C’è un punto sul quale, al di là delle appartenenze politiche, dovrebbe essere possibile trovare una convergenza: quando si modifica in maniera significativa un pezzo di città, la domanda non può essere soltanto se un progetto sia formalmente compatibile con gli strumenti urbanistici, ma anche se quella trasformazione sia davvero nell’interesse della comunità. È da questa considerazione che prende le mosse la conferenza stampa di Uniti a Sinistra, dedicata alla variante al Piano Urbanistico di Dettaglio del Quartiere Dora, sulla quale il movimento ha scelto di intervenire senza attendere oltre, anche alla luce delle iniziative che nel frattempo stanno prendendo forma sul territorio.
«Abbiamo cercato di bruciare i tempi della conferenza stampa», spiegano da UaS, proprio perché attorno alla vicenda sono già fiorite diverse iniziative. Tra queste viene ricordata una raccolta di firme tra gli abitanti del quartiere, «promossa – pare – da Andrea Manfrin», e il questionario predisposto da Confcommercio, destinato a essere illustrato in un incontro il prossimo lunedì 14 settembre. Un quadro che, secondo Uniti a Sinistra, dimostra come la questione abbia ormai superato i confini di una semplice procedura urbanistica per diventare una discussione pubblica sul futuro di una parte importante di Aosta.
La variante riguarda l’area compresa tra via Lavoratori Vittime del Col du Mont e via Aimé Berthet e prevede una modifica della destinazione urbanistica originariamente residenziale, introducendo funzioni commerciali e di servizio. Tra gli interventi prospettati figura una media struttura di vendita di dimensioni comprese, secondo gli atti richiamati da UaS, tra oltre 2.000 e circa 2.260 metri quadrati, una struttura sanitaria e le relative opere infrastrutturali, compreso un parcheggio da 180 posti, oltre agli interventi sulla viabilità necessari a servire il nuovo insediamento.
È proprio la dimensione complessiva della trasformazione a costituire, per Uniti a Sinistra, il primo elemento da non sottovalutare. Il movimento contesta infatti l'idea che si possa considerare l'operazione semplicemente come l'inserimento di una nuova attività commerciale in un'area urbana. Secondo UaS, si tratta invece di una modifica destinata ad avere conseguenze sul traffico, sull'organizzazione del quartiere, sul commercio esistente, sul consumo di suolo e sulla qualità ambientale.
«Abbiamo sottolineato anche noi i punti critici del progetto», afferma UaS, evidenziando quella che viene considerata una sostanziale inutilità di «un’ulteriore struttura commerciale di grandi dimensioni in un’area che di esercizi commerciali ne conta già diversi». Il riferimento è alla presenza, a meno di 1 chilometro, di Lidl, MD e, a distanze non molto superiori, di IN'S e di un grande magazzino Conad.
Per UaS, dunque, il tema non è quello di essere genericamente contrari al commercio, ma di interrogarsi sul modello commerciale e urbano che si vuole perseguire. «Non si tratta di commercio di prossimità», sostiene il movimento, sottolineando come strutture di queste dimensioni siano prevalentemente raggiunte in automobile e richiedano quindi una significativa dotazione di parcheggi e una rete viaria adeguata a sostenere il traffico indotto.
Ed è qui che la questione commerciale si intreccia con quella urbanistica e ambientale. Più grandi strutture, più automobili e più parcheggi significano, secondo la lettura di UaS, una progressiva artificializzazione del territorio. «Questo comporta logicamente un processo progressivo di cementificazione, di consumo di suolo, di eliminazione di aree verdi a destinazione agricola», afferma il movimento, sostenendo che la direzione dovrebbe essere opposta: «sarebbe invece necessario espandere il verde urbano per fare respirare la città e cercare di contribuire a dare una risposta alla crisi climatica».
