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ATTUALITÀ POLITICA | 01 ottobre 2026, 21:08

Manes: «La Valle d’Aosta non può essere trascinata nei calcoli nazionali»

Nel suo intervento alla Camera sulla riforma elettorale, il deputato valdostano Franco Manes ricostruisce il fondamento storico e costituzionale della specialità elettorale della Valle d’Aosta e contesta l’inserimento dei voti valdostani nei calcoli nazionali per il premio di maggioranza. «La libertà del voto e la tutela delle minoranze linguistiche vengono cancellate in un colpo solo»

L'on. Franco Manes

L'on. Franco Manes

La questione valdostana, nel dibattito sulla nuova legge elettorale, non è soltanto una questione tecnica. Per Franco Manes riguarda direttamente il rapporto tra autonomia speciale, rappresentanza territoriale e uguaglianza del voto. Nel suo intervento alla Camera, il deputato della Valle d’Aosta ha ricostruito il percorso che, a partire dalla nascita dell’ordinamento autonomo nel 1945, ha distinto il sistema elettorale valdostano da quello del resto del Paese, sostenendo che questa separazione sia stata successivamente costituzionalizzata dallo Statuto speciale.

Il punto centrale della sua argomentazione è che i voti espressi in Valle d’Aosta non possano essere utilizzati nei computi nazionali per determinare il premio di maggioranza, perché la Valle costituisce una circoscrizione elettorale speciale e autonoma rispetto ai meccanismi nazionali.

Manes è partito dal 7 settembre 1945, quando furono emanati i decreti luogotenenziali che annunciavano la nascita della Valle d’Aosta come ordinamento autonomo. In quella fase, ha ricordato, lo Stato garantiva alla regione almeno un rappresentante nell’Assemblea Costituente, indipendentemente dal futuro sistema elettorale.

Secondo il deputato valdostano, tuttavia, la successiva legge elettorale della Costituente fece qualcosa di più della semplice garanzia di un seggio: «Separò nettamente il collegio uninominale e maggioritario della Valle d’Aosta dai meccanismi previsti per il resto del Paese». Una distinzione che, nella sua ricostruzione, venne confermata alla fine del 1947, quando la disciplina elettorale della Costituente fu estesa all’elezione della Camera dei deputati.

Da qui l'importanza che Manes attribuisce alle parole utilizzate nelle norme dell’epoca. Il «collegio», ha spiegato, indicava l’insieme degli elettori chiamati a scegliere determinati rappresentanti, mentre la «circoscrizione» identificava il territorio entro il quale il collegio veniva delimitato.

È su questa distinzione che il deputato costruisce la propria interpretazione dell’articolo 47 dello Statuto valdostano, approvato dall’Assemblea Costituente alla fine di gennaio 1948. Quando lo Statuto stabilisce che la Valle d’Aosta forma una «circoscrizione elettorale» agli effetti delle elezioni della Camera e del Senato, secondo Manes non si limita a garantire la presenza di un parlamentare valdostano, ma definisce un ambito territoriale distinto nel quale i voti devono essere trasformati in rappresentanza.

«Stanno cioè costituzionalizzando la separazione», ha sostenuto in aula, tra una circoscrizione regionale nella quale la rappresentanza ha una precisa dimensione territoriale e il resto del Paese, dove il legislatore può invece stabilire differenti meccanismi elettorali.

Da questa lettura discenderebbe, secondo Manes, l’esistenza di un «circuito distinto e speciale» della Valle d’Aosta, che il legislatore ordinario non potrebbe sciogliere nei computi nazionali. Una disciplina che, nella sua interpretazione, riguarderebbe tanto la Camera quanto il Senato.

Il deputato ha quindi contestato l’argomento secondo cui lo Statuto garantirebbe soltanto un seggio e secondo cui l’esclusione dei voti valdostani dai calcoli nazionali determinerebbe una violazione dell’uguaglianza del voto. «Se così fosse, colleghi, avremmo alle spalle 80 anni di leggi elettorali incostituzionali», ha affermato.

Manes ha richiamato, in particolare, le principali leggi elettorali succedutesi nella storia repubblicana. Dalla legge Rosato del 2017 alla legge Calderoli del 2005, passando per la legge Mattarella del 1993, fino al sistema elettorale adottato dall’Assemblea Costituente e poi consolidato nel testo unico del 1957. Secondo il deputato, tutte queste discipline hanno mantenuto una separazione della Valle d’Aosta dai meccanismi nazionali, senza che ciò abbia impedito di considerarle compatibili con il quadro costituzionale.

Diverso, nella sua ricostruzione, il caso della cosiddetta Legge Truffa del 1953, che introdusse un premio di maggioranza legato al raggiungimento di una determinata soglia di voti. Manes ha ricordato come, in quel caso, il voto del deputato valdostano uscente, appartenente alla Democrazia Cristiana, fosse considerato determinante per il raggiungimento del premio, ma ha definito quell’esperienza un precedente legato a una precisa esigenza politica e non a una questione di legittimità costituzionale.

«Non mi pare un valido precedente, la Legge Truffa», ha quindi concluso.

Nel mirino dell’intervento è finita anche l’attuale impostazione della riforma elettorale, che Manes ha definito priva di una direzione sufficientemente chiara su diversi aspetti, dal ballottaggio alle preferenze, passando per la rappresentanza femminile e soprattutto per il premio di maggioranza.

Il nodo, per il parlamentare valdostano, nasce dall’ipotesi di introdurre un premio nazionale anche al Senato e di calcolarne l’assegnazione attraverso un sistema nel quale vengono coinvolti anche i voti espressi nelle circoscrizioni speciali.

