La corsa dei prezzi dei carburanti spinge il governo a intervenire nuovamente, ma con una scelta mirata: lo sconto sulle accise viene ripristinato soltanto per il gasolio, mentre la benzina non beneficerà di alcuna riduzione. La decisione è arrivata nella serata di lunedì 27 luglio, durante la riunione del Consiglio dei ministri, in un momento segnato dall’aumento delle quotazioni energetiche legato alla nuova chiusura dello stretto di Hormuz e ai timori di un ulteriore aggravamento del conflitto in Medio Oriente.
Il provvedimento prevede un taglio complessivo di 17 centesimi al litro sul gasolio, considerando sia la riduzione delle accise sia gli effetti sull’IVA. Lo sconto scatterà dalla mezzanotte del 28 luglio e resterà in vigore fino al 6 agosto. L’intervento dovrebbe riportare il prezzo medio del diesel vicino ai 2 euro al litro, dopo che nei giorni scorsi aveva raggiunto una media di circa 2,18 euro al litro.
La misura avrà un costo per le casse pubbliche di 125 milioni di euro. Il governo ha escluso però l’ipotesi di finanziare l’operazione attraverso un aumento delle accise sui prodotti da fumo, una possibilità che aveva iniziato a circolare nelle ore precedenti. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, durante la conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri, ha chiarito che non ci saranno interventi sulle sigarette.
Una parte consistente delle risorse arriverà dal meccanismo delle cosiddette accise mobili, uno strumento pensato proprio per gestire gli effetti dei forti aumenti dei carburanti. Quando il prezzo della benzina o del gasolio sale, cresce automaticamente anche il gettito IVA incassato dallo Stato, perché l’imposta viene calcolata in percentuale sul valore finale del prodotto. La normativa prevede che una parte di questo maggior introito possa essere utilizzata successivamente per ridurre le accise, compensando almeno in parte l’impatto dei rincari sui cittadini e sulle imprese.
Secondo quanto spiegato da Giorgetti, il governo potrà utilizzare l’extra gettito maturato nel mese di giugno, mentre all’inizio di agosto verranno valutate le entrate aggiuntive generate a luglio. In base a quei dati potrebbe arrivare un nuovo intervento attraverso un decreto-legge da discutere nel Consiglio dei ministri previsto per il 4 agosto.
La scelta di concentrarsi esclusivamente sul gasolio risponde a una valutazione economica precisa. Il diesel, infatti, è il carburante maggiormente utilizzato nel trasporto delle merci, nei settori produttivi e in agricoltura, dove alimenta numerosi mezzi e macchinari. Un aumento del suo prezzo non incide soltanto sulla spesa degli automobilisti, ma si trasferisce lungo tutta la filiera economica: dal costo dei trasporti a quello delle materie prime, fino ai prezzi finali di alimenti, prodotti industriali e servizi.
Il governo punta quindi a evitare un effetto domino sull’inflazione, cercando di proteggere soprattutto imprese e famiglie dagli aumenti indiretti legati alla logistica. La decisione, tuttavia, apre anche un dibattito politico: da una parte c’è chi considera necessario intervenire su un settore strategico per l’economia nazionale, dall’altra chi evidenzia come l’esclusione della benzina lasci senza benefici una parte degli automobilisti e come gli interventi temporanei sui carburanti non affrontino il problema strutturale della dipendenza energetica.
La vicenda conferma quanto i mercati dell’energia restino fortemente condizionati dagli equilibri geopolitici internazionali. Ogni crisi nelle principali aree di produzione o nelle rotte commerciali può trasformarsi rapidamente in un aumento del costo della vita. Per questo il tema dei carburanti non riguarda soltanto il prezzo alla pompa, ma coinvolge competitività economica, politica industriale e capacità di uno Stato di proteggere il potere d’acquisto dei cittadini nelle fasi di maggiore instabilità.













