Si è chiusa nei giorni scorsi ad Arnad la 53ª edizione della Festa del Lard d’Arnad, uno degli appuntamenti più conosciuti dell’estate valdostana.
Una festa che quest’anno si è arricchita di un elemento particolarmente significativo: un’eliminatoria delle Batailles de Reines.
Un incontro tutt’altro che casuale. Da una parte uno dei prodotti simbolo della nostra terra, il Lard d’Arnad DOP; dall’altra una delle tradizioni più radicate nella civiltà rurale valdostana. Due mondi che appartengono alla stessa storia e che ci ricordano quanto una comunità si racconti anche attraverso ciò che produce, alleva, cucina e porta sulla propria tavola.
Durante tutta l’estate, in molti comuni della Valle d’Aosta, si sono susseguiti appuntamenti dedicati ai prodotti e ai piatti della nostra tradizione.
Sono manifestazioni che spesso chiamiamo semplicemente sagre o feste, ma che possono avere un valore ben più importante.
Perché il cibo non è soltanto cibo.
Dietro un prodotto tradizionale ci sono un territorio, un clima, un modo di coltivare e di allevare. Ci sono generazioni di uomini e donne che hanno imparato a utilizzare ciò che la montagna poteva offrire. Ci sono tecniche tramandate nelle famiglie, parole dei nostri patois, ricette, stagioni e ritmi di lavoro.
Il Lard d’Arnad ne è un esempio straordinario. La sua storia attraversa i secoli e la sua lavorazione conserva ancora elementi strettamente legati al territorio. Non è semplicemente un prodotto da assaggiare: è un pezzo della nostra storia.
Lo stesso vale per la Fontina, il Jambon de Bosses, i formaggi d’alpeggio, il pane nero, le castagne, i vini delle nostre montagne, le carni e le tante produzioni che caratterizzano le diverse vallate.
Conoscere questi prodotti significa conoscere meglio la terra in cui viviamo.
Proprio partendo da questa considerazione credo sia necessaria anche una riflessione sul tipo di feste che proponiamo nei nostri paesi.
Va riconosciuto il grande lavoro delle Pro Loco, dei comitati e delle associazioni che animano le nostre comunità, quasi sempre grazie all’impegno gratuito di tanti volontari. Senza di loro molti paesi sarebbero certamente più poveri di occasioni di incontro e socialità.
Ma proprio per questo possiamo chiederci quale messaggio vogliamo trasmettere attraverso queste manifestazioni.
Negli ultimi anni abbiamo visto anche in Valle d’Aosta feste dedicate al pesce, alla pasta alla carbonara, alla pizza, alla Paella, e ad altre specialità che appartengono certamente alla grande ricchezza gastronomica italiana ed europea, ma che poco hanno a che vedere con la nostra storia e con il nostro territorio.
Non è una questione di chiusura. Una buona carbonara o una pizza o una paella sono naturalmente benvenute sulle nostre tavole.
Il problema è un altro: se mobilitiamo volontari, utilizziamo spazi pubblici e organizziamo un’intera comunità per una festa, perché non partire innanzitutto da ciò che quella comunità e quel territorio possono raccontare?
Una sagra dovrebbe essere anche un’occasione di conoscenza. Potrebbe raccontare un prodotto, una ricetta, una lavorazione. Potrebbe diventare l’occasione per riscoprire una tradizione dimenticata, recuperando la memoria degli anziani e trasmettendola alle nuove generazioni.
Abbiamo una ricchezza gastronomica enorme e probabilmente ancora molto da riscoprire. Prima di organizzare l’ennesima festa della pizza, della paella o della carbonara, chiediamoci se nei nostri villaggi non esista una ricetta, un prodotto, una tradizione agricola o un’antica consuetudine alimentare che meriterebbe di essere recuperata e raccontata.
Non è un aspetto secondario.
Autonomia, lingua, cultura e storia sono certamente i pilastri della nostra specificità, ma questa vive anche nelle scelte quotidiane: in ciò che coltiviamo, alleviamo, produciamo, cuciniamo e persino in ciò che decidiamo di festeggiare.
In un mondo nel quale tutto tende sempre più ad assomigliarsi, la differenza diventa un valore.
Per una piccola regione alpina come la nostra, custodire le proprie peculiarità non significa guardare nostalgicamente al passato. Significa trasformarle in una risorsa per il futuro, anche economica e turistica.
Ad Arnad, mettere insieme il Lard DOP e le Batailles de Reines ha significato proprio questo: unire due espressioni della stessa cultura di montagna.
La sfida è mantenere autentiche le nostre tradizioni e, proprio per questo, renderle interessanti anche per chi viene a visitarci. Chi sceglie la Valle d’Aosta deve poter trovare qui qualcosa che altrove non trova: sapori, prodotti, paesaggi e storie che parlino davvero di questa terra.
Promuovere i nostri prodotti significa infatti sostenere agricoltori, allevatori e artigiani, mantenere vivi gli alpeggi e il paesaggio, creare economia locale e offrire prospettive alle comunità.
E significa affermare una cosa molto semplice: non dobbiamo avere paura di essere diversi.
Se le nostre sagre diventano uguali a quelle che possiamo trovare in qualsiasi altra parte d’Italia, perdiamo un’occasione.
Se invece raccontano ciò che nasce qui, ciò che è stato tramandato qui e ciò che altrove non si può trovare, diventano qualcosa di molto più importante di una festa.
Diventano un modo per raccontare chi siamo.













