Il bollo auto diventa improvvisamente una questione di autonomia. E, a giudicare dalle prime reazioni politiche, anche un ottimo terreno per verificare quanto valgano davvero le promesse quando sul tavolo finiscono i soldi.
Un risparmio per oltre 57 mila valdostani, ma anche un possibile problema per i conti regionali. Sono le due facce dell'esenzione dal bollo auto prevista per il 2027, una misura nazionale che in Valle d'Aosta apre immediatamente una partita politica e finanziaria tutt'altro che secondaria.
La tassa automobilistica garantisce oggi alla Regione entrate per circa 22 milioni di euro all'anno e la nuova agevolazione potrebbe ridurre sensibilmente il gettito. Secondo i dati diffusi dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in Valle d'Aosta i potenziali beneficiari sono 57.091 persone fisiche proprietarie di almeno un'automobile o di un motociclo con potenza non superiore a 80 kilowatt. I veicoli interessati sono complessivamente 79.999: 61.528 automobili e 18.471 motocicli.
Il primo a guardare con favore al provvedimento è l'assessore regionale alle Finanze Mauro Baccega (FI). La misura, secondo l'assessore, può rappresentare un alleggerimento concreto dei costi sostenuti dalle famiglie valdostane. Baccega considera inoltre rassicuranti le indicazioni arrivate dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e dal presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga sulla compensazione destinata a coprire i mancati introiti regionali.
Anche Lega Valle d'Aosta e Fratelli d'Italia salutano positivamente l'intervento del Governo Meloni. Ma FdI prova già ad alzare l'asticella: se l'esenzione nazionale riguarderà un solo veicolo, la Regione potrebbe utilizzare i propri strumenti per intervenire anche sugli altri veicoli della famiglia soggetti al bollo, attraverso la domiciliazione bancaria e una conseguente riduzione dell'importo.
Una proposta che richiama direttamente il tema dell'autonomia. Ma che porta con sé una domanda inevitabile: quanto costerebbe alla Regione?
Perché l'autonomia non è una bacchetta magica. Se si riduce ulteriormente un tributo regionale, qualcuno deve rinunciare a quelle entrate oppure qualcun altro deve compensarle. E se il centrodestra vuole trasformare l'agevolazione nazionale in una misura ancora più ampia, dovrà necessariamente spiegare con quali risorse intende farlo.
In questo confronto c'è però un'assenza, almeno per il momento, che pesa: quella dell'Union Valdôtaine.
Mentre il centrodestra valdostano si affretta a rivendicare il risultato del Governo Meloni, Fratelli d'Italia prova addirittura a rilanciare utilizzando gli strumenti dell'autonomia e il Pd mette sul tavolo il problema delle garanzie finanziarie, dal partito che dell'autonomia dovrebbe rappresentare una delle principali espressioni politiche non arriva, almeno per ora, una posizione altrettanto netta.
Il silenzio è difficile da comprendere perché qui non si discute soltanto di uno sconto sul bollo. Si discute di entrate regionali, rapporti finanziari con lo Stato e capacità della Valle d'Aosta di far valere fino in fondo le proprie prerogative autonomistiche.
L'Union può naturalmente scegliere di attendere i dettagli dell'intesa con Roma prima di pronunciarsi. Ma proprio per questo sarebbe interessante sapere che cosa intenda chiedere allo Stato la principale forza autonomista valdostana: compensazione integrale? Garanzia pluriennale? Maggiore libertà nell'utilizzo delle risorse? Oppure nessuna condizione particolare?
Perché su una partita che può valere milioni di euro e che tocca direttamente il rapporto tra Roma e Aosta, il silenzio dell'Union Valdôtaine rischia di essere più rumoroso delle dichiarazioni degli altri partiti.
E c'è una domanda politica che prima o poi dovrà essere posta: se l'autonomia serve anche a difendere gli interessi finanziari della Valle, questa non dovrebbe essere esattamente una delle occasioni nelle quali l'Union Valdôtaine fa sentire la propria voce?
Di segno diverso è invece la posizione del Partito democratico valdostano. Il segretario regionale Fulvio Centoz considera insufficiente uno sconto limitato al 2027 e sposta il problema sul costo quotidiano della mobilità: andare al lavoro, a scuola, in ospedale.
Secondo il Pd, con il segretario Fulvio Centoz, con le stesse risorse si potrebbe intervenire maggiormente a favore delle persone in maggiore difficoltà economica. Una posizione che non contesta soltanto l'esenzione, ma mette in discussione la priorità stessa scelta dal Governo.
Il Pd chiede quindi alla Giunta regionale di non sottoscrivere l'intesa con lo Stato senza tre garanzie: la restituzione integrale del mancato gettito, il mantenimento della compensazione per tutti gli anni nei quali l'esenzione resterà in vigore e la quantificazione precisa del valore del bollo non più incassato in Valle d'Aosta.
Ed è qui che si arriva al vero punto della partita. Non basta dire “meno tasse”. Bisogna dire quanto, per quanto tempo e soprattutto chi paga.
Se la compensazione statale sarà completa, l'agevolazione non dovrebbe produrre effetti negativi sul bilancio regionale. Se invece la copertura sarà parziale o limitata nel tempo, la Valle d'Aosta dovrà decidere se mettere risorse proprie per mantenere l'agevolazione oppure rinunciare ad altri interventi.
E lo stesso vale per l'ipotesi di FdI di estendere ulteriormente lo sconto attraverso la domiciliazione bancaria: l'idea può essere discussa, ma prima bisogna sapere quanto costa e dove si trovano i soldi.
Il centrodestra ha gioco facile nel rivendicare il risparmio per i cittadini. Il Pd mette l'accento sulle priorità sociali e sulle garanzie finanziarie. FdI chiama in causa l'autonomia per ampliare il beneficio.
E l'Union Valdôtaine, almeno per ora, tace.
Ma proprio su una partita che riguarda fisco, bilancio e rapporti finanziari con lo Stato, il silenzio della principale forza autonomista rischia di diventare il vero elemento politico da spiegare.
Perché la prova non sarà vedere chi riuscirà a intestarsi il merito dello sconto sul bollo.
La prova sarà capire se la Valle d'Aosta saprà ottenere da Roma una compensazione piena, certa e duratura, prima di impegnarsi eventualmente ad ampliare ulteriormente l'agevolazione.
Altrimenti il rischio è quello, molto meno propagandabile, di festeggiare oggi il risparmio degli automobilisti e scoprire domani che una parte del conto è rimasta sulle spalle della Regione.
E quando a pagare è il bilancio regionale, la domanda non è più soltanto quanto risparmia l'automobilista. È quanto costa davvero l'operazione alla Valle d'Aosta.













