertà educativa minorile nell’era Covid” è l’indagine condotta da Demopolis per Con i Bambini, società senza scopo di lucro nata per attuare i programmi del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile in Italia.
La diffusione della povertà educativa è un fenomeno grave per il 91% degli italiani. E il 90% degli italiani oggi ritiene importante le azioni di contrasto alla povertà educativa minorile.
Lo studio è stato lanciato in occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che si celebra oggi 20 novembre, individua l’urgenza di intervenire sulla povertà educativa minorile studiando l’impatto della crisi pandemica sui più giovani e la sua interpretazione da parte dell’opinione pubblica. È proprio questo il momento in cui restituire rilevanza sociale e centralità ai più piccoli, come risorsa della comunità intera.
I dati dell’indagine da una parte ci confortano sull’attenzione che gli italiani pongono al tema della povertà educativa e soprattutto sulla percezione che sia un fenomeno che deve interessare tutti, non solo la scuola e non solo la famiglia, ma l’intera comunità educante . Dall’altra, l’indagine fa emergere anche nella percezione e nel vissuto di genitori, famiglie, associazioni che questa emergenza di fatto sta aumentando una serie di divari già esistenti, sia sociali che territoriali.
La pandemia ha eroso lo spazio di bambini e adolescenti. Li ha isolati. Ha fermato la scuola. Ha aggravato le disuguaglianze già esistenti. La povertà educativa minorile diventa un’emergenza.
A pagare il prezzo degli effetti a lungo termine dell’emergenza Coronavirus saranno i più piccoli: ne sono convinti oggi i due terzi degli italiani – si legge nella ricerca – Con le limitazioni imposte dall’urgenza sanitaria di contenere la pandemia e con la sospensione traumatica della continuità scolastica, gli spazi fisici e prospettici, ma anche le risorse materiali e immateriali intorno ai minori si sono drasticamente ridotte: molto alto si profila il costo sociale ed evolutivo imposto ai minori dal Covid-19.
                                         Le preoccupazioni più diffuse
Di cosa sono preoccupati gli adulti quando pensano alle conseguenze della pandemia su bambini e adolescenti?  
Il 73% cita lo scarso apprendimento scolastico, preoccupazione cresciuta significativamente (+20 punti) rispetto alla precedente rilevazione dello scorso anno, anche in ragione della prolungata chiusura delle scuole – si legge nello studio – Il 69% stigmatizza la dipendenza da smartphone e tablet, dispositivi che hanno vissuto processi di ulteriore “sdoganamento”, fino ad essere a disposizione anche dei bambini più piccoli, con l’affermazione della didattica a distanza».
Il 65% degli italiani ricorda il rischio di isolamento e riduzione della vita sociale a causa del Covid. Mentre «meno della metà del campione focalizza l’impatto più fragoroso e già misurabile dell’epidemia da Coronavirus: le crescenti disuguaglianze e la marginalizzazione (49%), nonché la riduzione degli stimoli nella crescita, a seguito dell’emergenza Covid (47%)».
 Il 72% degli italiani ritiene che nell’ultimo anno le disuguaglianze fra i minori siano aumentate.
Nella percezione dei cittadini ci sono dei problemi che si sono aggravati, come le conseguenze dell’aumento della povertà materiale in molte famiglie (60%) e l’esclusione dei più fragili (poveri, disabili, figli di genitori stranieri).
La maggioranza assoluta cita anche la regressione degli apprendimenti e del metodo di studio (55%) e le disuguaglianze nell’accesso a dispositivi informatici ed a connessioni adeguate (53%).
Di contro, prosegue l’indagine, poco meno della metà individua la problematicità di una delle conseguenze della didattica a distanza: l’eccesso di digitalizzazione dei minori, che trascorrono troppo tempo su smartphone e dispositivi assimilabili (48%). Più di 4 su 10 mettono in evidenza i rischi di isolamento dalla vita sociale o di abbandono scolastico dei minori. È infine del 36% la percentuale degli italiani che segnala la riduzione degli stimoli esterni alla scuola.
Solo il 9% ritiene che la scuola italiana oggi garantisca uguaglianza di opportunità “equamente, per tutti”. La maggioranza è convita che le opportunità dell’istruzione non siano oggi garantite equamente per tutti nel nostro Paese: per il 65% lo sono, ma con livelli di qualità differenti, e con forti divari, anche dentro gli stessi contesti regionali e urbani. Il 23% dichiara che siano garantiti solo per alcuni.
L’emergenza da Covid-19 è stata un’aggravante sulle dinamiche di una scuola disuguale. Solo il 43% degli intervistati valuta con favore quanto la scuola è riuscita a fare in pieno lockdown in termini di accesso agli studenti con la didattica a distanza. Del resto la didattica a distanza non è stata facile. Il 54% degli italiani ha sentito di bambini e ragazzi che, nel proprio contesto familiare e sociale, hanno avuto difficoltà a seguire la Dad. Quasi 8 genitori su 10 hanno avuto esperienza diretta di dad. Nel 20% dei casi è passata da un semplice smartphone.
La mancanza di tecnologie e dispositivi adeguati e connessioni internet idonei è stata un problema nel 14% dei casi, del 22% al Sud e nelle Isole.

Bruno Albertinelli

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