La santità non è una prerogativa riservata a pochi, ma una chiamata che riguarda ogni persona, nella vita quotidiana e nelle relazioni con gli altri. È il messaggio di speranza lanciato da Papa Leone XIV durante l’Angelus nella solennità di Tutti i Santi, celebrata il 1° novembre. Un invito a guardare oltre le apparenze, riconoscendo il valore dei gesti di generosità e delle scelte d’amore che, anche lontano dai riflettori, contribuiscono a rendere il mondo più umano.
Aprendo la riflessione, il Pontefice ha ricordato la «gioia di quella innumerevole famiglia di uomini e donne» che, seguendo Gesù, hanno fatto della propria vita un dono a Dio e al prossimo. Un pensiero accompagnato da un riferimento all’enciclica Spe salvi di Benedetto XVI, per sottolineare come i percorsi di santificazione siano molteplici e accomunati dalla ricerca dell’amore infinito.
Con la festa di Tutti i Santi, ha spiegato Leone XIV, la Chiesa celebra non soltanto coloro che sono stati ufficialmente riconosciuti come santi, ma anche le tante persone la cui santità rimane sconosciuta agli uomini, pur essendo nota a Dio. Una moltitudine impossibile da quantificare, perché il bene autentico non si lascia racchiudere in statistiche o classificazioni.
«La santità, infatti, non è riducibile a nessun calcolo», ha osservato il Papa, richiamando l’attenzione sui gesti concreti che trasformano la vita delle comunità. I santi, ha aggiunto, hanno generato «gesti e scelte d’amore, che superano i calcoli dell’avidità e la prepotenza del male». Sono proprio queste testimonianze, spesso silenziose, a rappresentare uno dei segni più forti della presenza del Regno di Dio nel mondo.
Da qui l’invito rivolto a tutti i fedeli a non considerare la santità come un ideale irraggiungibile, riservato a figure eccezionali. «La santità non è un privilegio per pochi», ha affermato Leone XIV, ricordando che si tratta di una vocazione universale, capace di interpellare ciascuno nel luogo in cui vive e nelle responsabilità che assume ogni giorno. Il Papa ha quindi sottolineato che «Dio vede il bene che noi non vediamo, conosce storie che noi non conosciamo, raggiunge cuori ai quali noi non abbiamo accesso». Un messaggio che invita a riconoscere anche il valore di chi opera lontano dalla notorietà e dalle forme più visibili del riconoscimento pubblico.
Dopo la preghiera mariana, il Pontefice ha ricordato la beatificazione, avvenuta il 31 ottobre a Georgia, negli Stati Uniti, di Pedro da Corpa e quattro compagni, religiosi dell’Ordine dei Frati Minori uccisi in odio alla fede nel 1597. Originari della Spagna, avevano risposto alla chiamata missionaria dedicandosi all’evangelizzazione delle popolazioni americane fino al sacrificio della propria vita. Leone XIV ha invitato i fedeli a invocare l’intercessione dei nuovi beati per tutti i missionari impegnati nella diffusione del Vangelo.
Il pensiero del Papa si è poi rivolto alle popolazioni colpite dai conflitti. Riferendosi all’azione umanitaria a favore della popolazione civile nella città di Oleshky, ha espresso l’auspicio che la collaborazione tra le parti, che ha reso possibile l’intervento, possa tradursi in una maggiore disponibilità al dialogo e in nuove iniziative concrete di pace.
L’appello assume un significato particolare in un contesto internazionale segnato da guerre e sofferenze che coinvolgono soprattutto i civili. Per Leone XIV, i gesti di solidarietà possono diventare un punto di partenza per costruire relazioni meno conflittuali e riaprire spazi di confronto. Il Pontefice ha affidato a Maria, Regina della Pace e di Tutti i Santi, quanti soffrono a causa dei conflitti nel mondo, richiamando l’urgenza di non abituarsi alla violenza e alle sue conseguenze umane e sociali.
Un segnale di speranza è arrivato anche dal mondo dello sport. Il Papa ha ricordato lo svolgimento, a Dakar, capitale del Senegal, dei Giochi olimpici giovanili, in programma fino al 13 novembre, con la partecipazione di atleti tra i 15 e i 18 anni. Si tratta del primo evento olimpico organizzato nel continente africano.
Accanto alle competizioni, la manifestazione prevede incontri educativi e culturali destinati a promuovere i valori olimpici e la conoscenza reciproca tra giovani provenienti da diverse parti del mondo. Per Leone XIV, lo sport può rappresentare un terreno concreto d’incontro, capace di superare distanze geografiche e differenze culturali, offrendo alle nuove generazioni occasioni di dialogo e di crescita condivisa.
Il Pontefice ha inoltre rivolto un saluto all’iniziativa promossa dai Frati Minori a Roma, in programma dall’8 al 15 novembre, dedicata all’incontro con le persone in condizioni di povertà. Leone XIV si è congratulato con i francescani per aver scelto di mettere al centro gli ultimi, seguendo l’esempio di Gesù e di San Francesco d’Assisi.
Il Papa ha ringraziato anche le istituzioni civili e le forze dell’ordine per la collaborazione assicurata all’iniziativa. Un riconoscimento che richiama l’importanza del lavoro congiunto tra realtà religiose e istituzioni pubbliche nell’affrontare situazioni di fragilità sociale. La povertà, infatti, non riguarda soltanto la mancanza di risorse economiche, ma coinvolge anche il rischio di isolamento e di esclusione. Portare le persone più vulnerabili al centro dell’attenzione significa quindi promuovere una comunità capace di non lasciare indietro nessuno.
In conclusione, Leone XIV ha ricordato la commemorazione dei fedeli defunti, celebrata il 2 novembre, annunciando la propria intenzione di presiedere nel pomeriggio la celebrazione eucaristica al cimitero del Verano, a Roma.
Il Pontefice ha invitato i fedeli a sentirsi uniti, attraverso la comunione dei santi, all’immensa famiglia di quanti li hanno preceduti nel cammino terreno. Un pensiero particolare è stato rivolto alle persone scomparse che non hanno più nessuno che le ricordi o preghi per loro.
«Preghiamo per i defunti, specialmente per quelli che nessuno ricorda», ha esortato il Papa, affidando alla preghiera anche coloro che rischiano di essere dimenticati. Un richiamo che chiude l’Angelus riportando al centro il significato più profondo della solennità di Tutti i Santi: il valore di ogni vita, la forza del bene compiuto senza clamore e la speranza di una solidarietà capace di unire le persone, oltre le divisioni e persino oltre la morte.