«Ma, per non farsi mancare niente, e inglobare più voti possibili, si è infilato nel calcolo anche il Trentino-Alto Adige e poi, a ruota, la Valle d’Aosta, che per Statuto deve rimanere fuori», ha affermato Manes, sottolineando una delle principali criticità che individua nella riforma.

La conseguenza, secondo il deputato, sarebbe una contraddizione evidente: l’elettore valdostano troverebbe sulla scheda esclusivamente i candidati della propria circoscrizione, ma il suo voto potrebbe successivamente essere utilizzato per determinare l’esito di un premio nazionale e quindi contribuire all’assegnazione di seggi a candidati che in Valle d’Aosta non sono presenti sulla scheda.

«Una Regione che sulla scheda non vedrà mai, non dico il nome, ma neanche l’ombra dei candidati del premio», ha osservato.

Per Manes, la questione coinvolge due principi che considera essenziali: la libertà e consapevolezza del voto degli elettori valdostani e la tutela delle minoranze linguistiche.

Il primo principio, nella sua interpretazione, sarebbe compromesso perché l’elettore della Valle penserebbe di votare esclusivamente per il candidato locale, mentre quel voto verrebbe successivamente utilizzato anche per il calcolo delle cifre nazionali delle liste e delle coalizioni. «Così i Valdostani contribuiranno a eleggere “al buio”», ha sostenuto, riferendosi al meccanismo del premio e ai candidati bloccati.

Il secondo elemento riguarda invece la specificità della rappresentanza valdostana. Manes ha evidenziato come il sistema previsto dalla riforma possa produrre una differenza tra il voto espresso per un partito nazionale e quello attribuito a un movimento locale. Nel primo caso il voto potrebbe concorrere ai conteggi nazionali, mentre nel secondo rimarrebbe confinato all’interno della circoscrizione valdostana.

«La riforma, cioè, premia chi vota i partiti nazionali e penalizza chi vota i movimenti valdostani», ha affermato il deputato, collegando questa conseguenza alla particolare natura della Valle d’Aosta, descritta come una comunità minoritaria «unitaria» e «bilingue».

Manes ha poi messo a confronto la situazione valdostana con quella della circoscrizione Estero. Il riferimento è alla diversa disciplina riservata agli italiani residenti fuori dal territorio nazionale, che rimangono esclusi da alcuni dei meccanismi previsti per il premio e per le soglie.

Il ragionamento del deputato parte da un caso concreto: un cittadino valdostano che vota ad Aosta e successivamente si trasferisce all’estero, iscrivendosi all’AIRE. «Sono due elettori diversi, nel corpo della stessa persona», ha detto, utilizzando questa immagine per evidenziare quella che considera una disparità nel peso attribuito al voto.

«Cittadini di serie B, solo perché hanno attraversato il confine», è stata la conclusione più dura del passaggio dedicato agli italiani residenti all’estero.

Da qui Manes torna al cuore della questione valdostana: se il problema fosse davvero quello dell’uguaglianza del voto, sostiene, bisognerebbe interrogarsi sull’intero impianto del sistema e non intervenire soltanto sulla Valle d’Aosta. «La domanda doveva essere: ma è davvero possibile introdurre un premio nazionale, se la Valle d’Aosta, per Statuto, deve restarne fuori?».

Il deputato ha quindi rivendicato il tentativo degli autonomisti di riportare la riforma nell’alveo dello Statuto speciale attraverso un emendamento. Alla Camera, ha ricordato, la proposta era stata ammessa, discussa e sottoposta al voto, venendo respinta a scrutinio segreto. Al Senato, invece, lo stesso emendamento è stato dichiarato improcedibile sulla base di un parere del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativo alla copertura degli adempimenti.

Una scelta che Manes ha contestato con durezza, parlando di un «capolavoro» che avrebbe evitato alle forze politiche «il disturbo di un voto palese e trasparente sul nostro Statuto».

Nella parte conclusiva del suo intervento, il parlamentare valdostano ha allargato il ragionamento all’obiettivo generale della riforma. L’intento iniziale, ha riconosciuto, era quello di evitare che nel 2027 un eventuale equilibrio tra centrodestra e centrosinistra potesse determinare una situazione di assenza di maggioranza parlamentare.

«Un obiettivo chiaro, che però si è perso lungo la strada», ha affermato Manes.

A suo giudizio, sarebbe stato possibile perseguire la governabilità attraverso i collegi uninominali e un eventuale ballottaggio nei singoli collegi, mantenendo contemporaneamente il principio dell’uguaglianza del voto, la rappresentanza dei territori e il rispetto degli Statuti speciali.

Il sistema al quale si sta invece lavorando, secondo Manes, rischierebbe di produrre un meccanismo prevalentemente proporzionale, con una componente maggioritaria legata al raggiungimento del 42 per cento in entrambe le Camere. Da qui la sua critica alla promessa di un’investitura diretta del candidato Premier, che potrebbe non tradursi nella disponibilità di una maggioranza parlamentare.

Il messaggio finale è quindi rivolto non soltanto alla specificità valdostana, ma alla qualità complessiva delle istituzioni. «Non si tratta solo di rispettare gli Statuti, la Costituzione e la libertà del voto», ha concluso Manes. «Si tratta di ritrovare la giusta direzione, di promettere ai cittadini cose realizzabili e di garantire sempre la dignità delle Istituzioni».

pi.mi.

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