C’è sempre un momento, in Valle d’Aosta, in cui la politica smette di parlare di ospedali che arrancano, strade che cadono a pezzi e montagne che si svuotano. E scopre improvvisamente due emergenze epocali: un crocifisso appeso a un muro e una tassa sulle auto che nessuno aveva mai osato toccare… fino a due settimane prima del voto. Coincidenze? Naturalmente.
In quest’ultima settimana, i giornali valdostani – e ancor più i gruppi social – sono diventati un campo di battaglia su due fronti: il crocifisso da una parte, il bollo auto dall’altra. Eppure, a chiunque abbia un profilo social, non sarà sfuggito un dettaglio: la gente è stufa. Stufa di una propaganda fatta di “lotte” simboliche, di polemiche di facciata, di temi che sembrano enormi solo perché qualcuno ha deciso di urlarli abbastanza forte. Stufa di una politica che si agita su questioni identitarie mentre i problemi reali – quelli che toccano la vita quotidiana – restano lì, irrisolti.
E infatti, nei commenti, si vede chiaramente: alcuni politici hanno perso terreno, il consenso si è sgretolato e le contraddizioni sono esplose in piena luce. Da una parte, chi lavora davvero per il bene dei cittadini, spesso in silenzio. Dall’altra, chi continua con la politica urlata, fatta di spot elettorali e promesse a orologeria, sempre più distante dai bisogni concreti delle persone.
Ad Aosta, il crocifisso è tornato improvvisamente protagonista. Il 15 settembre, AVS, con la consigliera Katya Foletto, deposita una mozione per rimuovere i “simboli religiosi” dall’aula del Consiglio comunale. Simboli religiosi. Non “crocifisso”. Come se nominarlo potesse evocare chissà quale maledizione. Tempo un’ora e la Lega Vallée d’Aoste parte con la campagna “Il crocifisso non si tocca”. Versione francese: “Touche pas à ma croix”. Hashtag, indignazione, identità valdostana in pericolo. Tutto il pacchetto.
Nel frattempo, i commenti sui social diventano un museo dell’insulto creativo. La domanda semplice, quella che nessuno pone, resta lì, sospesa: chi ci guadagna da questa sceneggiata? Risposta: chi ha bisogno di un nemico facile da agitare sotto il naso degli elettori e, soprattutto, di accaparrarsi qualche voto. Dite che sono un malpensante?
Il 16 settembre il Governo annuncia l’abolizione del bollo dal 2027 per le auto fino a 80 kW e per i motocicli. La Lega VdA esulta: “Vittoria!”. Stima: 30.000 beneficiari in Valle. Champagne. Poi, però, arriva il dettaglio. Piccolo. Quasi invisibile. La Regione deve negoziare tutto con Roma. Perché il bollo non è una tassa statale: è regionale. E lo Stato, per evitare buchi nei bilanci, ha già previsto un trasferimento compensativo di 2.293,5 milioni di euro per le Regioni.
Tradotto: la misura non è fatta. Non è approvata. Non è garantita. È un annuncio. E qualcuno dovrà sedersi al tavolo e trovare i soldi veri. Nel frattempo, Fratelli d’Italia VdA rilancia: “Facciamo ancora più sconti!”. Sembra un’asta: “Chi offre di più per il voto dell’automobilista?”
Purtroppo, la matematica non è un’opinione. Non passa neppure un weekend e arriva la notizia dell’aumento dei ticket sanitari. E allora il quadro si completa: quando una mano regala, l’altra incassa. Sempre. La finanza regionale non è un gioco di prestigio: i conti devono tornare. E tornano sempre nelle tasche del cittadino. Quello che oggi applaude sui social e domani paga il ticket più caro. Stessa tasca, solo un’etichetta diversa.
Ma attenzione: non c’è trucco, non c’è inganno. C’è una vera domanda. Quindici giorni prima del voto, la questione non è: crocifisso sì o crocifisso no; bollo abolito o bollo sospeso. La domanda è un’altra: quanto ancora i valdostani vogliono fingere di non vedere che queste promesse a orologeria servono soprattutto a riempire i titoli dei giornali e i gruppi Facebook?













