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ATTUALITÀ | 05 agosto 2026, 12:00

La giustizia negata

otremmo aprire con «Un anno dopo, la verità»; sarebbe però un titolo ottimista e, in questa vicenda, l'ottimismo è merce rara quanto una raccomandata SEND consegnata a chi di dovere. Meglio dunque La giustizia negata: sobrio, istituzionale e soprattutto verificato sul campo. Perché di verifiche, in questo caso, ne sono state promesse tante e mantenute pochissime

Immagine generata con intelligenza artificiale

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Ricapitoliamo, con il tono compassato che la vicenda meriterebbe se solo qualcuno, tra un anno e l'altro, si fosse degnato di darle una conclusione.

Aprile 2025 — Esplode il caso. I primi titoli parlano chiaro: le raccomandate della piattaforma SEND non arrivano, ma le multe maggiorate sì, puntualissime come non lo sono mai le istituzioni.

Il presidente di Federconsumatori Valle d'Aosta, Bruno Albertinelli, annuncia il ricorso alle vie legali e fa notare come in tutta la Valle non esista nemmeno uno sportello dove ritirare le raccomandate: il più vicino è in Piemonte. Un dettaglio logistico che dice più di mille comunicati stampa.

Maggio 2025 — Il Comune di Aosta, colto dal fervore del "corriamo ai ripari", attiva i propri legali e il Consiglio comunale approva all'unanimità una mozione per eliminare le maggiorazioni. Unanimità che, va detto, in politica è merce rara quanto le raccomandate SEND: se tutti sono d'accordo su tutto, viene il sospetto che il problema sia più imbarazzante del previsto.

Novembre 2025 — Il caso, che nel frattempo si era preso una pausa autunnale, torna in Consiglio con due mozioni gemelle di Lega e Renaissance. La consigliera Sylvie Spirli ricorda che è giusto che i cittadini paghino le multe, ma chiede che vengano eliminate almeno le maggiorazioni causate dai disservizi. La consigliera Cristina Dattola, dal canto suo, chiede semplicemente risposte concrete per i cittadini vittime di un sistema che non ha funzionato. Richiesta minima, esaudita al minimo.

La vicesindaca Josette Borre, competente per bilancio e Polizia locale, spiega che il Comune ha fatto segnalazioni e contestato le procedure, restando in attesa di sviluppi. Attesa che, calendario alla mano, dura ormai da oltre un anno.

Febbraio 2026 — Capitolo «i numeri si ridimensionano»: da un migliaio di segnalazioni iniziali si scende, sulla carta, a circa 120, con otto ricorsi pendenti davanti al giudice di pace.

Il sindaco Raffaele Rocco riferisce di aver incontrato le associazioni dei consumatori e ammette che l'annullamento in autotutela delle multe non è percorribile, perché gli oneri della mancata notifica non passano dal Comune.

Nello stesso incontro, Rosina Rosset, dell'associazione consumatori AVCU-SAVT, riassume lo stato d'animo dei cittadini coinvolti dicendo che si sono rivolti in Procura perché stufi di vedere «martirizzati» utenti arrivati a multe anche di mille euro e che, in mancanza di risposte, hanno bussato anche alla Corte dei Conti.

Il comandante della Polizia locale, Fabio Fiore, interpellato sul punto, preferisce non commentare in attesa dell'esito dei ricorsi: la versione istituzionale del "no comment" che tanto piace a chi aspetta.

Il vuoto istituzionale, riassunto per punti

  • Procura della Repubblica: riceve l'esposto delle associazioni e, sembra, anche una denuncia dello stesso Comune (che, a quanto pare, si sente parte lesa quanto i cittadini che hanno pagato le multe raddoppiate). Ad oggi, nessun comunicato pubblico sullo stato delle indagini.
  • Corte dei Conti: destinataria di un secondo esposto, per capire se nella gestione del servizio ci sia stato un danno erariale. Silenzio.

Se davvero, come si mormora tra i cittadini coinvolti, la società incaricata delle notifiche non fosse stata all'altezza dei requisiti previsti dalla normativa sui notificatori certificati, sarebbe bastato dirlo. Anche un secco «Abbiamo verificato e non c'è nulla» avrebbe avuto la dignità di una risposta. Invece resta il suggestivo silenzio delle istituzioni che, a differenza delle multe, non raddoppia mai, ma nemmeno si dimezza.

Che la resistenza a riconoscere l'errore sia più un riflesso che una strategia lo dimostra un'altra vicenda, diversa nell'oggetto ma identica nello spirito.

Il presidente dell'associazione "La Nave dei Disperati", Mario Pitrolino, ha ottenuto dal giudice di pace l'annullamento di una multa per sosta sulle strisce blu, motivata dall'assenza di parcheggi gratuiti nelle vicinanze.

Il Comune ha fatto appello. Ha perso di nuovo, con tanto di condanna alle spese di giudizio.

Pitrolino ha commentato di essere soddisfatto non tanto per la multa in sé, quanto perché due gradi di giudizio hanno confermato la fondatezza delle sue ragioni. Il Comune, dal canto suo, ha precisato che la sentenza non mette in discussione l'intero sistema della sosta a pagamento: un classico "abbiamo perso, ma non contava tanto".

È lo stesso film, cambiano solo gli attori: un cittadino che si rivolge al giudice di pace perché nessun altro gli risponde, una vittoria, un ricorso dell'ente, una seconda sconfitta e una nota stampa che minimizza. Se questo è il livello di ascolto riservato a chi ha ragione secondo due sentenze, si può solo immaginare quello riservato a chi aspetta ancora un esposto in Procura.

A un anno di distanza, il bilancio istituzionale del caso SEND è questo:

  • una mozione approvata all'unanimità;
  • qualche riunione;
  • circa centoventi segnalazioni ancora aperte;
  • otto ricorsi davanti al giudice di pace;
  • due esposti fermi tra Procura e Corte dei Conti.

Di fronte a tanto zelo procedurale, si capisce perché qualche cittadino, esausto, abbia suggerito di tornare in chiesa ad accendere un cero alla Madonna: almeno lassù, si dice, qualcuno guarda giù. Di santi terreni disposti a dire semplicemente "sì" o "no", in Valle d'Aosta, per ora, non se ne vedono.

Chissa se il Sindaco precisatore deve precisare. Aspettiamo

Vittore Lume-Rezoli

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