Una posizione che porta il confronto ben oltre il singolo progetto. UaS legge infatti la vicenda del Quartiere Dora dentro una questione più ampia che riguarda la capacità di Aosta di adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici. Frane, temporali particolarmente intensi, periodi di siccità, temperature elevate e scioglimento dei ghiacciai vengono indicati come segnali che dovrebbero orientare anche le scelte urbanistiche. «Si tratta di dare un primo segnale di inversione di direzione nella gestione del territorio», sostiene il movimento, ponendo come obiettivo prioritario «la salvaguardia delle aree naturali» di fronte a quella che viene definita un'emergenza che «tocchiamo quotidianamente con mano».
In questa prospettiva, la discussione sul Quartiere Dora diventa anche una discussione politica sul modello di sviluppo della città. UaS respinge però una lettura della vicenda basata esclusivamente sulle tradizionali categorie di destra e sinistra. «Sono questioni concrete, sulle quali occorre schierarsi. Inutile fare riferimento a termini come “destra” o “sinistra” che sono solo etichette. È dal contenuto che si capisce da che parte si sta», è la posizione espressa durante la conferenza stampa.
Il documento di osservazioni presentato da Uniti a Sinistra entra quindi nel merito dei diversi profili della variante, chiedendo innanzitutto che l'intervento venga valutato alla luce dell'interesse pubblico complessivo e non soltanto in funzione della singola iniziativa privata. La domanda posta al Comune è molto precisa: quali siano le ragioni di interesse pubblico che renderebbero necessaria la modifica della destinazione urbanistica e quali benefici collettivi siano effettivamente attesi dalla trasformazione.
Un secondo capitolo riguarda il rischio idraulico. Per UaS, considerata la collocazione dell'area e la particolare conformazione del Quartiere Dora, è necessaria una verifica puntuale della capacità del sistema di drenaggio delle acque meteoriche di sostenere l'aumento delle superfici impermeabilizzate. Il movimento chiede inoltre di conoscere nel dettaglio le misure di mitigazione e compensazione previste.
Particolare attenzione viene riservata anche alle eventuali opere e barriere destinate alla protezione dell'area dal rischio di allagamento. Qualora il progetto prevedesse modifiche, sostituzioni o ridimensionamenti di tali strutture, UaS chiede una relazione tecnica specifica capace di dimostrare almeno l'invarianza, se non il miglioramento, delle condizioni di sicurezza. Nessuna opera di protezione, sostiene il movimento, dovrebbe essere eliminata o ridimensionata senza una preventiva e documentata verifica da parte delle autorità e degli enti competenti.
Sul fronte ambientale, le osservazioni chiedono di quantificare con precisione le superfici oggi permeabili e quelle che, dopo l'intervento, diventerebbero impermeabili. Non si tratta soltanto di una questione quantitativa: UaS richiama anche gli effetti sul microclima urbano e il rischio che una nuova struttura commerciale, sommata ai parcheggi e alle opere viarie, possa contribuire all'aumento dell'isola di calore.
Da qui la richiesta di una valutazione specifica degli effetti microclimatici e di interventi di mitigazione attraverso alberature, superfici permeabili, sistemi di drenaggio sostenibile e soluzioni progettuali capaci di limitare l'accumulo di calore.
Ma la domanda centrale rimane quella della compatibilità con il quartiere. La variante, secondo UaS, deve essere analizzata in rapporto alla struttura urbana esistente e alla sua funzione prevalentemente residenziale. Dimensioni, volumetrie, accessi, parcheggi, traffico e nuove funzioni dovrebbero essere verificati per capire se siano realmente compatibili con il tessuto circostante o se determinino una trasformazione eccessivamente impattante.
Un punto particolarmente significativo riguarda la valutazione cumulativa. Uniti a Sinistra chiede infatti che la nuova struttura non venga studiata come un elemento isolato, ma insieme alle attività commerciali già presenti, alle infrastrutture esistenti, ai flussi di traffico attuali e agli eventuali ulteriori interventi urbanistici programmati nel Quartiere Dora. Solo così, secondo il movimento, sarebbe possibile stabilire se il territorio sia effettivamente in grado di sostenere il nuovo carico urbanistico.
