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ATTUALITÀ | 05 settembre 2026, 12:00

Confagricoltura tende la mano a Perrier: 5.000 euro per salvare un’azienda e un pezzo di agricoltura valdostana

Il contributo straordinario di Confagricoltura Valle d’Aosta, finanziato con le risorse del 5 per mille, è destinato all’allevatore di Arvier Daniele Perrier, duramente colpito dalla moria di capre e dal crollo della produzione di latte. Morena Danna: «Essere un’organizzazione agricola significa esserci quando un’azienda attraversa un momento di difficoltà e cercare di dare risposte concrete»

ph. repertorio

ph. repertorio

Ci sono momenti nei quali la solidarietà smette di essere una parola e diventa una scelta concreta. Per un’azienda agricola, soprattutto in una realtà di montagna come la Valle d’Aosta, quella scelta può significare la possibilità di resistere, di continuare a produrre, di non interrompere una storia costruita nel tempo. È con questo spirito che Confagricoltura Valle d’Aosta ha deciso di intervenire a fianco di Daniele Perrier, allevatore di Arvier e vicepresidente dell’organizzazione, destinando alla sua azienda un contributo straordinario di 5.000 euro.

La somma proviene dalle risorse del 5 per mille e vuole essere un aiuto immediato davanti a una situazione che, per Perrier, si è trasformata nel giro di pochi mesi in una vera emergenza aziendale. A partire dalla metà di marzo 2026, infatti, il suo allevamento caprino è stato colpito da una grave crisi sanitaria che ha comportato la perdita di numerosi animali produttivi e una drastica riduzione della quantità di latte ottenuta quotidianamente.

Secondo quanto ricostruito nelle scorse settimane, le perdite hanno riguardato complessivamente 30 capre produttive: 20 sono morte, mentre altre 10 hanno sviluppato problemi sanitari che ne hanno impedito la mungitura. Il risultato è stato immediatamente visibile sui conti dell’azienda: la produzione è passata da circa 130 litri di latte al giorno a soltanto 50 litri, una riduzione di oltre il 60 per cento rispetto alla situazione precedente.

Numeri che, dietro la loro freddezza, raccontano una difficoltà molto concreta. Per un allevamento non si tratta soltanto della perdita del valore degli animali: vengono meno la capacità produttiva, il latte destinato alla trasformazione e alla vendita, la programmazione aziendale e la possibilità di disporre della liquidità necessaria per ricostituire progressivamente il gregge. E mentre i costi di gestione continuano a correre, i ricavi possono precipitare in poche settimane.

Gli accertamenti effettuati con il supporto dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta hanno indirizzato la diagnosi verso il Mycoplasma capricolum. L’Azienda USL della Valle d’Aosta ha precisato di avere escluso la presenza di pleuropolmonite contagiosa e di altre malattie trasmissibili contemplate dalla normativa europea. La stessa USL ha chiarito che il Mycoplasma capricolum non rientra tra le patologie per le quali la normativa prevede specifiche misure sanitarie dell’autorità pubblica e i conseguenti indennizzi. La gestione degli animali rimasti è quindi proseguita sotto la responsabilità del veterinario scelto dall’allevatore, con un trattamento antimicrobico che ha prodotto, secondo l’Azienda sanitaria, una significativa diminuzione della mortalità.

Ed è proprio qui che emerge uno dei nodi più delicati della vicenda. Un allevatore può trovarsi di fronte a un danno reale, pesante e documentato senza necessariamente poter accedere agli stessi strumenti pubblici previsti per altre emergenze sanitarie. La distinzione normativa è comprensibile dal punto di vista della sanità animale e della gestione delle malattie soggette a specifiche misure, ma dal punto di vista dell'impresa resta un problema: il danno economico esiste comunque.

In questo spazio si inserisce la decisione di Confagricoltura Valle d’Aosta. Non un indennizzo pubblico e nemmeno la pretesa di sostituire gli strumenti della politica agricola, ma un gesto di solidarietà concreta per contribuire a mantenere in piedi un’azienda che rischia di pagare per intero le conseguenze di un evento straordinario.

