A poco più di un anno dall’insediamento della nuova amministrazione, il Consiglio comunale di Charvensod restituisce l’immagine di un paese nel quale le questioni amministrative più concrete si intrecciano con una discussione più ampia sul rapporto tra istituzioni, territorio e comunità. Dai lavori pubblici agli alpeggi, passando per la gestione del forno comunale e per le iniziative rivolte alle nuove generazioni, la seduta di giovedì 24 settembre 2026, presieduta da Lucrezia Mammoliti, ha alternato provvedimenti approvati all’unanimità e momenti di confronto politico più acceso.
Ad aprire la seduta sono stati l’approvazione dei verbali della riunione del 31 luglio 2026 e le comunicazioni del sindaco Ronny Borbey (nella foto), che ha illustrato lo stato di avanzamento di diversi interventi sul territorio comunale. Un aggiornamento che il primo cittadino ha utilizzato anche per tracciare un primo bilancio dell’attività amministrativa a un anno dall’insediamento.
“Stanno per concludersi i lavori di sostituzione dell’acquedotto comunale Pont Suaz-Ampaillan-La Girada, quelli di sistemazione del marciapiede comunale Pont Suaz-strada regionale per Gressan e quelli di rifacimento dell’impianto di illuminazione della scuola primaria di Plan Félinaz”, ha spiegato Borbey. Il sindaco ha quindi ricordato che sono stati aggiudicati i lavori per l’efficientamento energetico della tensostruttura dell’area sportiva “Guido Saba” e che sono partiti quelli per il rifacimento del manto erboso del campo da calcio. Conclusi, invece, gli interventi sull’impianto di condizionamento dell’edificio comunale.
“Siamo soddisfatti di poter parlare di questi lavori a un anno dall’insediamento, è un segnale che l’amministrazione sta lavorando per il paese”, ha sottolineato il sindaco, sintetizzando così il significato che la maggioranza attribuisce agli interventi avviati.
Il primo vero confronto politico della seduta è arrivato con l’interrogazione presentata dal gruppo di minoranza “Per il paese – Pour le pays” sulla gestione degli alpeggi comunali. Al centro della questione, due bandi relativi alla concessione e all’affitto degli alpeggi, la cui tempistica non è risultata coordinata.
A illustrare l’interrogazione è stato il consigliere Pierre Savioz, partendo dal valore che gli alpeggi rappresentano per il territorio. “Gli alpeggi comunali rappresentano una risorsa strategica non solo per la salvaguardia ambientale e la manutenzione del territorio montano, ma anche e soprattutto come fondamentale fonte di sostentamento economico e lavorativo per le famiglie locali e per gli operatori agricoli che vivono di zootecnia e pastorizia”, ha evidenziato.
Secondo la minoranza, pur trattandosi di procedure distinte, sarebbe stato opportuno assicurare una maggiore contestualità. “L’uscita contestuale o fortemente ravvicinata dei rispettivi avvisi avrebbe consentito agli operatori del settore una visione d’insieme chiara delle opportunità pascolive disponibili, mentre così chi partecipa al primo bando non sa cosa troverà nel secondo e deve fare offerte al buio”, ha sostenuto Savioz.
La minoranza ha quindi chiesto all’amministrazione di chiarire le ragioni del disallineamento e di spiegare se questa situazione potesse aver inciso sulla partecipazione degli allevatori e sulla trasparenza complessiva del mercato delle concessioni agricolo-pastorali. Chieste anche eventuali forme di pubblicità straordinaria per garantire la massima conoscibilità delle procedure.
A rispondere è stato il vicesindaco e assessore all’agricoltura Luca Jacquemod, che ha innanzitutto ricordato come le concessioni attualmente in vigore siano in scadenza il 31 dicembre 2026. Per l’assessore, tuttavia, la diversa tempistica non è riconducibile a problemi di programmazione.
“La diversa tempistica delle procedure non è riconducibile a ritardi, dimenticanze o carenze di programmazione”, ha affermato Jacquemod, spiegando che le due linee di monticazione devono essere considerate come realtà differenti. “Costituiscono realtà distinte e, come tali, devono essere valutate nella loro specificità: la scadenza comune rappresenta un riferimento temporale unitario, ma non determina l’obbligo di avviare le nuove procedure secondo un’identica tempistica”.
