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ATTUALITÀ ECONOMIA | 20 ottobre 2026, 12:00

Notre Petite Patrie

Verso un nuovo compromesso storico… e la Valle? Un po’ di fantapolitica, giusto per capire dove tira il vento: quello di Roma e quello di Aosta, prima che la realtà ci superi a destra, a sinistra e magari anche al centro.   Da Roma ad Aosta, tra affinità politiche, poltrone da difendere e ritorni in famiglia, il compromesso storico potrebbe avere una versione tutta valdostana. Qui, del resto, la politica delle porte girevoli è una tradizione consolidata

Notre Petite Patrie

Partiamo dall’evento da manuale: il compromesso storico. Due gentiluomini, Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, consapevoli della situazione sociale e politica del Paese, decisero di fare il grande passo e avvicinare destra e sinistra per il bene dell’Italia. Un’idea talmente audace che, secondo alcune testimonianze, Henry Kissinger fece capire a Moro che sarebbe stato più salutare lasciar perdere. Com’è andata a finire lo sappiamo tutti: certe idee, evidentemente, non erano nemmeno da prendere in considerazione.

Cosa è cambiato da allora? Quasi tutto, tranne l’attaccamento alla poltrona.

Oggi, nel pantano politico che abbiamo sotto gli occhi, ci sono due signore che si contendono la premiership. «Si contendono», si fa per dire: più si azzuffano in pubblico, più si somigliano dietro le quinte. Lo hanno già dimostrato nei mesi scorsi e non stupirebbe se tentassero proprio quel compromesso storico che a Moro e Berlinguer non fu concesso. Stessa linea sulla politica estera, stesso entusiasmo per il riarmo, stessa delicatezza per la sanità — purché sia quella degli altri. Se non è avvicinamento, è un lento di fine serata.

Diamo un’occhiata al panorama. A sinistra, un campo di rovine al plurale: il PD, con più correnti interne di un fiume in piena, tanto da meritare un premio per la biodiversità. A destra, una coalizione unita da ciò che conta davvero — le poltrone — e divisa su tutto il resto.

Il segretario della Lega ricorda vagamente Il miglio verde: un morto che cammina alla guida di un partito ormai senza identità. E poi c’è l’elefante bianco di quella che fu la grande Forza Italia, che si avvia lentamente verso il mitologico cimitero dei pachidermi: con dignità, certo, ma soprattutto con molta lentezza.

La vera novità sono Fratelli d’Italia e il PD, sempre più vicini nelle scelte: dalla politica estera al riarmo, quasi gemelli nel tacere su Gaza e nell’indignarsi per le violenze di piazza. Insomma, più vizi che virtù accomunano i due antipodi della politica.

E qui torna utile Otto von Bismarck, al quale viene attribuita una frase che è l’essenza stessa della politica: «La politica è l’arte di rendere possibili le cose impossibili». Se questo nuovo compromesso storico dovesse nascere, non sarebbe sorprendente. Ma, per rispetto a chi lo propose davvero, oggi lo chiamerei più semplicemente aggiustatina politica: suona peggio, ma rende l’idea.

E la nostra piccola Valle? Ne subirebbe le conseguenze, come sempre: a Roma si starnutisce, ad Aosta ci si prende la polmonite.

Forza Italia, peraltro, ha già messo le mani avanti. Quando il vento cambia, meglio sapere da che parte ripararsi. E se c’è maretta, cosa c’è di meglio che tornare tra le braccia amorevoli di mamma Union?

L’Union è la mamma eterna da cui si scappa ogni tanto, sbattendo la porta con grande teatralità, per poi tornare un paio d’anni dopo a testa bassa, chiedendo perdono. Si entra e si esce dall’Union come da un ufficio pubblico: si ritira il numerino, si aspetta il proprio turno e si esce con ciò che si era venuti a cercare. Una porta girevole con il tricolore valdostano sopra.

Questa, purtroppo, è la politica della nostra piccola regione: un partito che si definisce, per autonomasia, né di destra né di sinistra e che detiene la maggioranza relativa. Tutti gli altri gli girano intorno come falene attorno a un lampione, perché senza di lui non si governa. E per non perdere la faccia, la formula è collaudata, sempre la stessa: «Torniamo dalla mamma».

Così, mentre Roma sogna il suo compromesso storico, la nostra regione avrà il suo. Anzi, ce l’ha già. Non ha mai dovuto inventarlo: lo pratica da sempre, con il sorriso e il perdono in famiglia.

Vittore Lume-Rezoli

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