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FEDE E RELIGIONI | 04 novembre 2026, 12:00

Leone XIV ai giovani: «Non dovete dimostrare quanto valete, siete preziosi così come siete»

Nel messaggio per la 41ª Giornata Mondiale della Gioventù, in programma il 22 novembre 2026, il Pontefice invita ragazzi e ragazze a non lasciarsi condizionare dai modelli imposti dai social, dalla ricerca della perfezione e dalla paura del futuro. Al centro il valore della persona, la solidarietà, la pace e il coraggio di affrontare le fragilità. L'appuntamento internazionale sarà a Seul, in Corea del Sud, dal 3 all'8 agosto 2027

Leone XIV ai giovani: «Non dovete dimostrare quanto valete, siete preziosi così come siete»

Non è necessario essere perfetti per avere valore, né imporsi sugli altri per dimostrare le proprie capacità. È questo uno dei messaggi più forti che Papa Leone XIV affida alle nuove generazioni, in un tempo nel quale il confronto continuo, soprattutto attraverso i social media, rischia di trasformarsi in una fonte di insicurezza, solitudine e frustrazione. Nel suo messaggio per la 41ª Giornata Mondiale della Gioventù, che si celebrerà il 22 novembre 2026, il Pontefice invita ragazze e ragazzi a riscoprire il coraggio di essere sé stessi, senza nascondere dubbi, limiti e fragilità.

Un invito che guarda già al grande appuntamento internazionale di Seul, in Corea del Sud, previsto dal 3 all'8 agosto 2027, e che prende le mosse da una frase destinata a diventare il filo conduttore della riflessione: «Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!». Leone XIV riprende anche il celebre appello di Giovanni Paolo II, «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!», trasformandolo in un'esortazione rivolta a una generazione che vive tra grandi opportunità, ma anche nuove forme di pressione e incertezza.

Il Papa riconosce le difficoltà che accompagnano la crescita dei giovani. La pressione di dover avere successo, l'ansia di apparire sempre all'altezza, il confronto con modelli artificiali e spesso irraggiungibili diffusi attraverso i social media possono compromettere la costruzione della propria identità. A questo si aggiungono la solitudine, la delusione e il timore di non essere accettati. «La tecnologia può imitare l'empatia, ma non sostituire l'autentica vicinanza umana», osserva Leone XIV, richiamando l'importanza delle relazioni sincere in una società sempre più connessa sul piano digitale, ma non necessariamente più vicina sul piano umano.

La riflessione del Pontefice assume anche una dimensione sociale e internazionale. Ai giovani viene chiesto di non limitarsi a guardare alle proprie difficoltà personali, ma di portare davanti a Cristo anche le ferite delle comunità e dei Paesi in cui vivono. «Portate a Cristo le vostre domande, le vostre ferite, ma anche quelle che lacerano le vostre società e contrappongono i vostri Paesi», scrive il Papa, richiamando anche il grido dei poveri e le sofferenze della terra.

È un passaggio che allarga il significato della Giornata Mondiale della Gioventù oltre la dimensione religiosa. Le nuove generazioni sono chiamate a confrontarsi con le guerre, le ingiustizie, le tensioni internazionali e le disuguaglianze, senza cedere alla rassegnazione. Il mondo, ricorda Leone XIV, è «creato buono, ma ferito», ricco di possibilità ma segnato da contraddizioni profonde. Da qui l'invito a scegliere la pace quando lo scontro sembra più conveniente, a praticare la solidarietà quando prevale l'individualismo e a custodire la speranza anche quando il cinismo sembra avere la meglio.

Il coraggio indicato dal Papa non è quello di chi cerca lo scontro o vuole affermare la propria superiorità. È, al contrario, un coraggio orientato alla vita, alla verità, alla libertà e alla giustizia. Cristo, spiega Leone XIV, non promette un'esistenza senza difficoltà, ma assicura una presenza capace di accompagnare anche nei momenti più difficili. «Prima ancora che voi iniziate a cercare Cristo, Egli è già in cerca di voi», scrive, invitando i giovani a non affrontare da soli le tempeste della vita.

Particolarmente significativo è il passaggio dedicato al concetto di vittoria. Nella mentalità contemporanea, spesso dominata dalla competizione e dalla necessità di affermarsi, vincere significa essere più forti degli altri, ottenere riconoscimento e dimostrare continuamente il proprio valore. Per il Pontefice, invece, la vera vittoria cristiana segue una strada diversa: «Non è imporre sé stessi, ma donare sé stessi».

È qui che arriva il messaggio più diretto alle nuove generazioni: «Non avete bisogno di imporvi, di dimostrare continuamente quanto valete, di apparire perfetti o di nascondere le vostre fragilità, i vostri dubbi o i vostri limiti». Una dichiarazione che mette in discussione una cultura dell'immagine nella quale l'identità personale rischia di essere misurata attraverso il consenso, i risultati e l'approvazione degli altri.

«La vostra dignità non nasce dall'immagine che riuscite a costruire di voi stessi. Siete preziosi perché siete creati a immagine di Dio, conosciuti da Lui e amati da Lui», afferma Leone XIV. Il valore di una persona, dunque, non dipende dalla sua capacità di apparire vincente, ma dalla sua dignità intrinseca.

Il Pontefice invita inoltre a riscoprire il coraggio dell'umiltà, in contrasto con l'idea che ciascuno debba essere autosufficiente e costruire da solo il proprio successo. Riconoscere i propri limiti, accettare l'aiuto degli altri, fermarsi e ascoltare non sono segni di debolezza, ma condizioni per una crescita autentica. Un'impostazione che si traduce anche in comportamenti concreti: fedeltà nelle amicizie, rispetto di chi la pensa diversamente, attenzione alle persone sole e vicinanza ai più deboli.

Il messaggio si conclude con un richiamo alla pace e alla riconciliazione. Anche nelle comunità giovanili possono esserci divisioni, risentimenti e ferite difficili da superare. Leone XIV invita a non lasciare che siano la paura e la delusione ad avere l'ultima parola, affidandosi alla pace come possibilità di ricostruire relazioni e ritrovare fiducia.

L'appuntamento di Seul, dal 3 all'8 agosto 2027, sarà quindi molto più di un grande incontro internazionale. Per il Papa dovrà rappresentare un'occasione di incontro con Cristo e con giovani provenienti da nazioni, lingue e culture differenti, capaci di riconoscersi parte di una stessa comunità.

«Non preparate soltanto le cose pratiche per il viaggio a Seoul: preparate il vostro cuore!», è l'esortazione conclusiva di Leone XIV. Un invito che contiene anche una riflessione sul ruolo delle nuove generazioni nella società: non servono giovani impegnati a costruire un'immagine perfetta di sé, ma persone capaci di affrontare le proprie fragilità, riconoscere quelle degli altri e contribuire, con responsabilità e coraggio, a un mondo più giusto e solidale.

je.fe.

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