Il vicesindaco ha quindi escluso che la differenza nelle tempistiche determini automaticamente una penalizzazione per gli allevatori o un problema sul piano della trasparenza. “La trasparenza amministrativa non coincide con la contemporaneità temporale di procedure differenti, ma con la piena conoscibilità degli atti, la chiarezza delle condizioni, la pubblicità delle procedure e il rispetto delle regole applicabili”, ha precisato, assicurando il ricorso alle forme di informazione previste dalla normativa e ai canali istituzionali competenti.
Una risposta che non ha convinto la minoranza. Savioz ha infatti replicato sottolineando che il problema posto dall’interrogazione non riguardava una presunta mancanza di programmazione. “La risposta, come spesso accade, è fuori tema, perché noi non abbiamo mai parlato di mancata programmazione”, ha affermato il consigliere.
Per la minoranza, la questione è soprattutto politica e strategica. “Per un’amministrazione questa è un’opportunità strategica che è stata persa: l’obiettivo non deve essere fare il ‘compitino’, mettendosi semplicemente a posto a livello normativo, ma approfondire con gli operatori”, ha aggiunto Savioz, secondo il quale avere una visione complessiva delle due linee di monticazione avrebbe rappresentato “un’opportunità per la comunità e per il patrimonio”.
Il confronto si è poi spostato sulle prospettive future di uno dei due alpeggi, dopo il riferimento del vicesindaco a possibili nuove ipotesi di gestione attualmente in fase di approfondimento. Jacquemod non ha ritenuto di dover aggiungere ulteriori elementi rispetto a quanto già illustrato, ricordando che tale aspetto non era esplicitamente contenuto nel corpo dell’interrogazione.
Dopo il confronto sugli alpeggi, il Consiglio ha ritrovato l’unanimità sull’approvazione dello schema di convenzione con l’Istituzione scolastica Mont Emilius 3, relativo allo svolgimento di attività di cittadinanza attiva e solidale da parte di studentesse e studenti della scuola secondaria di primo grado destinatari della sanzione disciplinare dell’allontanamento dalle lezioni. La convenzione avrà una durata di tre anni.
A illustrare il provvedimento è stata l’assessora all’istruzione, turismo e valorizzazione territoriale Francesca Lucianaz, che ha spiegato come l’adesione sia arrivata su richiesta della dirigente scolastica Stefania Nappo.
“Abbiamo deciso di aderire a questa iniziativa che riteniamo molto valida”, ha detto Lucianaz, ricordando che il Comune aveva già accolto, pochi mesi prima, una richiesta analoga proveniente dall’Institut Agricole Régional. “Ci sembrava ancor più importante ed educativo mettere a disposizione dei ragazzi e ragazze delle nostre scuole queste iniziative”, ha aggiunto, precisando che le attività saranno concordate con la dirigente scolastica e con l’istituzione.
Un altro passaggio approvato all’unanimità ha riguardato la convenzione tra il Comune di Charvensod, in qualità di ente capofila, e il Comune di Pollein per l’esercizio in forma associata di una serie di funzioni amministrative attraverso la costituzione di servizi convenzionati e Uffici unici associati.
La collaborazione riguarda diversi ambiti: dall’organizzazione generale dell’amministrazione comunale e dalla segreteria generale e amministrativa alla gestione delle risorse umane e finanziarie, dall’edilizia pubblica e privata alla pianificazione urbanistica e alle manutenzioni, passando per la polizia locale e le politiche culturali, giovanili e di promozione.
La convenzione avrà carattere transitorio dal 1° ottobre 2026 al 31 marzo 2027, con l’obiettivo di garantire la continuità dei servizi e consentire al nuovo Segretario comunale, che entrerà in servizio il 1° ottobre, di valutare l’organizzazione esistente e proporre eventuali modifiche.
Approvata all’unanimità anche la proroga per l’anno 2027 della convenzione relativa ai progetti di inclusione attiva dei Comuni dell’Unité des Communes valdôtaines Mont-Émilius. Gli oneri per coordinamento, noleggio e acquisto delle attrezzature saranno ripartiti dall’Unité tra i Comuni in proporzione al servizio effettivamente svolto, mentre gli altri oneri resteranno a carico dell’Agenzia regionale del lavoro.