«Abbiamo ritenuto doveroso intervenire concretamente a sostegno di Daniele Perrier», sottolinea il presidente di Confagricoltura Valle d’Aosta Michel Fragno, spiegando che si tratta sì di un associato e del vicepresidente dell’organizzazione, ma soprattutto di «un allevatore che sta vivendo una situazione estremamente difficile e che rischia di compromettere la continuità della propria azienda».

Il valore dell’intervento, dunque, va oltre l’importo dei 5.000 euro. La cifra non può evidentemente cancellare le perdite subite né ricostituire dall’oggi al domani un patrimonio zootecnico. Può però contribuire a coprire una parte delle spese e, soprattutto, rappresentare un segnale: un’azienda in difficoltà non viene lasciata completamente sola.

È questo l’aspetto sul quale insiste Morena Danna, direttrice regionale di Confagricoltura Valle d’Aosta. «Ringraziamo Confagricoltura per aver dimostrato ancora una volta di essere concretamente vicina alle aziende valdostane», afferma Danna, richiamando quella che considera la funzione fondamentale di un’organizzazione agricola: «Essere presente quando un’azienda attraversa un momento di difficoltà e cercare di dare risposte concrete agli imprenditori agricoli».

Parole che assumono un significato particolare in una regione nella quale l’agricoltura non può essere valutata soltanto attraverso il suo peso numerico nell’economia. I dati del CREA mostrano che nel 2024 il valore aggiunto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca in Valle d’Aosta è stato pari a 81,6 milioni di euro, mentre gli occupati del settore primario sono stati 2.032, equivalenti al 3,6 per cento dell’occupazione complessiva regionale.

Sono numeri che aiutano a comprendere perché la sopravvivenza di una singola azienda agricola non rappresenti una questione esclusivamente privata. In una regione alpina, l’allevamento e l’agricoltura hanno infatti una dimensione economica, ambientale, territoriale e culturale. Dietro un'azienda ci sono persone, famiglie, terreni mantenuti, filiere alimentari, competenze e una presenza sul territorio che difficilmente può essere ricostruita quando viene persa.

Il problema è ancora più evidente quando si parla di allevamento. La riduzione del numero dei capi non significa soltanto produrre meno latte oggi: significa anche indebolire la capacità produttiva futura. Ricostituire un gregge richiede tempo, risorse economiche e disponibilità di animali. E nel frattempo l'impresa deve continuare a sostenere i costi ordinari.

Per questo il contributo di Confagricoltura assume anche un significato politico, pur senza trasformarsi in una polemica contro le istituzioni. La vicenda di Perrier pone infatti una domanda più generale: come sostenere le imprese agricole quando subiscono danni gravi provocati da eventi o patologie che non rientrano nei tradizionali schemi di emergenza e indennizzo?

È una domanda che riguarda il futuro delle politiche agricole in una regione dove le condizioni operative sono spesso più difficili rispetto alle aree di pianura. La montagna presenta costi strutturali maggiori, disponibilità di terreni limitata, logistica più complessa e una forte dipendenza dalla continuità del lavoro aziendale. Un evento straordinario può quindi avere effetti sproporzionati rispetto a quanto accadrebbe in un'azienda di dimensioni e caratteristiche completamente diverse.

La Valle d’Aosta, nel frattempo, dispone di strumenti regionali inseriti nella programmazione del Complemento regionale per lo Sviluppo Rurale 2023-2027, attraverso interventi a superficie e a capo e misure rivolte alla sostenibilità e alla competitività delle aziende. Ma la vicenda di Perrier dimostra che accanto alle politiche ordinarie può emergere la necessità di strumenti capaci di affrontare anche quelle situazioni intermedie nelle quali l'emergenza è economicamente devastante ma non produce automaticamente il diritto a un indennizzo.

Non è, peraltro, la prima volta che Confagricoltura Valle d’Aosta sceglie di utilizzare risorse proprie per stare accanto alle aziende colpite da eventi eccezionali. Morena Danna ricorda infatti il precedente dell’alluvione che interessò Cogne nel giugno 2024, quando l’organizzazione destinò complessivamente 12.000 euro a due aziende agricole colpite dall’evento.

