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ATTUALITÀ POLITICA | 25 settembre 2026, 09:57

Norma sulle acque, che fine ha fatto il decreto approvato dal Governo?

Dopo sette anni di attesa, il provvedimento che dovrebbe rafforzare le competenze della Valle d’Aosta sulle concessioni di derivazione d’acqua è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto. Ma a oltre sette settimane di distanza non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Un ritardo che riapre interrogativi politici e istituzionali proprio mentre si avvicina la scadenza delle 29 concessioni idroelettriche oggi gestite da CVA

Il gruppo AVS Conisglio Valle

Il gruppo AVS Conisglio Valle

C’è qualcosa che non torna nella vicenda della norma di attuazione sulle concessioni di derivazione d’acqua. Dopo sette anni di elaborazione, modifiche, passaggi istituzionali e rinvii, lo schema di decreto legislativo è arrivato finalmente al Consiglio dei ministri e ha ottenuto il via libera il 4 agosto 2026. Sembrava il traguardo di una partita lunghissima. A distanza di 52 giorni, però, quel decreto non risulta ancora pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e quindi la nuova disciplina non è ancora entrata formalmente in vigore.

È proprio questo il punto sul quale Alleanza Verdi e Sinistra Valle d’Aosta chiede ora spiegazioni. Il gruppo consiliare ha depositato un’interrogazione per ricostruire l’iter del provvedimento e capire le ragioni di un’attesa che appare particolarmente significativa alla luce della posta in gioco. Non si tratta infatti di una norma qualsiasi, ma di un passaggio destinato a ridefinire il ruolo della Regione nella gestione di una delle risorse strategiche dell’autonomia valdostana: l’acqua e, con essa, una parte decisiva della produzione idroelettrica.

Il percorso è stato tutt’altro che breve. La questione era stata avviata nel 2019 e lo schema era stato successivamente approvato dalla Commissione paritetica nel 2024. Il Consiglio Valle aveva espresso un primo parere favorevole all’unanimità il 28 gennaio 2025; dopo ulteriori modifiche intervenute a Roma, il testo è tornato all’esame dell’Assemblea regionale, che il 20 maggio 2026 lo ha nuovamente approvato all’unanimità.

Il provvedimento attribuisce alla Valle d’Aosta competenze molto ampie: la Regione potrà disciplinare le modalità di assegnazione delle concessioni e subconcessioni di derivazione d’acqua, la loro durata, i criteri per la determinazione dei canoni e gli aspetti ambientali e paesaggistici. Per le grandi derivazioni idroelettriche sarà poi necessaria una specifica legge regionale, da approvare entro 12 mesi dall’entrata in vigore della norma di attuazione, attraverso la quale stabilire procedure, requisiti dei concessionari e criteri di assegnazione.

Ed è qui che la questione assume un peso enorme per il futuro della Valle. Le concessioni idroelettriche oggi utilizzate da CVA sono infatti 29 e sono destinate a scadere nel 2029. La nuova disciplina apre alla possibilità di diverse modalità di affidamento: dalla gara pubblica al partenariato pubblico-privato, passando per società miste e società interamente pubbliche operanti secondo il modello dell’in house. Sarà quindi la futura legge regionale a determinare concretamente quale strada verrà imboccata.

AVS, su questo punto, ha già assunto una posizione precisa. Dopo l’approvazione governativa del 4 agosto, il gruppo ha definito la norma «un passaggio fondamentale» e ha annunciato di voler proseguire il lavoro sulla legge regionale. Parallelamente ha depositato una proposta di legge finalizzata ad approfondire la trasformazione di CVA in una società in house, così da verificare la possibilità di arrivare all’affidamento diretto delle 29 concessioni in scadenza.

La capogruppo di AVS Chiara Minelli, presentando la proposta nel mese di luglio, aveva spiegato che «CVA è una società pubblica che deve operare per la transizione energetica dei valdostani» e che l'obiettivo della proposta era proprio aprire un'istruttoria tecnica sulla possibilità di affidare le concessioni a una società a totale partecipazione pubblica. Minelli aveva anche riconosciuto la complessità della materia, sottolineando la necessità di effettuare gli approfondimenti prima di arrivare alle decisioni definitive.

Nel frattempo, però, è cambiato anche il vertice della stessa CVA. Il 21 agosto 2026 l’assemblea dei soci ha nominato Monica De Virgiliis presidente e Gianfilippo Mancini amministratore delegato, sostituendo il precedente vertice guidato da Giuseppe Argirò e Giovanni Aliboni. CVA è controllata al 100% da Finaosta, la finanziaria regionale, e dunque dalla Regione.

Proprio sul cambio di governance AVS è intervenuta con parole molto nette. In una nota del 21 agosto, il gruppo ha definito il ricambio «radicale e necessario», ma ha aggiunto che il problema non può essere affrontato soltanto attraverso la sostituzione degli amministratori. Secondo AVS, «è fondamentale soprattutto un mutamento negli indirizzi politici» da parte della Regione e di Finaosta, che dovrebbero tornare a esercitare pienamente il proprio ruolo di indirizzo e controllo sulla società.

È una questione che va oltre il semplice avvicendamento ai vertici. La domanda politica è infatti quale CVA si voglia costruire per affrontare la partita delle concessioni del 2029. Il presidente della Regione Renzo Testolin, commentando le nuove nomine, ha definito CVA un «asset strategico per la Valle d’Aosta» e ha sottolineato il ruolo della società nello sviluppo sostenibile e nella transizione energetica. Il presidente di Finaosta Marco Linty, dal canto suo, ha evidenziato la necessità di valorizzare il potenziale della società anche alla luce del nuovo quadro che si apre sulle concessioni idroelettriche.

Il problema, quindi, non è soltanto capire perché il decreto non sia ancora arrivato alla pubblicazione ufficiale. È anche capire che cosa la Valle intenda fare dal giorno in cui la norma sarà effettivamente in vigore. Da quel momento decorrerà il termine di un anno per approvare la legge regionale sulle grandi derivazioni. E sarà quella legge, non la sola norma di attuazione, a trasformare il nuovo spazio di autonomia in scelte concrete.

Per questo l’interrogazione di AVS arriva in una fase particolarmente delicata. Dopo anni di attesa, il rischio è che il tempo perso nella fase finale del procedimento finisca per comprimere ulteriormente quello disponibile per costruire una strategia sulle concessioni. Nel 2029, infatti, la partita sarà già arrivata al suo punto decisivo: serviranno regole, valutazioni economiche e ambientali, una precisa impostazione industriale e soprattutto una scelta politica sul ruolo che CVA dovrà avere nella gestione futura della risorsa idrica.

La domanda posta da AVS, dunque, è semplice ma tutt’altro che secondaria: che fine ha fatto il decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto? E, soprattutto, quali sono i tempi previsti per la firma del Presidente della Repubblica e per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale?

Su questo punto sarebbe utile una risposta chiara della Giunta regionale. Non soltanto perché si tratta di un provvedimento atteso da sette anni, ma perché la sua entrata in vigore rappresenta l’avvio, e non la conclusione, di una partita ancora più importante: quella con cui la Valle d’Aosta dovrà decidere come utilizzare, governare e valorizzare una delle sue principali risorse strategiche.

L’acqua, in questa vicenda, non è soltanto una questione energetica. È una questione di autonomia, di politica industriale, di finanza regionale e di rapporto tra interesse pubblico e gestione economica. Ed è proprio per questo che, dopo 52 giorni dal via libera del Governo, il silenzio sul decreto merita di essere interrotto.

pi.mi.

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