L’aumento delle tariffe sanitarie non risolve i problemi di accesso alle cure. È questa la posizione espressa da CGIL Valle d’Aosta, FP CGIL Valle d’Aosta e Federconsumatori Valle d’Aosta, che tornano a chiedere un intervento organico sulle liste d’attesa e sulle difficoltà che continuano a interessare il servizio sanitario regionale.
Dal 21 settembre sono entrate in vigore le nuove tariffe massime di rimborso per oltre 600 prestazioni del Servizio sanitario nazionale, con un incremento medio del 5,8%. Il provvedimento riguarda 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici di assistenza protesica. Per alcune prestazioni gli aumenti risultano particolarmente rilevanti: la diagnostica vascolare registra un incremento del 52,5%, le biopsie del 16,8% e l’elettromiografia del 13,3%.
Si tratta, precisano le organizzazioni sindacali e Federconsumatori, di tariffe di riferimento che non corrispondono direttamente al ticket pagato dai cittadini. L'effettiva compartecipazione dipende infatti dalle regole previste, dalle esenzioni e dagli eventuali tetti regionali.
Il tema, però, secondo CGIL VdA, FP CGIL VdA e Federconsumatori, è soprattutto quello dell’accessibilità concreta alle prestazioni. Nei primi quattro mesi del 2026, il rispetto dei tempi di attesa si è fermato al 77% per le prime visite e al 69,2% per la diagnostica. Nello stesso periodo le prenotazioni hanno raggiunto quasi quota 28.500, con un aumento del 7,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
A preoccupare le organizzazioni è anche il fatto che la Valle d’Aosta risulti tra le poche regioni nelle quali le performance relative ai tempi di attesa sono peggiorate. A questo quadro si aggiungono la vacanza del Direttore generale, la carenza di circa 30 medici di medicina generale riconosciuta dalla stessa AUSL e le difficoltà che interessano, più in generale, il personale sanitario e quello di supporto.
Per CGIL e Federconsumatori, dunque, il nodo non può essere affrontato soltanto attraverso l’aggiornamento delle tariffe. Il punto viene sintetizzato nell’affermazione secondo cui «pagare di più non significa curarsi prima, né curarsi meglio». Il rischio indicato è che i cittadini si trovino a sostenere costi maggiori senza ottenere un accesso più rapido al servizio pubblico, dovendo eventualmente ricorrere alle prestazioni private o all’intramoenia e sostenendo così ulteriori spese.
Da qui la richiesta di adottare entro il 22 dicembre 2026 un vero Piano regionale di governo delle liste d’attesa, costruito sulle specificità della Valle d’Aosta e non limitato a un recepimento formale delle indicazioni nazionali.
Accanto alla gestione delle liste d’attesa, le tre organizzazioni chiedono un piano straordinario per il personale sanitario, accompagnato da un investimento regionale aggiuntivo rispetto ai vincoli nazionali di spesa. In questo quadro viene richiamata anche la possibilità di utilizzare gli strumenti previsti dallo Statuto speciale, insieme alla piena attuazione delle misure necessarie a rendere più attrattivo il lavoro sanitario nelle aree montane.
Un altro elemento considerato indispensabile riguarda la trasparenza. CGIL, FP CGIL e Federconsumatori chiedono infatti un monitoraggio pubblico dei tempi di attesa e degli interventi adottati, con verifiche periodiche nelle sedi istituzionali, così da rendere misurabili i risultati delle politiche messe in campo.
Nel frattempo, CGIL Valle d’Aosta, FP CGIL Valle d’Aosta e Federconsumatori Valle d’Aosta hanno ottenuto l’apertura di un tavolo permanente di confronto con l’Assessorato alla Sanità. Il confronto dovrà affrontare i temi della governance, del personale, dell’appropriatezza e della trasparenza, con l’obiettivo dichiarato di evitare che l’aumento delle tariffe finisca per tradursi in un ulteriore trasferimento di costi sulle famiglie mentre il servizio sanitario pubblico continua a registrare difficoltà nel garantire a tutti cure tempestive e accessibili.













