A volte il bisogno di un ragazzo è semplicemente quello di poter fare una domanda senza sentirsi giudicato. Sapere, ad esempio, a chi chiedere informazioni sulla contraccezione, capire se un cambiamento del proprio corpo è normale, parlare di una relazione che sta creando difficoltà o trovare una risposta affidabile a una domanda raccolta sui social. Sono bisogni concreti, quotidiani, che non sempre arrivano fino agli adulti e che spesso vengono affidati alla rete, agli amici o a fonti che non hanno necessariamente la competenza per dare una risposta corretta.
Per questo avere un luogo vicino, gratuito, riservato e facilmente accessibile può diventare una risorsa importante. È da questa esigenza che nasce il nuovo Sportello ostetrico per adolescenti dell’Azienda USL della Valle d’Aosta, che entra nelle Case della Comunità di Aosta, Morgex, Châtillon e Donnas con l’obiettivo di avvicinare i giovani ai servizi sanitari territoriali.
Il servizio è rivolto alle ragazze e ai ragazzi dai 13 ai 20 anni. L’accesso è libero e gratuito e non è necessaria alcuna impegnativa. Non serve quindi passare prima dal medico o affrontare una procedura burocratica: chi ne sente la necessità può rivolgersi direttamente allo Sportello.
È una scelta che punta sulla cosiddetta bassa soglia, cioè sulla possibilità di eliminare quegli ostacoli che possono scoraggiare una persona dal chiedere aiuto. Nel caso degli adolescenti, oltre alle eventuali difficoltà economiche o burocratiche, può esserci anche quella più difficile da vedere: l’imbarazzo. Avere davanti un professionista al quale poter parlare con riservatezza significa anche rendere più semplice il primo passo.
Gli Sportelli saranno gestiti dalle ostetriche del Dipartimento Strutturale Area Territoriale. I colloqui saranno individuali o, quando opportuno, di coppia, e si baseranno sull’ascolto attivo, sulla riservatezza e su un approccio non giudicante.
Gli appuntamenti sono distribuiti nelle quattro Case della Comunità. A Morgex lo Sportello sarà attivo il primo e il terzo giovedì del mese, dalle 15.00 alle 17.00. Ad Aosta il secondo e il quarto martedì, dalle 14.00 alle 17.30. A Châtillon il primo e il terzo martedì, dalle 15.00 alle 17.00. A Donnas, infine, il secondo e il quarto martedì, dalle 14.00 alle 17.30.
«L’Azienda punta forte sugli interventi di bassa soglia, quelli che abbattono barriere burocratiche, economiche e culturali, per promuovere servizi di facile accessibilità», spiega il direttore sanitario dell’Azienda USL, Mauro Occhi (nella foto). Una scelta che si accompagna anche alla volontà di mettere i giovani al centro delle politiche territoriali. Occhi richiama infatti la necessità di superare una rappresentazione della Valle d’Aosta concentrata soprattutto sull’invecchiamento della popolazione e indica tra gli obiettivi dell’Azienda quello di «dare servizio ai giovani». Anche attraverso queste politiche, aggiunge, «ritornerà ad essere conveniente mettere su famiglia».
Dietro lo Sportello c’è soprattutto la volontà di intercettare i bisogni prima che diventino problemi. Si potrà parlare dei cambiamenti del corpo, dell’affettività, della sessualità e delle relazioni, ma anche di contraccezione, prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, consenso e cura di sé.
Non è però soltanto un servizio informativo. Le ostetriche potranno aiutare ragazze e ragazzi anche a riconoscere situazioni di disagio, comportamenti a rischio, pressioni sociali o digitali e possibili forme di violenza nelle relazioni. L’obiettivo è fornire strumenti per leggere ciò che accade e, quando necessario, accompagnare il giovane verso il servizio o il professionista più adatto.
È qui che lo Sportello può diventare una vera porta d’ingresso alla rete territoriale. Una domanda iniziale può infatti far emergere un bisogno diverso e più complesso. In quel caso il ragazzo o la ragazza potrà essere orientato verso altri professionisti e, quando necessario, verso percorsi psicologici, sanitari, educativi o sociali.