«Quello destinato a Perrier non è un intervento isolato», sottolinea Danna (nella foto), ricordando che Confagricoltura «ha già dimostrato concretamente la propria vicinanza alle aziende agricole valdostane colpite da eventi calamitosi». E aggiunge che si tratta di interventi che «testimoniano una presenza concreta e continuativa a fianco delle nostre imprese».

È una concezione del mondo associativo che va oltre la rappresentanza sindacale degli interessi. L'associazione diventa anche una rete di protezione, un luogo nel quale un problema individuale può trasformarsi in una responsabilità collettiva. E in un comparto costituito in larga parte da piccole e medie aziende, questa rete può avere un peso significativo.

La storia di Perrier, inoltre, non è quella di un'azienda che chiede semplicemente di essere aiutata a superare una difficoltà momentanea. È la storia di un imprenditore che, dopo avere investito nel proprio allevamento, si è trovato improvvisamente a dover fronteggiare una perdita produttiva superiore alla metà senza poter contare sugli stessi meccanismi di compensazione previsti per altre emergenze sanitarie.

Anche per questo il contributo di 5.000 euro va letto per quello che è: non la soluzione del problema, ma un tassello della ripartenza. Un aiuto per affrontare le spese immediate, curare gli animali rimasti, sostenere i costi veterinari e, quando le condizioni lo permetteranno, iniziare a ricostruire la capacità produttiva dell'azienda.

C'è poi un elemento sociale che merita di essere sottolineato. In una comunità piccola, la crisi di un'azienda agricola raramente rimane confinata dentro i suoi cancelli. L'allevatore acquista mangimi, servizi, assistenza veterinaria, attrezzature; produce e trasforma; mantiene attività economica in territori nei quali ogni impresa che chiude lascia un vuoto più difficile da colmare. La tenuta dell'azienda agricola è quindi anche una questione di vitalità delle comunità rurali.

Il sostegno a Perrier diventa così il simbolo di un principio più ampio: la solidarietà economica può diventare una forma di politica del territorio. Non sostituisce le istituzioni, non cancella la necessità di regole adeguate e non risolve i problemi strutturali dell'agricoltura, ma permette di costruire quella rete che può fare la differenza nel momento in cui un'impresa rischia di non farcela.

E proprio la vicenda sanitaria suggerisce un'ulteriore riflessione: le politiche di prevenzione e sostegno devono essere capaci di tenere conto anche delle situazioni che si collocano ai margini delle categorie previste dalla normativa. L'obiettivo non può essere soltanto intervenire quando un'emergenza è già formalmente riconosciuta, ma anche evitare che una perdita produttiva eccezionale si trasformi in una crisi irreversibile.

Per Daniele Perrier, intanto, la sfida è quella di tornare lentamente alla normalità. La strada sarà lunga e il contributo di Confagricoltura non potrà certamente cancellare ciò che è accaduto. Ma in agricoltura, e ancora di più nell'allevamento di montagna, ripartire significa spesso avere qualcuno accanto mentre si ricomincia.

Morena Danna lo riassume nella filosofia che ha guidato l'intervento: «Essere presenti quando un'azienda attraversa un momento di difficoltà e cercare di dare risposte concrete agli imprenditori agricoli». È una frase semplice, ma contiene una questione molto più grande della singola vicenda di Arvier.

Perché sostenere un allevatore che rischia di perdere la propria azienda significa, in ultima analisi, sostenere una parte del territorio nel quale quell'azienda opera. Significa riconoscere che l'agricoltura valdostana non è soltanto produzione, ma anche presidio umano, economia locale, paesaggio e continuità di una cultura alpina. E significa ricordare che, davanti alle difficoltà, la forza di una comunità si misura anche dalla capacità di non lasciare solo chi è stato colpito.

In questo senso, i 5.000 euro destinati a Perrier valgono più della loro cifra: sono un gesto concreto, ma anche un messaggio. Un'azienda può trovarsi in difficoltà da sola, ma non dovrebbe essere costretta ad affrontare da sola la strada della ripartenza.

pi.mi.

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