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Chez Nous | 19 luglio 2026, 08:00

Identité en liquidation

Identità in liquidazione - Identity on Liquidation

Identité en liquidation

C'è una fotografia che racconta meglio di mille convegni sul futuro dell'autonomia valdostana. È quella dei giganteschi manifesti comparsi in questi giorni lungo le strade della Valle d'Aosta per promuovere la "Stella di Pila", la nuova spettacolare infrastruttura panoramica realizzata nel comprensorio sciistico di Pila: una passerella sospesa e un punto di osservazione che si protende nel vuoto, progettati per offrire ai visitatori un'esperienza immersiva con una vista a 360 gradi sulle montagne della Valle d'Aosta e sul massiccio del Monte Bianco. Un'opera destinata a diventare uno dei simboli dell'offerta turistica valdostana. Peccato che, nel presentarla, qualcuno abbia deciso che la Valle d'Aosta non meritasse nemmeno di essere chiamata con le proprie lingue.

I manifesti sono interamente in inglese. Non una parola in italiano, non una in francese. Come se le due lingue ufficiali della nostra Regione fossero un fastidioso retaggio del passato, un dettaglio sacrificabile in nome di un presunto marketing internazionale. Eppure non stiamo parlando della pubblicità di una multinazionale americana, ma di Pila S.p.A., una società il cui 84,69% del capitale è detenuto da Finaosta S.p.A., la finanziaria della Regione autonoma Valle d'Aosta. In altre parole, una società riconducibile direttamente al sistema pubblico regionale, che dovrebbe essere la prima a promuovere e rispettare l'identità del territorio che rappresenta.

In redazione è arrivato il messaggio indignato di un lettore, che pone interrogativi ai quali qualcuno dovrebbe finalmente rispondere: «Ma vi sembra normale che la nostra Regione, a Statuto Speciale, che ha sempre difeso e valorizzato la propria identità culturale e linguistica, dove il bilinguismo è ancora strumento di selezione per l'accesso ai nostri posti di lavoro pubblici a tutela dei residenti e della specificità bilingue, faccia una pubblicità, sul proprio territorio, totalmente in inglese? E per chi? Per noi valdostani? I turisti che vengono qui sanno che la nostra lingua è l'italiano e con ogni probabilità conoscono già la Stella di Pila come la SkyWay. La doppia scritta italiano-inglese, o meglio ancora la tripla versione con il francese, avrebbe davvero compromesso l'immagine della struttura?».

Sono domande che pesano come macigni, perché qui nessuno contesta l'utilizzo dell'inglese. Sarebbe assurdo. Il turismo internazionale impone una comunicazione capace di parlare al mondo. Il problema nasce quando l'inglese non affianca le lingue del territorio, ma le sostituisce completamente. È una differenza sostanziale: nel primo caso si comunica con il mondo senza rinunciare alla propria identità; nel secondo si trasmette il messaggio che quell'identità non abbia più alcun valore.

Ed è questo il vero scandalo. Ogni giorno la Regione rivendica il bilinguismo come uno dei pilastri della propria specialità. Ogni concorso pubblico richiede la conoscenza del francese. Ogni amministratore ricorda quanto la tutela della lingua rappresenti un elemento fondante dell'Autonomia. Poi arriva una campagna pubblicitaria di una società controllata dalla stessa Regione e tutto questo scompare. Italiano e francese vengono cancellati con un colpo di spugna, come se lo Statuto speciale valesse soltanto quando serve a giustificare norme, concorsi e finanziamenti, ma non quando bisogna rappresentare la Valle d'Aosta.

È una contraddizione enorme. Ed è una contraddizione tutta politica.

Per questo non può bastare il silenzio. L'assessore regionale al Turismo deve spiegare se ritiene coerente che una società partecipata dalla Regione promuova una nuova attrazione simbolo della Valle d'Aosta ignorando completamente le due lingue ufficiali del territorio. Ma soprattutto deve intervenire l'assessore regionale alla Cultura, perché la tutela dell'identità linguistica non può ridursi a slogan pronunciati nelle ricorrenze istituzionali o a progetti finanziati con denaro pubblico. Se italiano e francese sono davvero un patrimonio da difendere, allora devono esserlo sempre, anche davanti a un manifesto pubblicitario.