«Vogliamo creare uno spazio nel quale ragazze e ragazzi possano sentirsi liberi di fare domande e parlare senza il timore di essere giudicati», spiegano Stefania Fazari e Federica Duò, referenti del progetto. Il problema, osservano, è anche quello della qualità delle informazioni che i giovani incontrano ogni giorno: spesso arrivano da canali diversi, in modo frammentario e non sempre attraverso fonti adeguate.
Il ruolo dell’ostetrica diventa quindi anche quello di aiutare a mettere ordine. Informazioni scientificamente corrette, ma soprattutto ascolto e accompagnamento. «Il nostro obiettivo è accompagnarli, non giudicarli, e far sapere loro che sul territorio esiste un luogo al quale possono rivolgersi», spiegano le referenti.
In questo percorso la riservatezza assume un peso particolare. I colloqui di counselling non prevedono il coinvolgimento del genitore, fatti salvi i casi previsti dalla normativa vigente. Una garanzia che punta a favorire la fiducia e a permettere ai giovani di avvicinarsi ai servizi in modo libero e consapevole.
Il nuovo Sportello non nasce comunque isolato. Fa parte di un lavoro più ampio sulla promozione della salute rivolto alle nuove generazioni, che comprende anche attività di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Un percorso sviluppato insieme agli istituti scolastici, alle famiglie e agli altri servizi del territorio, tra cui il Consultorio degli adolescenti «Pangolo».
L’idea è costruire una rete che non intervenga soltanto quando il problema è già emerso, ma che lavori soprattutto sulla prevenzione. Perché conoscere i servizi disponibili, sapere a chi rivolgersi e avere la possibilità di parlare con un professionista può evitare che una difficoltà rimanga nascosta o venga affrontata soltanto attraverso informazioni raccolte casualmente.
L’iniziativa si inserisce anche nel percorso di valorizzazione dei servizi consultoriali avviato con la Deliberazione della Giunta Regionale n. 1976/2024, che ha approvato le disposizioni dell’Azienda USL Valle d’Aosta per l’erogazione dei servizi nei Consultori Familiari. In questo quadro viene ribadito il ruolo del consultorio familiare come presidio territoriale per la promozione della salute e del benessere della persona lungo tutto l’arco della vita, con una particolare attenzione alle fasi di maggiore vulnerabilità, tra cui l’adolescenza.
Le Case della Comunità diventano così anche luoghi nei quali la sanità incontra bisogni che non sono soltanto sanitari. È questo il punto sottolineato dall’assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali Carlo Marzi (nella foto), secondo il quale le Case della Comunità sono spazi «pensati sul territorio» con una funzione innanzitutto di accoglienza, ascolto e presa in carico della comunità valdostana.
Nel caso dello Sportello per adolescenti, l’obiettivo è offrire un sostegno alle famiglie senza sostituirsi a esse. «Vogliamo affiancarci ed essere di sostegno, senza sostituirle, alle famiglie della nostra comunità», sottolinea Marzi, spiegando che il servizio vuole anche offrire uno spazio riservato nel quale poter intercettare eventuali momenti di difficoltà e accompagnare i ragazzi.
Per la direttrice del Dipartimento Strutturale Area Territoriale, Hélène Impérial, l’attivazione dello Sportello rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento dei servizi territoriali. Le Case della Comunità, spiega, stanno progressivamente diventando luoghi nei quali costruire risposte più vicine ai bisogni delle persone, mettendo insieme professionalità, prevenzione e percorsi di presa in carico.
La direzione indicata è dunque quella della prossimità. Un servizio che non chiede al giovane di arrivare al problema per essere ascoltato, ma prova a farsi trovare nel momento in cui nasce una domanda. Anche una domanda difficile, anche una domanda che non si ha il coraggio di fare in famiglia.
È forse questa la scommessa più concreta dello Sportello: trasformare le Case della Comunità in luoghi nei quali un ragazzo possa entrare semplicemente perché ha un dubbio. Senza impegnativa, senza costi e, soprattutto, senza paura di essere giudicato. In una fase delicata come l’adolescenza, anche questo può essere un modo molto concreto di fare prevenzione.













