C’è un tema che accomuna molti piccoli Comuni, in Valle d’Aosta come in Piemonte: la necessità di fare molto con risorse spesso limitate. È proprio in questa dimensione amministrativa, dove un intervento relativamente contenuto può produrre effetti importanti sulla qualità della vita di una comunità, che assume particolare interesse l’apertura di due nuovi strumenti della Fondazione CRT.
A partire da 1 settembre 2026, infatti, i piccoli Comuni dei due territori possono guardare a un autunno che offre opportunità finanziarie su due fronti diversi ma strettamente collegati: la sicurezza e la resilienza del territorio da una parte, la capacità di riattivare comunità e spazi pubblici dall’altra. I destinatari sono i Comuni con meno di 5.000 abitanti, una platea particolarmente significativa per la realtà valdostana, caratterizzata da una forte presenza di amministrazioni di dimensione ridotta.
La presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi, sintetizza la filosofia dell’intervento sottolineando che «quest’anno l’impegno della Fondazione CRT per i piccoli Comuni, linfa dei nostri territori, si rafforza ulteriormente». Una scelta che, sul piano amministrativo, significa provare a sostenere quegli enti che spesso devono confrontarsi contemporaneamente con fragilità finanziarie, territori complessi da gestire e una crescente domanda di servizi.
Il primo strumento è il bando «Piccoli Comuni – Cantieri per l’Ambiente e il Territorio», già aperto e dedicato agli interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico, alla gestione sostenibile delle risorse idriche e all’adattamento ai cambiamenti climatici. Le candidature potranno essere presentate fino al 30 settembre 2026.
La novità di questa edizione riguarda anche l’ampliamento della platea dei beneficiari e una maggiore attenzione alla capacità dei Comuni di lavorare insieme. Il bando valorizza infatti le aggregazioni tra enti, il coinvolgimento del sistema della Protezione civile e l’utilizzo di soluzioni tecniche avanzate per la prevenzione del dissesto, anche attraverso il contributo di soggetti scientifici e tecnici qualificati.
Per amministrazioni che governano territori montani, questo aspetto non è secondario. La manutenzione del territorio, la prevenzione dei rischi e la gestione delle risorse idriche non sono più soltanto questioni legate all’emergenza, ma rappresentano una componente strutturale delle politiche locali. Gli effetti degli eventi meteorologici estremi rendono infatti sempre più necessario passare da una logica prevalentemente reattiva a una strategia di prevenzione.
Anche la dimensione economica del bando può incidere sulle scelte degli amministratori. Sono previste due linee di intervento: contributi fino a 30.000 euro per singoli Comuni o Unioni di Comuni, con un cofinanziamento minimo del 25%, e contributi fino a 40.000 euro per ciascun Comune nell’ambito di progetti aggregati, fino a un massimo complessivo di 120.000 euro, con un cofinanziamento minimo del 20%.
Non si tratta, dunque, soltanto di ottenere un contributo per realizzare un'opera. La possibilità di costruire progetti condivisi tra amministrazioni può diventare anche uno stimolo a rafforzare forme di cooperazione istituzionale, particolarmente importanti nei territori dove la dimensione dei singoli Comuni rende difficile sostenere autonomamente investimenti, progettazione e gestione.
Il bando introduce inoltre una dimensione sociale che merita attenzione: saranno valorizzati anche i progetti di sensibilizzazione ambientale e quelli in grado di creare opportunità di inserimento lavorativo per giovani e persone in situazione di fragilità. La tutela del territorio, quindi, viene collegata alla costruzione di nuove opportunità economiche e sociali.
È su questo terreno che si inserisce il secondo appuntamento dell’autunno della Fondazione CRT. Dal 14 settembre al 30 ottobre 2026 sarà infatti possibile partecipare a «Legàmi in Comune», il nuovo bando dedicato alla rigenerazione comunitaria.
L'obiettivo è trasformare spazi comunali inutilizzati o sottoutilizzati in luoghi di partecipazione, cittadinanza attiva e protagonismo giovanile, con una particolare attenzione alla fascia degli under 35. Il contributo massimo previsto è di 60.000 euro per progetto, con un cofinanziamento minimo del 20%.