Una risposta è dovuta anche dalla Presidenza della Regione e dai vertici di Finaosta, principale azionista di Pila S.p.A. Possibile che nessuno abbia visto? Possibile che nessuno abbia ritenuto inopportuno cancellare le lingue ufficiali della Valle d'Aosta proprio nel momento in cui si presenta una nuova eccellenza del territorio? Se così fosse, sarebbe ancora più grave, perché significherebbe che questa scelta non è stata percepita come un problema.

E invece lo è. Perché qui non è in discussione soltanto una campagna pubblicitaria. È in discussione la credibilità di chi, ogni giorno, proclama di voler difendere l'identità valdostana. L'autonomia non vive soltanto nelle norme dello Statuto speciale: vive nella coerenza delle istituzioni, nella capacità di dare l'esempio, nella volontà di dimostrare che il bilinguismo non è un orpello folkloristico da esibire nelle cerimonie ufficiali, ma un valore concreto che deve orientare ogni scelta, soprattutto quando a parlare è una società controllata dalla Regione.

Una Valle d'Aosta che diventa straniera a casa propria è una Valle d'Aosta che rinnega se stessa. Nessuno pretende di rinunciare all'inglese, indispensabile per dialogare con il turismo internazionale. Ma proprio perché l'inglese è uno strumento, non può trasformarsi in un sostituto dell'italiano e del francese. Chi governa questa Regione dovrebbe ricordare che il vero elemento distintivo della Valle d'Aosta non è l'imitazione di modelli globali, bensì la sua storia, la sua cultura e il suo patrimonio linguistico.

L'identità valdostana non è un optional da sacrificare sull'altare del marketing. È la ragione stessa per cui esiste l'Autonomia. E se perfino una società pubblica smette di crederci, allora significa che non siamo di fronte a un semplice errore di comunicazione, ma al sintomo di una preoccupante resa culturale. Una resa sulla quale gli assessori competenti non possono continuare a tacere.

Identità in liquidazione

Il existe une image qui raconte mieux que mille colloques sur l’avenir de l’autonomie valdôtaine ce qui est en train de se passer. C’est celle des immenses affiches apparues ces derniers jours le long des routes de la Vallée d’Aoste pour promouvoir la « Stella di Pila », la nouvelle structure panoramique réalisée dans le domaine skiable de Pila : une passerelle suspendue et un point d’observation qui s’avance dans le vide, conçus pour offrir aux visiteurs une expérience immersive avec une vue à 360 degrés sur les montagnes valdôtaines et sur le massif du Mont-Blanc. Une réalisation appelée à devenir l’un des symboles de l’offre touristique valdôtaine. Dommage que, pour la présenter, quelqu’un ait décidé que la Vallée d’Aoste ne méritait même pas d’être appelée avec ses propres langues.

Les affiches sont entièrement en anglais. Pas un mot en italien, pas un mot en français. Comme si les deux langues officielles de notre Région étaient devenues un héritage encombrant du passé, un détail sacrifiable au nom d’un prétendu marketing international. Pourtant, nous ne parlons pas de la publicité d’une multinationale américaine, mais de Pila S.p.A., une société dont 84,69 % du capital est détenu par Finaosta S.p.A., la société financière de la Région autonome Vallée d’Aoste. En d’autres termes, une société directement liée au système public régional, qui devrait être la première à promouvoir et à respecter l’identité du territoire qu’elle représente.

À la rédaction est parvenu le message indigné d’un lecteur, qui pose des questions auxquelles quelqu’un devrait enfin répondre : « Est-il normal que notre Région, à Statut spécial, qui a toujours défendu et valorisé sa propre identité culturelle et linguistique, où le bilinguisme constitue encore un instrument de sélection pour l’accès aux emplois publics afin de protéger les résidents et la spécificité bilingue, fasse de la publicité, sur son propre territoire, uniquement en anglais ? Et pour qui ? Pour nous, Valdôtains ? Les touristes qui viennent ici savent que notre langue est l’italien et connaissent probablement déjà la Stella di Pila comme la SkyWay. Une double inscription italien-anglais, voire une triple version avec l’ajout du français, aurait-elle réellement diminué l’image de la structure ? ».

