La prevenzione non è soltanto una questione sanitaria, ma rappresenta anche una scelta culturale e sociale. È da questo principio che ha preso forma l'iniziativa organizzata da World Friends ETS nella mattinata di sabato 27 giugno 2026, quando il Parco Alveare Verde di Avigliana, con il patrocinio del Comune, è diventato un luogo di incontro tra cittadini e professionisti della salute. Dalle 10 alle 14, medici e infermieri hanno accolto i partecipanti offrendo gratuitamente un "profilo di salute" personalizzato, con l'obiettivo di sensibilizzare sull'importanza della diagnosi precoce e dei corretti stili di vita.
Fondata nel 2001, con sedi a Roma e Nairobi, World Friends ETS opera da oltre vent'anni nella cooperazione internazionale, sviluppando progetti in Kenya, in altri Paesi africani e in Italia. L'associazione concentra il proprio impegno sulla tutela del diritto alla salute, con particolare attenzione alla salute materno-infantile, alla promozione delle donne e dei giovani, alla formazione professionale e al sostegno delle fasce più fragili della popolazione. In Italia, una parte significativa dell'attività è rivolta alle persone senza dimora, in particolare nell'area torinese, mentre in Africa l'obiettivo rimane quello di rafforzare i sistemi sanitari locali e favorire l'autonomia delle comunità.
Paolo Leoncini
L'evento di Avigliana ha voluto tradurre questi principi in un'azione concreta. Oltre agli screening e alla distribuzione di materiale informativo, sono stati attivati sportelli di ascolto nei quali professionisti della medicina e dell'assistenza infermieristica hanno guidato i cittadini nella definizione di un quadro personalizzato del proprio stato di salute. Un confronto riservato, basato su criteri scientifici, che ha permesso di individuare eventuali fattori di rischio e di promuovere la cultura della prevenzione.
Il messaggio è stato semplice ma fondamentale: molte patologie possono essere affrontate con maggiore efficacia se individuate nelle fasi iniziali. Una strategia che, oltre a migliorare la qualità della vita delle persone, contribuisce anche a rendere più sostenibile il Servizio sanitario nazionale, riducendo il peso delle cure più complesse e costose.
Durante la giornata è stato ricordato come la medicina moderna attribuisca sempre maggiore valore alla qualità della vita oltre che alla sua durata. Da qui il richiamo ai quattro pilastri della prevenzione: attività fisica regolare, alimentazione equilibrata, riduzione dello stress e almeno otto ore di sonno per notte. Indicazioni apparentemente semplici, ma spesso difficili da trasformare in abitudini quotidiane. Gli operatori hanno sottolineato come la vera sfida sia proprio la costanza, ricordando che almeno 40 minuti di attività fisica al giorno, oppure tre ore alla settimana, contribuiscono a ridurre il rischio cardiovascolare, a prevenire numerose patologie oncologiche e a rallentare la progressione di alcune malattie neurodegenerative.
Particolarmente significativa è stata la presenza dell'alpinista e scrittore Lodovico Marchisio, che ha portato la propria esperienza personale nella convivenza con il morbo di Parkinson. Attraverso il racconto della sua storia, Marchisio ha spiegato come la montagna rappresenti per lui una vera forma di terapia, perché favorisce il movimento, contribuisce al benessere psicologico e migliora la qualità del sonno, naturalmente seguendo tutte le necessarie indicazioni mediche.
Da questa esperienza nasce anche un progetto sviluppato insieme al medico Paolo Leoncini, finalizzato a promuovere la pratica controllata dell'alpinismo e dello sci tra persone affette da Parkinson. L'iniziativa, attualmente alla ricerca di uno sponsor, punta a dimostrare i benefici dell'attività in ambiente montano attraverso esperienze già documentate da filmati e osservazioni cliniche.
La figura di Paolo Leoncini unisce due percorsi apparentemente distanti ma profondamente complementari. Medico d'urgenza e biologo, dopo una lunga esperienza nella cooperazione internazionale e nella medicina nei Paesi in via di sviluppo, oggi coordina un ambulatorio dedicato alle persone senza dimora e in condizioni di fragilità nell'area torinese. Parallelamente ha coltivato una brillante carriera sportiva come arrampicatore, partecipando a semifinali di Coppa del Mondo di boulder e raggiungendo livelli di eccellenza nell'arrampicata sportiva. Un doppio percorso che gli ha consentito di sviluppare una particolare attenzione agli effetti dell'attività fisica sulla salute.
La manifestazione si è conclusa con una dimostrazione pratica di primo soccorso, comprendente le tecniche di rianimazione cardiopolmonare, la disostruzione pediatrica e l'utilizzo del defibrillatore semiautomatico. Attraverso esercitazioni con un manichino, i partecipanti hanno potuto apprendere le principali manovre salvavita, ribadendo che la prevenzione passa non soltanto dagli stili di vita, ma anche dalla capacità dei cittadini di intervenire correttamente nelle emergenze.
L'iniziativa di Avigliana dimostra come la promozione della salute possa uscire dagli ambulatori per raggiungere direttamente le persone nei luoghi della vita quotidiana. In un momento in cui la sostenibilità dei sistemi sanitari rappresenta una delle principali sfide delle politiche pubbliche, investire nella prevenzione, nella formazione dei cittadini e nella diffusione di una cultura della salute significa non solo ridurre il peso delle malattie, ma rafforzare la coesione sociale e costruire comunità più consapevoli e resilienti.












