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ATTUALITÀ ECONOMIA | 27 luglio 2026, 19:41

Crisi idrica, la Valle d'Aosta resta in allerta: produzione foraggera in calo del 30% e alpeggi verso una demonticazione anticipata

L'Osservatorio regionale tecnico-politico aggiorna il quadro dell'emergenza: nessuna criticità per l'acqua potabile, ma il settore agricolo continua a pagare il prezzo della siccità. Oltre la metà dei Consorzi di miglioramento fondiario segnala difficoltà medio-alte e il 78% dei conduttori d'alpeggio prevede di scendere a valle con oltre dieci giorni di anticipo

Crisi idrica, la Valle d'Aosta resta in allerta: produzione foraggera in calo del 30% e alpeggi verso una demonticazione anticipata

La crisi idrica continua a rappresentare una delle principali emergenze ambientali e produttive della Valle d'Aosta. Se l'approvvigionamento di acqua potabile resta sotto controllo, grazie anche ad alcuni interventi straordinari, il comparto agricolo mostra segnali sempre più preoccupanti di sofferenza, con ripercussioni dirette sulla produzione foraggera, sulla gestione degli alpeggi e sull'intero sistema economico legato alla montagna. È il quadro emerso dalla riunione dell'Osservatorio regionale tecnico-politico sulla crisi idrica, convocata oggi, dopo il primo incontro del 26 giugno, per fare il punto sull'evoluzione della situazione e valutare le eventuali misure da adottare nelle prossime settimane.

L'incontro è stato coordinato dagli assessori regionali Davide Sapinet, titolare delle Opere pubbliche, Territorio e Ambiente, e Speranza Girod, responsabile dell'Agricoltura e Risorse naturali. Attorno al tavolo si sono riuniti dirigenti e tecnici dell'Amministrazione regionale insieme ai rappresentanti del CPEL, dell'ARPA Valle d'Aosta, della CVA e del BIM, a conferma della natura trasversale di un fenomeno che coinvolge ambiente, agricoltura, gestione delle risorse idriche e protezione del territorio.

Nel corso della riunione il Centro Funzionale Regionale e l'ARPA Valle d'Aosta, in collaborazione con la Fondazione CIMA, hanno illustrato l'aggiornamento dei dati meteorologici e climatici stagionali, mentre i tecnici dell'Assessorato all'Agricoltura hanno presentato le segnalazioni provenienti dai Consorzi di miglioramento fondiario. Il dato più significativo riguarda la fascia centrale della regione, dove la produzione foraggera evidenzia anomalie importanti rispetto alle medie storiche, confermando gli effetti di una stagione caratterizzata da una disponibilità idrica insufficiente.

Sul fronte dell'acqua destinata al consumo umano, il BIM ha invece riferito che non sono emerse criticità nell'alimentazione degli acquedotti comunali. La continuità del servizio è stata garantita anche grazie a prelievi straordinari da corpi idrici superficiali, autorizzati per soddisfare esigenze puntuali e limitate, evitando così ripercussioni sulla popolazione.

L'Osservatorio ha inoltre analizzato i dati dell'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po. Se lungo il tratto terminale del Po la situazione mostra segnali di miglioramento grazie alla progressiva diminuzione del fabbisogno irriguo, permane invece una fase delicata in Piemonte, dove colture come riso e mais continuano a richiedere ingenti quantitativi d'acqua. Un contesto che conferma come la gestione della risorsa idrica non possa essere affrontata esclusivamente su scala regionale, ma richieda un coordinamento sempre più stretto all'interno dell'intero bacino idrografico.

Particolarmente significativo il richiamo degli assessori regionali alla necessità di mantenere alta l'attenzione. Davide Sapinet ha sottolineato che «la convocazione periodica dell'Osservatorio è fondamentale perché ci consente di avere un quadro costantemente aggiornato della situazione, grazie al contributo di tutte le strutture e degli enti coinvolti», spiegando che «il monitoraggio continuo dei dati ci permette di valutare tempestivamente l'eventuale necessità di adottare nelle prossime settimane misure emergenziali e, allo stesso tempo, di individuare gli interventi infrastrutturali necessari per accrescere la capacità del territorio di rispondere a condizioni climatiche sempre più complesse».

In primo piano gli assessori Davide Sapinet e Speranza Girod

Ancora più netto il quadro delineato dall'assessora Speranza Girod, che ha evidenziato come «grazie al monitoraggio attivato per seguire l'evoluzione della crisi idrica, oggi disponiamo di dati oggettivi che confermano una situazione già evidente», precisando che tali informazioni consentono «di individuare gli interventi da attuare nell'immediato e di programmare le azioni necessarie nel medio e lungo periodo». L'assessora ha poi fornito numeri che fotografano la gravità della situazione: «La situazione è più critica rispetto al 2022: oltre la metà dei Consorzi di miglioramento fondiario monitorati ha segnalato difficoltà medio-alte nella disponibilità della risorsa idrica. Inoltre, sulla base delle segnalazioni pervenute, il 78% dei conduttori d'alpeggio prevede di dover anticipare la demonticazione di oltre dieci giorni, mentre la produzione foraggera registra una riduzione del 30%».

Sono dati che raccontano una crisi destinata ad andare ben oltre la semplice gestione dell'emergenza estiva. La riduzione del foraggio comporta infatti maggiori costi per gli allevatori, costretti ad acquistare mangimi aggiuntivi, mentre l'anticipo della demonticazione rischia di modificare gli equilibri economici e organizzativi dell'alpeggio, elemento identitario dell'agricoltura valdostana e presidio fondamentale per la tutela del territorio montano. Parallelamente emerge con sempre maggiore evidenza il tema degli investimenti infrastrutturali: dall'ammodernamento delle reti irrigue ai sistemi di accumulo dell'acqua, fino alle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, destinate a diventare una priorità delle politiche regionali nei prossimi anni.

La prossima riunione dell'Osservatorio è già stata fissata per l'inizio del mese di settembre, quando sarà possibile valutare l'evoluzione delle condizioni meteo e verificare se l'attuale fase critica avrà trovato un parziale sollievo oppure se sarà necessario ricorrere a nuove misure. La sfida, tuttavia, appare ormai strutturale: la crisi idrica non rappresenta più un'emergenza episodica, ma una condizione con cui la Valle d'Aosta dovrà confrontarsi stabilmente, ripensando la gestione della risorsa acqua come uno degli assi strategici per il futuro dell'agricoltura, dell'economia di montagna e della resilienza del territorio.

pi.mi.

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