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Vite in ascesa | 31 luglio 2026, 05:36

Il giro segreto del lago del Moncenisio: tra forti, calanchi e paesaggi dimenticati

Un anello escursionistico poco conosciuto attorno al grande bacino alpino, tra storia napoleonica, antiche vie di transito e angoli selvaggi sospesi tra Italia e Francia

Il lago nella zona dei calanchi e del monolito (ph. Lodovico Marchisio)

Il lago nella zona dei calanchi e del monolito (ph. Lodovico Marchisio)

Il lago e il valico del Moncenisio sono legati da una storia comune, fatta di passaggi strategici, grandi opere e trasformazioni profonde del territorio. Oggi il lago appare come un incantevole specchio d’acqua alpino, ma la sua vicenda prende una svolta decisiva nel 1803, quando Napoleone, consapevole dell’importanza militare e commerciale del valico, fece ricostruire l’ospizio affidandolo all’abate Gadet, realizzare una chiesa e una caserma e avviare la costruzione di una nuova strada.

Il nuovo tracciato abbandonava completamente il vecchio percorso sul versante italiano e individuava, grosso modo, quello ancora oggi utilizzato.

Le comunità di Venaus, Novalesa e Ferrera subirono gravi danni a causa dell’occupazione gratuita degli alberghi destinati al passaggio delle truppe e dei viaggiatori. Numerosi furono anche gli atti di sabotaggio contro la nuova opera.

La strada carrozzabile ebbe immediatamente un forte incremento dei transiti. Nel 1807 Napoleone stabilì inoltre che la piana del Moncenisio diventasse Comune, con capoluogo presso l’Ospizio e con le frazioni della Gran Croce e della Ramasse.

Durante l’inverno, quando la neve rendeva difficili gli spostamenti, venivano utilizzate grandi slitte. Nel frattempo, in soli sedici mesi di lavori, venne realizzata una linea ferroviaria che rimase in funzione dal giugno 1868 al novembre 1871, collegando Susa a Saint-Michel-de-Maurienne.

La ferrovia, parallela alla strada, utilizzava il particolare sistema a cremagliera ideato dall’inglese Fell e attraversava numerose gallerie in muratura o scavate nella roccia, ancora oggi in parte visibili lungo l’attuale strada statale. L’apertura del traforo ferroviario del Frejus nel 1871 rese però questa via di transito rapidamente superata.

Un lago nato dalle grandi opere

Divenuto nel tempo un centro turistico, il Moncenisio vide nel 1921 la costruzione di una prima diga destinata ad alimentare la centrale idroelettrica di Venaus. L’opera raddoppiò la superficie del lago, che all’epoca si trovava ancora in territorio italiano.

Il territorio del Moncenisio divenne francese in seguito al trattato di pace franco-italiano del 10 febbraio 1947.

Seguirono altre dighe, fino a quella attualmente visibile, costruita negli anni Sessanta. Il nuovo sbarramento provocò un ulteriore innalzamento delle acque, sommergendo l’antico ospizio, alcune chiese, abitazioni e strutture militari.

L’attuale diga, posta a 1.979 metri di quota, è lunga 1.400 metri e alta 120 metri. Realizzata in terra e pietrame, raggiunge una larghezza di 60 metri alla base e di 12 metri in cresta, con una capacità complessiva di 315 milioni di metri cubi d’acqua.

L’anello selvaggio del lago

Inizio giro a piedi attorno al lago in zona del Fort Variselle

Per compiere un giro il più completo possibile attorno al lago del Moncenisio si parte dal lato meno frequentato, nei pressi del Fort Variselle, non servito dalla strada statale del valico. Si percorre inizialmente un tratto di strada dissestata e, dopo un breve avvicinamento lungo un sentiero a pochi metri dal lago, il percorso si perde nella vegetazione.

Si sale quindi costeggiando in basso il Fort de Variselle. In questa zona è possibile avvistare volpi, lepri e marmotte, abituali frequentatrici di questi ambienti.

Senza seguire un tracciato obbligato si raggiunge la piccola spiaggetta che dà origine alla caratteristica penisola dai piccoli fiordi di “Prés d’Eau”, nei pressi del “Calanque Doré”.

Si passa così dall’ambiente alpestre a quello palustre: specchi d’acqua tranquilli riflettono cromatismi sorprendenti, creati dal lento movimento delle acque tra i meandri del lago. Non è raro incontrare qualche rana o osservare il volo delle poiane nel cielo.

Attraversato il corso d’acqua, si raggiunge l’altra riva, oltre il profondo calanco terroso scavato dal torrente che ha trovato un terreno morbido nel quale incidere il proprio alveo.

Da questo punto il cammino diventa pianeggiante. Grandi prati verdi accompagnano lo sguardo verso la spettacolare cornice delle montagne circostanti: dalla Punta Roncia al Rocciamelone, dal sovrastante Giusalet fino al Signal du Petit Mont-Cenis, verso il quale ci si dirige.

