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ECONOMIA | 30 luglio 2026, 20:55

Casinò di Saint-Vincent, il Tribunale ridimensiona l'amministrazione giudiziaria: più autonomia al CdA, ma la sfida della credibilità è appena iniziata

Il provvedimento del Tribunale di Torino restringe il campo dell'amministrazione giudiziaria alla sola attività della Casa da gioco e restituisce agli organi societari la piena gestione dell'azienda. Resta il controllo degli amministratori giudiziari sui processi più delicati, mentre prende forma un percorso condiviso di risanamento. Una decisione che rappresenta un passo avanti, ma che non cancella le criticità emerse negli ultimi mesi né le responsabilità politiche e manageriali che hanno portato il Casinò a questa situazione

Casinò di Saint-Vincent, il Tribunale ridimensiona l'amministrazione giudiziaria: più autonomia al CdA, ma la sfida della credibilità è appena iniziata

A poco più di due mesi dall'applicazione dell'amministrazione giudiziaria, arriva un primo significativo cambio di passo per il Casinò de la Vallée. Con il provvedimento depositato il 30 luglio 2026, il Tribunale di Torino – Sezione Misure di Prevenzione ha infatti ridefinito l'ambito della misura adottata il 19 maggio 2026, limitandola esclusivamente all'attività tipica della Casa da gioco e ai processi direttamente collegati. Una decisione che, nei fatti, restituisce agli organi societari la piena responsabilità della gestione aziendale, pur mantenendo agli amministratori giudiziari un ruolo di affiancamento, indirizzo, controllo e rilascio dei necessari nulla osta.

Il Collegio ha riconosciuto che la società aveva già preso coscienza delle proprie criticità organizzative e aveva avviato autonomamente un percorso di riorganizzazione ben prima dell'intervento della magistratura. Tra gli elementi valorizzati figurano la cessazione dei rapporti di lavoro con i dipendenti coinvolti nelle vicende oggetto d'indagine, la chiusura della cosiddetta "Cassa 44", la risoluzione del contratto con un porteur finito sotto inchiesta, la revisione del modello organizzativo previsto dal Decreto Legislativo 231/2001 e la sostituzione dell'amministratore unico con un consiglio di amministrazione.

Il Tribunale ha quindi ritenuto che non fosse necessario esautorare il management dalle proprie funzioni, riconoscendo che l'attività di risanamento può proseguire con gli amministratori societari al centro della gestione, sotto la supervisione degli amministratori giudiziari. Una scelta che sembra confermare come la misura di prevenzione non fosse destinata a commissariare integralmente l'azienda, bensì a rafforzarne i sistemi di controllo e prevenire il rischio di infiltrazioni o comportamenti illeciti.

Nel comunicato diffuso dalla società viene espresso apprezzamento per il lavoro svolto dagli amministratori giudiziari Corradino Corrado e Ivano Berardi, il cui approccio collaborativo avrebbe consentito di definire rapidamente il reale perimetro delle criticità. La società rivendica inoltre il ruolo svolto dai lavoratori, sostenendo che siano stati proprio dipendenti e collaboratori a voler isolare le eventuali condotte illecite emerse nell'inchiesta, respingendole come estranee alla cultura aziendale.

L'azienda ribadisce inoltre un principio destinato a rimanere centrale nel dibattito pubblico: l'amministrazione giudiziaria prevista dall'articolo 34 del Codice Antimafia non costituisce una sanzione e non implica un giudizio di colpevolezza nei confronti dell'impresa. Si tratta di uno strumento preventivo che mira a rafforzare i presidi organizzativi e consentire il recupero della piena operatività attraverso un percorso di controllo e miglioramento.

I prossimi passaggi sono già scanditi dal calendario fissato dal Tribunale. Entro l'11 settembre 2026 amministratori giudiziari e consiglio di amministrazione dovranno presentare un cronoprogramma condiviso delle attività ancora da completare. L'obiettivo finale è l'adeguamento agli standard previsti dal Regolamento europeo 1624/2024 in materia di antiriciclaggio entro luglio 2027, attraverso il rafforzamento delle funzioni di compliance, internal audit, risk management e dei sistemi di controllo interno.

Se il provvedimento rappresenta senza dubbio una notizia positiva per la società, sarebbe però un errore leggerlo come la conclusione della vicenda. Il ridimensionamento dell'amministrazione giudiziaria non equivale infatti a una piena riabilitazione dell'azienda, ma certifica piuttosto che il percorso di risanamento può proseguire con una diversa distribuzione delle responsabilità. La presenza degli amministratori giudiziari rimane infatti un elemento sostanziale e testimonia che il lavoro da completare è ancora significativo.

Sul piano politico la decisione apre inevitabilmente una nuova fase. Il Casinò resta una società controllata dalla Regione Valle d'Aosta e le criticità emerse negli ultimi mesi pongono interrogativi che vanno oltre le eventuali responsabilità individuali oggetto delle indagini. La vicenda evidenzia infatti limiti nei sistemi di controllo interno e nella governance che difficilmente possono essere attribuiti esclusivamente a singoli comportamenti. Il rafforzamento dei presidi organizzativi richiesto oggi dalla magistratura avrebbe probabilmente dovuto rappresentare un obiettivo ordinario di una partecipata pubblica di questa importanza.

Anche sul piano economico la posta in gioco resta elevata. Il Casinò continua a rappresentare uno dei principali motori occupazionali e turistici della Valle d'Aosta e la sua reputazione costituisce un patrimonio essenziale tanto quanto i risultati di bilancio. Recuperare la fiducia di clienti, operatori economici e istituzioni richiederà tempo e soprattutto continuità nell'applicazione delle nuove regole di controllo.

La decisione del Tribunale offre dunque un segnale di fiducia nei confronti del percorso intrapreso dalla società, ma non autorizza trionfalismi. La vera prova inizierà adesso: dimostrare che i cambiamenti annunciati diventino strutturali e che quanto accaduto non possa ripetersi. Per il Casinò di Saint-Vincent si apre una fase nuova, nella quale la credibilità si misurerà molto meno sulle dichiarazioni e molto di più sulla capacità di trasformare la trasparenza e la legalità in elementi permanenti della propria gestione.

pi.mi.

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