Ce sont des questions lourdes de sens, parce qu’ici personne ne conteste l’utilisation de l’anglais. Ce serait absurde. Le tourisme international impose une communication capable de s’adresser au monde entier. Le problème apparaît lorsque l’anglais ne vient plus compléter les langues du territoire, mais les remplace totalement.

La différence est fondamentale : dans le premier cas, on s’ouvre au monde sans renoncer à ses propres racines ; dans le second, on transmet le message que cette identité n’aurait plus aucune valeur.

Et c’est là que se trouve le véritable scandale. Chaque jour, la Région revendique le bilinguisme comme l’un des piliers de sa spécificité. Chaque concours public exige la connaissance du français. Chaque responsable politique rappelle que la protection de la langue constitue un élément fondateur de l’Autonomie. Puis arrive une campagne publicitaire d’une société contrôlée par la Région elle-même, et tout cela disparaît.

L’italien et le français sont effacés d’un trait de plume, comme si le Statut spécial ne valait que lorsqu’il sert à justifier des règles, des concours et des financements, mais plus lorsqu’il s’agit de représenter la Vallée d’Aoste.

C’est une contradiction énorme. Et c’est une contradiction profondément politique.

C’est pourquoi le silence n’est plus acceptable. L’assesseur régional au Tourisme doit expliquer s’il considère cohérent qu’une société liée à la Région fasse la promotion d’une nouvelle attraction symbole de la Vallée d’Aoste en ignorant totalement les deux langues officielles du territoire.

Mais surtout, l’assesseur régional à la Culture doit intervenir, car la défense de l’identité linguistique ne peut pas se limiter à des discours prononcés lors des cérémonies officielles ou à des projets financés par l’argent public. Si l’italien et le français sont réellement un patrimoine à défendre, alors ils doivent l’être partout, y compris devant une affiche publicitaire.

Une réponse est également attendue de la Présidence de la Région et des dirigeants de Finaosta, principal actionnaire de Pila S.p.A. Est-il possible que personne n’ait vu cette campagne ? Est-il possible que personne n’ait jugé inapproprié d’effacer les langues officielles de la Vallée d’Aoste précisément au moment où l’on présente une nouvelle excellence du territoire ? Si tel était le cas, ce serait encore plus grave, car cela signifierait que cette décision n’a même pas été perçue comme un problème.

Et pourtant, c’en est un.

Car il ne s’agit pas seulement d’une campagne publicitaire. Il s’agit de la crédibilité de ceux qui, chaque jour, affirment vouloir défendre l’identité valdôtaine. L’autonomie ne vit pas seulement dans les textes du Statut spécial : elle vit dans la cohérence des institutions, dans leur capacité à donner l’exemple, dans la volonté de démontrer que le bilinguisme n’est pas un simple élément folklorique exhibé lors des cérémonies officielles, mais une valeur concrète qui doit guider chaque choix, surtout lorsque la parole vient d’une société contrôlée par la Région.

Une Vallée d’Aoste qui devient étrangère chez elle est une Vallée d’Aoste qui renie sa propre histoire.

Personne ne demande de renoncer à l’anglais, indispensable pour dialoguer avec le tourisme international. Mais justement parce que l’anglais est un outil, il ne peut pas devenir un substitut de l’italien et du français. Ceux qui gouvernent cette Région devraient se rappeler que le véritable élément distinctif de la Vallée d’Aoste n’est pas l’imitation de modèles mondialisés, mais son histoire, sa culture et son patrimoine linguistique.

L’identité valdôtaine n’est pas une option que l’on peut sacrifier sur l’autel du marketing. Elle est la raison même pour laquelle l’Autonomie existe.

Et si même une société publique cesse d’y croire, alors nous ne sommes plus face à une simple erreur de communication, mais face au symptôme d’une inquiétante capitulation culturelle.

Une capitulation sur laquelle les responsables politiques compétents ne peuvent plus continuer à garder le silence.

Identity on Liquidation

There is an image that tells us more than a thousand conferences on the future of Valle d’Aosta’s autonomy about what is happening. It is the image of the huge posters that have appeared in recent days along the roads of Valle d’Aosta to promote the “Stella di Pila”, the new panoramic attraction created in the Pila ski area: a suspended walkway and observation point extending into the void, designed to offer visitors an immersive experience with a 360-degree view of the mountains of Valle d’Aosta and the Mont Blanc massif. A project destined to become one of the symbols of the region’s tourism offer.