Più acceso il confronto sul nuovo “Regolamento per l’utilizzo del forno comunale” in località Capoluogo, approvato con il voto contrario della minoranza insieme al relativo “Patto di corresponsabilità per l’utilizzo del Forno comunale”.
Il sindaco Ronny Borbey ha voluto innanzitutto sottolineare il confronto avvenuto prima della Commissione regolamenti con l’assessore Ilaria Linty e la consigliera Barbara Comé. “Abbiamo avuto modo di incontrarci anche prima della Commissione regolamenti per condividere le nostre posizioni”, ha spiegato. Un confronto che, ha riconosciuto, non ha portato alla condivisione delle proposte, ma che avrebbe consentito di individuare un obiettivo comune.
“Sebbene i percorsi siano diversi, l’obiettivo è comune: rendere il forno sempre più vivo e attrattivo”, ha affermato Borbey. Per il sindaco, il nuovo regolamento mette al centro il ruolo del forno come luogo di comunità, incontro e socializzazione, oltre che di valorizzazione delle tradizioni locali.
La scelta dell’amministrazione è stata quella di affiancare al regolamento un patto di corresponsabilità tra Comune e Pro Loco. “La modalità che ci sembrava più corretta, a tutela di tutti, era quella di costruire un patto di corresponsabilità tra l’amministrazione comunale, proprietaria del bene, e la Pro Loco, che ne diventa gestore”, ha spiegato il sindaco.
Borbey ha quindi insistito sulla necessità di accompagnare la gestione con una programmazione delle iniziative. “Il forno è un luogo dove la comunità si ritrova, ora è importante fare iniziative di comunicazione e attività entro un calendario e regole stabiliti dalla Pro Loco e dai volontari”, ha concluso.
La minoranza ha però espresso una visione differente, individuando proprio nel rapporto diretto tra cittadini e forno il principale elemento di dissenso. La consigliera Barbara Comé ha spiegato che il gruppo era arrivato alla discussione con un atteggiamento collaborativo e con una proposta concreta.
“Sono andata in commissione con uno spirito collaborativo, per dare un contributo concreto, proponendo di aggiungere un articolo alla bozza sulla modalità di organizzare la panificazione da parte dei cittadini, ma purtroppo le nostre proposte non sono state recepite in alcun modo”, ha affermato.
Per Comé, la questione non riguarda soltanto le modalità di gestione di un immobile comunale, ma il significato stesso che il forno deve avere per la comunità. “La nostra posizione nasce da una diversa visione di ciò che il Forno comunale rappresenta per la comunità e, soprattutto, del ruolo che deve essere riconosciuto ai cittadini”, ha spiegato.
La consigliera ha quindi evidenziato quella che considera una contraddizione tra le finalità dichiarate dal regolamento e le modalità concrete di utilizzo. “Se l'obiettivo dichiarato è salvaguardare e trasmettere la tradizione della panificazione, non possiamo limitarci a tutelare il forno come mero luogo fisico o a prevedere eventi dimostrativi. Dobbiamo tutelare la possibilità reale per i cittadini di continuare a panificare direttamente”, ha sostenuto.
Secondo Comé, il regolamento riconosce al forno una funzione di aggregazione e salvaguardia delle tradizioni, ma non stabilisce un diritto autonomo dei cittadini alla panificazione. “Si crea così un'evidente discrasia: da una parte si individua nella panificazione tradizionale un patrimonio da salvaguardare, dall'altra non si garantisce la partecipazione diretta dei cittadini, unico strumento mediante il quale tale tradizione può davvero essere tramandata”, ha detto.
La proposta della minoranza punta quindi a distinguere il ruolo del Comune da quello del soggetto gestore. “Il Comune deve sancire il diritto e i principi generali; la Pro Loco deve organizzare concretamente il servizio”, ha concluso Comé.
L’ultimo confronto politico della seduta ha riguardato la mozione della minoranza sulla promozione di percorsi di educazione affettiva, emotiva e relazionale nelle scuole primarie del territorio comunale. Si tratta di una nuova formulazione della proposta già presentata nel Consiglio dell’11 giugno, quando la maggioranza si era astenuta.