Tra orridi, calanchi e pietre bianche

Raggiunta la zona delle “Ruines”, un profondo orrido chiamato “Rivers”, dal nome della località omonima, segnala che è giunto il momento di lasciare temporaneamente il lungo lago.

Dal pianoro superiore, senza sporgersi eccessivamente, si può ammirare l’orrido da diverse angolazioni, fino a quando un ripido sentiero permette di entrarvi e attraversarlo nel punto meno incassato.

Fin qui si è percorsa tutta la sponda sinistra del lago, corrispondente alla destra orografica del torrente Cenischia, che nasce proprio dal lago del Moncenisio e scende verso Susa.

Si raggiunge quindi il cascinale de “La Vachère”, vicino a un altro piccolo immissario dall’aspetto meno selvaggio. Qui si torna sul lato della strada statale del Moncenisio, che tuttavia non verrà mai intercettata durante l’intero itinerario.

Proseguendo lungo il bordo del lago si entra in una zona caratterizzata da enormi massi di calcare bianchissimo, che contrastano con il blu intenso delle acque. Nei periodi di parziale svuotamento del bacino emergono profonde fratture, veri e propri abissi naturali, alcuni dei quali superano i cento metri di profondità e sono invasi dall’acqua.

Si attraversa così la località “Burdin” fino alla zona di “Toet”, dove il paesaggio diventa ancora più spettacolare.

Chi percorre in automobile la statale verso Lanslevillard, nei pressi del torrente Roncia, dopo aver superato la zona della chiesetta e dei bar di Plan des Fontainettes, può osservare in basso un curioso monolite che emerge da un profondo orrido aperto verso il lago.

Il sentiero sale lungo un calanco e attraversa alcune doline trasformate in piccole vasche d’acqua. È un ambiente selvaggio, dove in pochi metri si concentra una bellezza aspra e sorprendente.

Il ritorno attraverso il giardino botanico alpino

Seguendo la riva del lago nella zona chiamata in italiano “Le Pietre Bianche”, il percorso resta accessibile e non richiede capacità alpinistiche, fino a raggiungere il grande monolite alto una ventina di metri già citato.

Il luogo è impressionante ma affascinante. Il fragore di una bella cascata, generata dall’incassato e impetuoso torrente Roncia, completa il fascino dell’ambiente.

Un sentiero a mezza costa conduce quindi al “Plan des Fontainettes”, dove si trova la caratteristica chiesa a forma di piramide.

Il sito ospita anche un sentiero-natura che propone una breve escursione attraverso una flora non spontanea, ma introdotta per creare un giardino botanico con molte specie presenti sulle Alpi.

Abbandonando invece il sentiero-natura nel punto della sua svolta più bassa, un’altra traccia scende nuovamente verso il bordo del lago, che non viene più abbandonato fino allo sbarramento iniziale.

Attraversando a piedi la diga si ritorna così al punto di partenza, completando l’anello del lago del Moncenisio con vista finale sul Fort Variselle.

Sulle rive del lago

Note tecniche

Quota massima raggiungibile: 2.084 metri (il punto più elevato del percorso).

Tipo di percorso: escursionismo “avventura”, con un anello inconsueto attorno al lago, interamente in territorio francese, sul valico del Colle del Moncenisio che divide la Valle Cenischia dalla Val dell’Arc.

Durata: circa 6 ore, comprese varianti e soste.

Dislivello: limitato, con continui saliscendi lungo la sponda del lago; circa 200 metri complessivi nell’arco della giornata.

Difficoltà: EE (escursionisti esperti) considerando i tratti volutamente esposti per ammirare al meglio i calanchi. Evitando queste varianti, il percorso diventa elementare e adatto a tutti (T).

Materiale consigliato: una pila per esplorare eventuali pozzi naturali e uno spezzone di corda per chi desidera affrontare volontariamente i tratti più impervi nei calanchi.

Accesso: Fort di Variselle (diga del lago del Moncenisio, 1.921 m). Raggiungere le ultime curve della zona della Gran Scala, paradiso invernale per gli ice-climbers, fino all’ex dogana francese. Dopo la casermetta, sulla sinistra in salita, seguire la strada sotto la diga passando accanto all’Hotel Malamot.

La strada è dissestata: è preferibile raggiungerla dalla statale del valico, tre tornanti sopra la frontiera francese.

Arrivati al Fort Variselle, nei pressi del “Barrage du Mont Cenis”, lasciare l’auto in uno slargo prima della strada sterrata che attraversa la diga. È possibile parcheggiare indifferentemente sui due lati dello sbarramento, poiché il ritorno avverrà a piedi attraversando il “Barrage”.

Cartografia: IGC Valli di Lanzo e Moncenisio n. 2 – scala 1:50.000.

Lodovico Marchisio

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