Unfortunately, in presenting it, someone decided that Valle d’Aosta did not deserve even to be represented through its own languages.

The posters are entirely in English. Not one word in Italian. Not one word in French. As if the two official languages of our Region had suddenly become an inconvenient legacy of the past, a detail that could be sacrificed in the name of a supposedly international marketing strategy.

Yet we are not talking about the advertising campaign of an American multinational. We are talking about Pila S.p.A., a company whose 84.69% of the share capital is held by Finaosta S.p.A., the financial company of the Autonomous Region of Valle d’Aosta. In other words, a company directly linked to the regional public system, which should be the first to promote and respect the identity of the territory it represents.

Our newsroom received an outraged message from a reader, raising questions that someone should finally answer:

“Does it seem normal to you that our Region, with a Special Statute, which has always defended and promoted its cultural and linguistic identity, where bilingualism is still a requirement for access to public jobs in order to protect residents and our bilingual specificity, should launch an advertising campaign on its own territory entirely in English? And for whom? For us, the people of Valle d’Aosta?

Tourists who come here know that our language is Italian and they most likely already know about the Stella di Pila, just as they know SkyWay. Would a double Italian-English wording, or even a triple version including French, really have damaged the image of the attraction?”

These are questions that deserve serious consideration, because nobody is questioning the use of English. That would be unreasonable. International tourism requires communication capable of addressing a global audience. The problem arises when English no longer complements the languages of the territory, but completely replaces them.

The difference is fundamental: in the first case, a territory opens itself to the world without giving up its roots; in the second, it sends the message that those roots no longer matter.

And this is the real scandal.

Every day, the Region claims that bilingualism is one of the pillars of its special status. Every public competition requires knowledge of French. Every political representative recalls that language protection is a founding element of Valle d’Aosta’s autonomy.

Then comes an advertising campaign by a company controlled by the Region itself, and everything disappears.

Italian and French are erased with a stroke of the pen, as if the Special Statute mattered only when it is useful to justify regulations, public competitions and funding, but no longer when it comes to representing Valle d’Aosta.

This is a huge contradiction. And it is a deeply political contradiction.

That is why silence is no longer acceptable.

The Regional Councillor for Tourism must explain whether they consider it coherent that a company linked to the Region should promote a new symbol of Valle d’Aosta while completely ignoring the territory’s two official languages.

But above all, the Regional Councillor for Culture must intervene, because defending linguistic identity cannot be reduced to speeches made during official ceremonies or to projects financed with public money. If Italian and French are truly a heritage to be protected, then they must be protected everywhere, including on an advertising poster.

An answer is also required from the Regional Presidency and from the leadership of Finaosta, the main shareholder of Pila S.p.A. Is it possible that nobody noticed? Is it possible that nobody considered it inappropriate to erase Valle d’Aosta’s official languages precisely while presenting a new excellence of the territory?

If this is the case, it would be even more serious, because it would mean that this choice was not even perceived as a problem.

And yet it is.

Because this is not only about an advertising campaign. It is about the credibility of those who, every day, claim to defend Valle d’Aosta’s identity.

Autonomy does not live only in the articles of the Special Statute: it lives in the consistency of institutions, in their ability to set an example, and in their determination to demonstrate that bilingualism is not a folkloric ornament to be displayed during official celebrations, but a concrete value that must guide every decision, especially when the voice speaking is that of a company controlled by the Region.

A Valle d’Aosta that becomes foreign in its own home is a Valle d’Aosta that denies its own history.

Nobody is asking to give up English, which is essential for communicating with international tourism. But precisely because English is a tool, it cannot become a substitute for Italian and French.

Those who govern this Region should remember that the true distinctive feature of Valle d’Aosta is not the imitation of global models, but its history, its culture and its linguistic heritage.

Valle d’Aosta’s identity is not an optional element to be sacrificed on the altar of marketing.

It is the very reason why autonomy exists.

And if even a public company stops believing in this, then we are no longer facing a simple communication mistake, but the symptom of a worrying cultural surrender.

A surrender on which the competent political authorities can no longer remain silent. (translation generated by AI)

piero.minuzzo@gmail.com

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