La prospettiva cambia, ma il problema affrontato resta quello della vitalità dei piccoli centri. Un edificio comunale inutilizzato, una struttura che ha perso la propria funzione originaria o uno spazio pubblico poco frequentato possono diventare, attraverso un progetto condiviso, luoghi destinati alle associazioni, ai giovani, alle attività sociali e alla partecipazione civica.
È un tema politico prima ancora che edilizio. Nei piccoli Comuni la disponibilità di spazi e servizi rappresenta infatti una componente della qualità della vita e può incidere sulla capacità di una comunità di mantenersi viva. Se da un lato occorre impedire che il territorio venga abbandonato, dall’altro è necessario creare le condizioni perché chi vi abita, soprattutto le generazioni più giovani, possa trovare occasioni di incontro, iniziativa e partecipazione.
«Da un lato interveniamo per salvaguardare il territorio dal dissesto idrogeologico, una sfida resa sempre più urgente visti gli effetti del cambiamento climatico; dall’altro investiamo nella vitalità delle comunità», osserva Anna Maria Poggi, indicando così una linea che tiene insieme sicurezza ambientale e coesione sociale. E aggiunge che l’obiettivo è sostenere iniziative capaci di «restituire nuova vita a spazi spesso inutilizzati rendendoli luoghi di incontro, partecipazione e crescita», con particolare attenzione alle giovani generazioni.
Per le amministrazioni valdostane la possibilità è quindi duplice. Da una parte ci sono risorse per intervenire sulla fragilità fisica del territorio; dall’altra uno strumento per affrontare una fragilità diversa ma altrettanto importante, quella del progressivo indebolimento delle occasioni di socialità e partecipazione.
La sfida, per i sindaci e per le amministrazioni, sarà trasformare i bandi in progetti realmente cantierabili e capaci di produrre effetti duraturi. Non basta infatti intercettare una risorsa: occorre avere una visione, individuare le priorità, costruire partenariati e, quando possibile, mettere in rete più Comuni, associazioni, scuole e realtà del Terzo settore.
È proprio questa la dimensione più interessante dell'iniziativa della Fondazione CRT: non soltanto finanziare singoli interventi, ma incentivare una diversa capacità amministrativa. Nei piccoli territori, dove le risorse umane ed economiche sono inevitabilmente più contenute, fare sistema può diventare una condizione per aumentare la qualità e la quantità degli interventi.
E in un momento nel quale ai Comuni viene chiesto di affrontare contemporaneamente cambiamento climatico, sicurezza del territorio, spopolamento, invecchiamento della popolazione e difficoltà nel garantire servizi, ogni opportunità finanziaria diventa anche una questione di autonomia decisionale. Saper intercettare risorse esterne senza perdere la capacità di definire localmente le priorità può infatti rafforzare il ruolo delle amministrazioni e delle comunità.

Il messaggio della presidente Anna Maria Poggi (nella foto) va proprio in questa direzione quando definisce i piccoli Comuni «linfa dei nostri territori». Un riconoscimento che assume un significato più ampio: la tenuta dei territori passa anche dalla possibilità di mettere le amministrazioni nelle condizioni di investire, prevenire e progettare.
Per la Valle d’Aosta, dove la dimensione comunale ridotta convive con una particolare complessità geografica e ambientale, la partita è dunque aperta. I bandi della Fondazione CRT non possono certamente risolvere da soli i problemi strutturali dei piccoli Comuni, ma rappresentano una leva aggiuntiva. E la capacità di utilizzarla bene può fare la differenza tra una risorsa semplicemente intercettata e un investimento capace di lasciare un segno nella comunità.
Come sottolinea ancora Poggi, l’obiettivo è sostenere iniziative che sappiano trasformare gli spazi e le risorse in «luoghi di incontro, partecipazione e crescita». È una prospettiva che allarga il significato dei due bandi oltre la singola opera finanziata: la sicurezza del territorio e la vitalità delle comunità diventano due facce della stessa idea di futuro per i piccoli Comuni.