C'è poi la questione della destinazione residenziale dell'area. La variante, viene sottolineato, sottrae uno spazio precedentemente destinato a funzioni abitative. UaS chiede quindi che siano rese esplicite le motivazioni urbanistiche alla base della scelta e che venga dimostrato, attraverso analisi documentate, che non esista un interesse attuale o futuro alla conservazione di quella destinazione.
Il tema assume una particolare rilevanza in una città come Aosta, dove la disponibilità di spazi e il fabbisogno abitativo rappresentano questioni sempre più delicate. Per il movimento, prima di rinunciare definitivamente a un'area potenzialmente destinabile alla residenza sarebbe necessario interrogarsi sulle prospettive abitative della città e sulla disponibilità effettiva di aree utilizzabili per nuove politiche della casa.
Sul piano economico, invece, UaS chiede una verifica del fabbisogno commerciale. La realizzazione di una struttura di circa 2.200 metri quadrati non dovrebbe, secondo il movimento, essere considerata automaticamente necessaria solo perché esiste un'iniziativa privata. Occorre capire quale sia il reale fabbisogno del quartiere e dell'ambito territoriale di riferimento e rendere pubblici gli studi utilizzati per dimostrare l'esigenza di una nuova struttura di tali dimensioni.
Il prato della cementificazione
La presenza di altre strutture commerciali nella zona rende inoltre necessario, per UaS, valutare gli effetti sui negozi già esistenti, con particolare attenzione alle attività più piccole e al commercio di prossimità. La domanda non riguarda quindi soltanto quanti posti di lavoro potrebbe generare la nuova struttura, ma anche quali effetti potrebbe produrre sul tessuto economico esistente e sulla capacità di sopravvivenza degli esercizi commerciali di minori dimensioni.
Anche la definizione utilizzata per descrivere l'intervento diventa, nel ragionamento di UaS, una questione politica. Il movimento chiede che negli atti urbanistici e nella comunicazione istituzionale venga indicata correttamente la natura della struttura, evitando formulazioni che possano minimizzarne le dimensioni e quindi il suo impatto sul quartiere. Una superficie commerciale di circa 2.260 metri quadrati, sottolinea UaS, è una realtà significativamente diversa da quella di un normale esercizio di vicinato.
Altro fronte è quello della partecipazione. La rilevanza della trasformazione, sostiene Uniti a Sinistra, rende necessario garantire ai cittadini un coinvolgimento effettivo. Il Comune dovrebbe acquisire e rendere pubbliche le osservazioni di residenti, associazioni, comitati e categorie economiche, spiegando nell'atto conclusivo in quale modo tali contributi siano stati valutati.
La trasparenza viene invocata anche sul piano procedurale. UaS chiede una verifica della correttezza della pubblicazione della variante e dei termini concessi per la presentazione delle osservazioni, con particolare attenzione alla durata della pubblicazione e agli eventuali termini ridotti rispetto a quelli ordinariamente previsti dalla normativa.
La viabilità costituisce un altro elemento centrale. Una struttura commerciale di circa 2.260 metri quadrati, secondo le osservazioni, potrebbe determinare un incremento significativo dei flussi veicolari. Per questo viene chiesta una verifica dettagliata, possibilmente indipendente, dell'impatto su via Lavoratori Vittime del Col du Mont, via Aimé Berthet e sulla rete stradale circostante. L'analisi, nelle richieste di UaS, non dovrebbe limitarsi alla media giornaliera, ma considerare anche i momenti di maggiore affluenza, i fine settimana, le festività e gli orari di apertura della struttura.
Non è quindi soltanto una questione di quanti veicoli transiteranno, ma anche di quando e con quali conseguenze sulla sicurezza stradale. UaS chiede di valutare gli effetti sugli incroci, sugli attraversamenti pedonali, sulla circolazione dei mezzi pesanti e sulla sicurezza di pedoni e ciclisti. Allo stesso modo, la dotazione di 180 posti auto dovrebbe essere valutata non soltanto in termini numerici, ma in rapporto alla superficie commerciale e alle altre funzioni previste, considerando anche la possibilità di raggiungere l'area a piedi, in bicicletta o attraverso il trasporto pubblico.
