Il diritto a non soffrire non dovrebbe essere un privilegio, né una possibilità affidata alla disponibilità dei servizi sanitari o alla sensibilità dei singoli professionisti. È un diritto riconosciuto dalla legge, che tuttavia, a distanza di anni dalla sua approvazione, continua a interrogare il sistema sanitario, le istituzioni e la coscienza collettiva. È proprio da questa consapevolezza che nasce l'iniziativa della Lega Italiana contro il Dolore – Valle d'Aosta (LICD-VdA), che venerdì 27 novembre 2026, ad Aosta, promuoverà un momento di confronto e approfondimento dedicato al diritto al controllo del dolore, sia durante la malattia sia nella fase conclusiva della vita.
L'appuntamento è fissato alle ore 18, nella Sala Congressi del Ristorante Intrecci, in via Binel 12, al termine del Consiglio direttivo e dell'Assemblea dei soci, convocati a partire dalle 16.30. La conferenza stampa sarà l'occasione per fare il punto sulle finalità statutarie dell'associazione, ma soprattutto per valutare quanto sia stato effettivamente realizzato in Valle d'Aosta a sedici anni dalla legge 38 del 2010, uno dei riferimenti normativi più avanzati in Europa in materia di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.
Una legge fortemente voluta e capace di alimentare grandi aspettative per le persone malate, le loro famiglie e l'intera collettività. Il suo principio fondamentale è chiaro: il controllo del dolore, tanto fisico quanto mentale, deve rappresentare una componente essenziale dell'assistenza sanitaria. Eppure, tra il riconoscimento normativo e la sua concreta applicazione rimangono questioni aperte, che riguardano l'organizzazione dei servizi, la continuità assistenziale, l'accessibilità delle cure e la capacità di accompagnare pazienti e familiari nei momenti più difficili.
Il tema assume oggi una rilevanza ancora maggiore alla luce del dibattito nazionale sul fine vita e sul cosiddetto suicidio medicalmente assistito. Cinque Regioni hanno già approvato proprie leggi in materia, alimentando un confronto politico e istituzionale che coinvolge competenze regionali, responsabilità sanitarie e questioni etiche di grande delicatezza. In questo scenario, la LICD-VdA intende riportare l'attenzione su un aspetto che rischia talvolta di rimanere sullo sfondo: garantire a ogni persona il diritto a ricevere cure adeguate per non essere lasciata sola davanti alla sofferenza.
Ad aprire il confronto saranno la presidente della LICD-VdA, Mariagrazia Vacchina, che illustrerà le attività e gli obiettivi dell'associazione, e i componenti del Consiglio direttivo: Lorenzo Pasquariello, responsabile della Struttura di Terapia del dolore della Valle d'Aosta, Alessandro Fusaro, psicologo e psicoterapeuta, e Giovanni Donati, bioeticista. Interverrà inoltre l'oncologo Marco Musi, già responsabile dell'Hospice valdostano.
I contributi dei relatori permetteranno di affrontare la questione da prospettive differenti ma complementari: quella clinica, quella psicologica e quella bioetica. Particolare attenzione sarà riservata all'effettiva applicazione degli obblighi previsti dalla normativa, tanto negli ospedali quanto sul territorio, e alla necessità di riconoscere e trattare non soltanto il dolore fisico, ma anche la sofferenza psicologica che accompagna molte patologie gravi e le situazioni di fine vita.
La questione, del resto, non riguarda esclusivamente la medicina. Ha una dimensione economica e sociale, perché la disponibilità di servizi adeguati incide sulla qualità della vita dei malati, sul carico assistenziale delle famiglie e sull'organizzazione della sanità pubblica. Ha anche una dimensione politica, perché chiamare in causa il diritto a non soffrire significa interrogarsi sulle risorse investite, sulla rete territoriale, sull'integrazione tra ospedale e assistenza domiciliare e sulle risposte che le istituzioni sono in grado di offrire ai cittadini.
La conferenza stampa sarà aperta al confronto critico con i cittadini e con gli organi di informazione. Ai contributi dei relatori seguirà infatti un dibattito pubblico, pensato per favorire domande, osservazioni e approfondimenti.
L'obiettivo è riportare al centro dell'attenzione un principio fondamentale: prima ancora di discutere delle scelte di fine vita, una società deve interrogarsi sulla propria capacità di alleviare la sofferenza, garantire assistenza e accompagnare con dignità chi affronta la malattia. Perché il diritto a non soffrire non può restare soltanto una promessa scritta in una legge, ma deve trovare risposte concrete nella vita quotidiana delle persone.













