Il futuro di oltre 40 lavoratrici e lavoratori dei punti vendita Carrefour di piazza Plouves ad Aosta e di Saint-Christophe è appeso a un filo. La società che attualmente gestisce i due negozi ha comunicato alle organizzazioni sindacali l’intenzione di presentare istanza di liquidazione giudiziale. Una prospettiva che apre una fase di forte incertezza e che rischia di trasformare una crisi societaria in una nuova emergenza occupazionale.
Al centro della vicenda ci sono persone, professionalità e posti di lavoro che non possono essere considerati semplicemente una voce di bilancio. La questione riguarda infatti il futuro di oltre 40 lavoratrici e lavoratori, chiamati ora a confrontarsi con una procedura che potrebbe avere conseguenze pesanti sulle loro condizioni economiche e occupazionali.
Il quadro è reso ancora più delicato dall’assenza, allo stato attuale, di garanzie concrete e formalizzate da parte del gruppo NewPrinces/GS sul futuro dei due punti vendita e, soprattutto, delle persone che vi lavorano. NewPrinces ha acquisito Carrefour Italia e ha avviato il percorso di rilancio della rete attraverso il marchio GS, annunciando investimenti e prospettive di sviluppo. Ma per i lavoratori di Aosta e Saint-Christophe resta ancora una domanda fondamentale senza risposta: che cosa succederà a loro?
È su questo terreno che la CGIL Valle d’Aosta e la Filcams CGIL Valle d’Aosta hanno deciso di alzare il livello di attenzione e di mettere apertamente al centro della vertenza la difesa dell’occupazione. La posizione è chiara: la liquidazione della società non può diventare il sinonimo automatico della perdita del posto di lavoro e delle tutele maturate.
La Filcams CGIL VdA, anche attraverso l’azione di mediazione e il contatto con la Filcams nazionale, sta lavorando per verificare tutti gli strumenti disponibili. L’obiettivo immediato è tutelare ogni lavoratrice e ogni lavoratore, garantendo il riconoscimento delle spettanze economiche e retributive, dei diritti contrattuali e degli eventuali ammortizzatori sociali. Ma la partita più importante, per il sindacato, è un’altra: salvare il lavoro e costruire una prospettiva per il futuro.
Per questo la CGIL non intende limitarsi alla gestione della procedura. L’obiettivo dichiarato è evitare che alla crisi societaria faccia seguito la dispersione di oltre 40 professionalità. Il riassorbimento dei lavoratori deve quindi diventare una delle priorità del confronto, a partire dal possibile coinvolgimento del gruppo GS/NewPrinces.

Carrefour di Saint-Christophe
Il passaggio di Carrefour Italia a NewPrinces rende infatti inevitabile interrogarsi sulle prospettive della rete e sulle scelte che il nuovo gruppo intende assumere anche sul territorio valdostano. Se esiste un progetto di rilancio e sviluppo della presenza commerciale, sostiene la CGIL, occorre capire se dentro quel progetto possano trovare spazio anche i lavoratori che oggi rischiano di rimanere senza occupazione.
La CGIL e la Filcams CGIL Valle d’Aosta stanno quindi chiedendo che la vicenda non venga affrontata esclusivamente come una procedura societaria. Dietro la liquidazione ci sono oltre 40 persone e altrettante famiglie che hanno bisogno di risposte concrete. Ed è proprio sulle risposte che, nelle prossime settimane, si misureranno le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti.
In questa fase, mentre la CGIL ha scelto di rendere pubblica la propria posizione e di seguire direttamente l’evoluzione della vertenza, il confronto sindacale complessivo appare ancora caratterizzato da una prudenza e da un silenzio che non possono durare a lungo. Una crisi occupazionale di queste dimensioni richiede infatti la massima attenzione e una mobilitazione condivisa, al di là delle appartenenze.
La CGIL Valle d’Aosta e la Filcams CGIL Valle d’Aosta confermano quindi l’impegno a seguire ogni passaggio: dalla procedura di liquidazione giudiziale al confronto con il curatore, dalla tutela delle spettanze agli eventuali ammortizzatori sociali, fino alla ricerca di una soluzione che permetta di garantire la continuità occupazionale.
La richiesta è semplice quanto decisiva: non disperdere quei posti di lavoro. Perché la chiusura di una società può essere una procedura giuridica, ma la perdita di oltre 40 posti di lavoro sarebbe una conseguenza sociale e occupazionale che la Valle d’Aosta non può permettersi di considerare inevitabile.