C'è infine una questione particolarmente delicata: la vicinanza dell'area alla Cogne Acciai Speciali. Per UaS, la prossimità allo stabilimento industriale impone di verificare l'attualità e l'adeguatezza della pianificazione di emergenza esterna e la compatibilità della nuova destinazione urbanistica con gli scenari di rischio individuati dalle autorità competenti.
L'aumento della presenza di persone in un'area vicina a uno stabilimento industriale, secondo il movimento, non può essere ignorato nella valutazione complessiva. Per questo viene chiesto di acquisire e rendere disponibili i pareri degli enti competenti in materia di protezione civile e sicurezza.
Il filo conduttore della conferenza stampa è dunque la richiesta di non affrontare la variante attraverso singoli compartimenti stagni. Urbanistica, commercio, mobilità, ambiente, sicurezza idraulica, rischio industriale e fabbisogno abitativo vengono considerati da UaS parti dello stesso problema: decidere quale uso del territorio sia più utile alla città nel medio e lungo periodo.
Da qui la richiesta di una vera rivalutazione complessiva della variante al PUD del Quartiere Dora. Uniti a Sinistra chiede che le osservazioni vengano formalmente acquisite agli atti, che siano messi a disposizione tutti gli studi e le relazioni tecniche posti alla base dell'intervento e che vengano pubblicati i pareri degli enti competenti in materia di ambiente, urbanistica, commercio, viabilità, sicurezza e protezione civile.
Il movimento chiede inoltre nuove verifiche sul consumo di suolo, sull'impermeabilizzazione delle superfici, sul microclima, sul rischio idraulico, sulla compatibilità con l'area industriale, sull'impatto commerciale e sulla viabilità, oltre a una nuova valutazione della scelta di modificare la destinazione residenziale dell'area.
La conclusione delle osservazioni è netta, ma formalmente condizionata agli esiti delle verifiche richieste: qualora emergessero incompatibilità, criticità non adeguatamente compensate o insufficienze nella documentazione tecnica, «la variante non venga approvata e venga avviata una successiva e più attenta valutazione del PUD».
È, in definitiva, una richiesta di metodo prima ancora che di merito. UaS non chiede soltanto al Comune di dire sì o no a una struttura commerciale, ma di dimostrare perché quella scelta sarebbe utile alla città, quali costi collettivi comporterebbe e quali garanzie esisterebbero sul piano ambientale, della sicurezza, della mobilità e dell'equilibrio economico del quartiere.
E proprio qui la vicenda del Quartiere Dora assume una dimensione politica più ampia. La domanda è se la trasformazione di un'area urbana debba essere guidata principalmente dalla possibilità di realizzare un nuovo investimento oppure dalla ricerca del miglior equilibrio possibile tra interessi privati e interesse pubblico. Per Uniti a Sinistra, la risposta è chiara: prima di modificare in modo permanente un pezzo di città occorre dimostrare che quella modifica sia necessaria, sostenibile e realmente utile alla comunità.
Il Comune, ora, dovrà confrontarsi con una serie articolata di richieste e con un'attenzione pubblica che sembra destinata a crescere. UaS chiede infatti una risposta puntuale e motivata a ciascuna osservazione, indicando per ogni rilievo le ragioni dell'eventuale accoglimento o rigetto. La discussione sul Quartiere Dora, dunque, non appare più soltanto una pratica urbanistica: è diventata un confronto sul futuro di Aosta, sul modello commerciale che la città intende sostenere e, soprattutto, su quanto territorio sia ancora disposta a consumare in un'epoca nella quale la qualità ambientale e la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici stanno diventando fattori decisivi per la vita quotidiana.