A illustrare il nuovo documento è stata la consigliera Michelle Impérial, che ha ricordato le motivazioni alla base della precedente astensione: la genericità della proposta, i dubbi sulla compatibilità con la normativa nazionale e la presenza sul territorio di iniziative già rivolte a tematiche analoghe.
La minoranza ha quindi presentato un progetto denominato “Crescere insieme”. “Abbiamo elaborato un progetto che prevede un percorso di educazione affettiva, emotiva e relazionale rivolto agli alunni della scuola primaria, sviluppato attraverso attività laboratoriali, il coinvolgimento di professionisti qualificati e momenti di confronto con le famiglie”, ha spiegato Impérial.
L’obiettivo, ha aggiunto, è costruire una base di lavoro aperta al contributo dell’istituzione scolastica, degli insegnanti, della Commissione competente e dell’amministrazione comunale. Da qui la richiesta a sindaco e Giunta di utilizzare il progetto come base concreta per una successiva programmazione.
La maggioranza ha però respinto la mozione, distinguendo la condivisione delle finalità generali dal giudizio sullo strumento utilizzato. L’assessora Francesca Lucianaz ha spiegato che una mozione ha una funzione di indirizzo e non può sostituire il percorso necessario alla costruzione di un progetto scolastico.
“Ci eravamo astenuti proprio perché condividevamo le argomentazioni di fondo ma ritenevamo che essa dovesse essere accompagnata da qualcosa di concreto”, ha detto Lucianaz. Ma, secondo l’assessora, quel progetto deve essere costruito nelle sedi competenti. “Un progetto si discute e si costruisce nelle sedi specifiche, con il dialogo e il confronto, con mesi di anticipo rispetto all’inizio dell’anno scolastico”, ha spiegato.
Lucianaz ha ricordato inoltre che i progetti devono ottenere il sostegno dei plessi e dell’istituzione scolastica ed essere inseriti nella programmazione dell’offerta formativa. “I progetti devono avere il sostegno dei plessi e poi dell’Istituzione scolastica, altrimenti restano carta”, ha affermato.
L’assessora ha inoltre evidenziato che alcuni degli obiettivi indicati dalla minoranza sono già presenti in iniziative avviate dall’amministrazione, citando tra gli altri Être Association e il percorso teatrale recentemente avviato, attraverso i quali vengono affrontati temi quali empatia, ascolto, collaborazione, gestione dei conflitti, autostima e rispetto delle diversità.
Da qui la decisione della maggioranza di votare contro la mozione. “Non ritenendo che la mozione sia lo strumento corretto per approvare i progetti, che devono essere condivisi in primis nelle commissioni comunali e poi con l’Istituzione, che i progetti proposti già contengano quanto indicato e per il fatto che la tematica non può ridursi con l’approvazione di una mozione, la maggioranza voterà contro”, ha concluso Lucianaz.
Impérial ha replicato sottolineando che il progetto presentato dalla minoranza non avrebbe avuto una finalità episodica. “Trovo demotivante paragonare un progetto educativo come quello presentato ad una attività come l’accensione dell’albero di Natale. Il nostro non è un progetto con una scadenza: può essere per i prossimi anni”, ha detto la consigliera.
La conclusione è stata affidata a una considerazione politica sul confronto tra maggioranza e minoranza: “Prendo atto che il problema non è l’argomento ma da parte di chi arriva”, ha affermato Impérial.
Al di là dei voti e delle contrapposizioni, la seduta ha quindi attraversato alcuni dei temi più direttamente legati alla vita della comunità di Charvensod: la manutenzione del territorio, la gestione delle risorse agricole e degli alpeggi, i servizi associati con i Comuni vicini, le politiche di inclusione, la valorizzazione delle tradizioni e il rapporto tra amministrazione, cittadini e scuola. Un Consiglio nel quale, accanto agli atti amministrativi, non sono mancate differenti idee sul modo di interpretare il ruolo dell’ente locale.
A seduta conclusa, maggioranza e minoranza hanno infine condiviso un momento di saluto e ringraziamento per il Segretario comunale Jeannette Grosjacques, che terminerà il proprio servizio presso il Comune di Charvensod il 30 settembre 2026.












