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ATTUALITÀ | 28 agosto 2026, 08:00

Cima Piana e Roccia Corba – un anello perfetto al Colle Bione

Un anello tra Val di Susa e Val Sangone, alla scoperta di due cime poco frequentate. Un itinerario pensato anche nell’ambito del progetto dedicato al Parkinsonismo, con il Colle Bione e la sua suggestiva chiesetta della Madonna della Neve a fare da punto di riferimento

In marcia verso la prima vetta (Cima Piana) - ph Lodovico Marchisio

In marcia verso la prima vetta (Cima Piana) - ph Lodovico Marchisio

Un importantissimo anello con due cime, scoperto quando ho ritrovato la Roccia Corba tra i miei appunti del passato. Ho così potuto unire ad anello le due vette, arrivando con il fuoristrada fino ai “Tre Roc” (1.373 m), per individuare altre montagne adatte al progetto di cura del Parkinson, visto che il tempo stringe.

Questo percorso è oggi molto frequentato dagli appassionati di mountain bike, mentre sono poche le jeep che ancora si avventurano lungo la sterrata, fatta eccezione per quella di un malgaro che porta la sua mandria nei pascoli del vicino Colle Bione.

Il Colle Bione è invece una meta molto frequentata dagli escursionisti, che partono a piedi dal Colle Braida (1.007 m) e impiegano circa due ore per raggiungerlo attraverso il Sentiero 435, facile e panoramico.

Il sentiero sale in cresta, a lato della sterrata in disuso, e ci si trova a camminare tra la Val di Susa e la Val Sangone, in uno scenario mozzafiato. Il percorso non presenta grossi dislivelli e, al Colle Bione (1.430 m), sorge dal 1900 la piccola e graziosa chiesetta della Madonna della Neve.

L’anello

Il percorso individuato per il Parkinsonismo è il seguente. Lasciata la jeep a lato dello slargo dei “Tre Roc”, alla nostra quota di partenza di 1.373 m, iniziamo l’anello a piedi.

Con un’auto normale occorre parcheggiare al Colle Braida (1.007 m), aggiungendo circa 370 metri di dislivello e un’ora e un quarto di cammino.

All’andata si prosegue sulla sterrata malconcia che passa ai piedi della Roccia Corba. Per chi non scala le sue vie alpinistiche, alte più di 100 metri, per raggiungerne la vetta bisogna però attendere l’anello alto di rientro.

Si prosegue quindi fino a un cancelletto ad apertura manuale, il cui transito è consentito a patto di richiuderlo, perché nei pascoli sono presenti le mucche del margaro citato all’inizio.

Oltre la sbarra d’uscita c’è la possibilità di raggiungere in piano il Colle Bione in circa 15 minuti. In questo modo, però, ci si precluderebbe la possibilità di toccare le due cime dell’anello che proponiamo.

Dalla Cima Piana, come detto poc’anzi, è infatti possibile effettuare una digressione di andata e ritorno di circa mezz’ora al Colle Bione, senza rinunciare all’anello. Dalla Cima Piana il percorso prosegue poi in direzione del punto di partenza, lungo un sentiero ben marcato che raggiunge tutte le alture della cresta, anche se sulla cartina la vetta considerata è la Cima Piana.

Il cartello col nome locale - ph Roberta Maffiodo

Il sentiero è a tratti invaso dal fogliame, dal quale affiorano alcune sparute roccette, ma diventa decisamente più roccioso quando inizia a scendere più rapidamente.

Si raggiunge così un primo affioramento roccioso che inizialmente ci inquietava, perché irraggiungibile dall’alto. Temevamo fosse la nostra seconda meta, la Roccia Corba, che invece ci appare come in un bel sogno poco più in basso, sulla destra del sentiero, raggiungibile in pochi minuti e contrassegnata anche da un cartello in lingua locale: “Rochi Corba”.

Dato che mi preme raggiungerne in solitaria la vetta per i nostri esperimenti, utilizzo per la discesa una catena fissata a due fittoni resinati, affacciati su un vuoto di circa 100 metri verso valle, ai quali faccio passare la mia corda d’emergenza.

Per raggiungere la cima e tornare sul sentiero occorrono circa 15 minuti.

Da qui, avendo lasciato la jeep nel punto esatto da cui sbuca il sentiero in discesa, concludiamo questa bella avventura affrontando un tratto finale un po’ “spacca-gambe”.

Il sentiero si sviluppa infatti dentro un solco fangoso che avrebbe potuto crearci molte più preoccupazioni se un improvviso, quanto fortunatamente sparuto, temporale avesse rovesciato acqua sul serio.

Dalla Roccia Corba all’auto, in discesa, calcolare circa 25 minuti a passo molto lento.

Lodovico salito in solitaria in cima a Roccia Corba - ph Roberta Maffiodo

NOTE TECNICHE

Accesso: da Giaveno o da Avigliana si transita obbligatoriamente per raggiungere il Colle Braida. Da qui, solo se si possiede una jeep ben funzionante, ci si può avventurare sulla sterrata, non essendoci divieti, fino al punto in cui abbiamo parcheggiato noi, ai Tre Roc. Sono circa 5 km dal Colle Braida.

Dislivello totale: circa 200 m, considerando i saliscendi della cresta.

Consigliabile: molto, per le due cime abbinabili in un bellissimo anello, e ancora di più se si prosegue da Cima Piana con il saliscendi al Colle Bione. L’andata e ritorno richiede circa un’ora in più, con meno di 100 metri di dislivello.

Tempo di andata: 1 ora e 15 minuti, senza la digressione al Colle Bione.

Tempo di ritorno: 1 ora e 45 minuti, toccando anche la cima della Roccia Corba (1.489 m).

Tempo totale: circa 3 ore.

Difficoltà: E (facile). La salita alla Roccia Corba è esposta; è utile una corda.

Data: 25 luglio 2026.

Segno di vetta: un ometto in pietra.

Di Lodovico Marchisio Foto di Roberta Maffiodo

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