La presentazione del libro Sotto attacco. Cosa sta accadendo, cosa potrebbe accadere, come ne usciremo, svoltasi venerdì 3 luglio all'HB Aosta Hotel & Balcony di Aosta, è andata ben oltre la tradizionale presentazione editoriale. Si è trasformata in un momento di confronto pubblico su alcuni dei temi più delicati e strategici del nostro tempo: la sicurezza nazionale, la tenuta delle democrazie occidentali, la crescente instabilità internazionale e le nuove forme di conflitto che non passano più soltanto attraverso gli eserciti.
Ad aprire l'incontro è stato Silvio De Moro, che ha sottolineato come anche una piccola realtà alpina come la Valle d'Aosta non possa considerarsi estranea ai grandi cambiamenti geopolitici che attraversano il continente europeo.
Il cuore della serata è stato naturalmente l'intervento di Borghi, oggi tra i parlamentari italiani maggiormente impegnati sui temi della sicurezza grazie alla sua esperienza nella Commissione parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Un osservatorio privilegiato che gli consente di analizzare fenomeni spesso invisibili all'opinione pubblica ma destinati ad avere conseguenze profonde sulla vita quotidiana.
Il messaggio centrale del volume è chiaro: la sicurezza non coincide più soltanto con la difesa militare dei confini. Le minacce si sono moltiplicate e soprattutto si sono trasformate. Oggi una democrazia può essere colpita senza che venga sparato un solo colpo di arma da fuoco. Un attacco informatico contro infrastrutture energetiche, una massiccia campagna di disinformazione sui social network, la manipolazione dell'opinione pubblica attraverso l'intelligenza artificiale o la pressione economica esercitata sulle materie prime possono produrre effetti destabilizzanti non meno gravi di un'aggressione convenzionale.
È il concetto di "guerra ibrida", ormai entrato stabilmente nel lessico delle relazioni internazionali dopo gli sviluppi degli ultimi anni. Una guerra combattuta contemporaneamente su più fronti: digitale, economico, informativo, energetico e psicologico.
Il riferimento inevitabile è al conflitto tra Russia e Ucraina, che ha mostrato come le operazioni militari siano accompagnate da una continua battaglia per il controllo delle informazioni, delle reti informatiche e perfino delle forniture energetiche. Ma il fenomeno non riguarda soltanto l'Europa orientale.
Anche la crescente competizione tra Stati Uniti e Cina si sviluppa sempre più sul terreno della tecnologia, dei semiconduttori, dell'intelligenza artificiale, delle telecomunicazioni e del controllo delle catene di approvvigionamento globali.
Borghi ha evidenziato come questi cambiamenti obblighino gli Stati democratici a ripensare completamente il concetto stesso di sicurezza nazionale.
Non basta più investire nelle Forze armate. Occorre rafforzare la resilienza delle istituzioni, proteggere le infrastrutture critiche, difendere i sistemi informatici, garantire l'indipendenza energetica e sviluppare una cultura della sicurezza diffusa anche tra cittadini e imprese.
Uno degli aspetti più interessanti emersi durante il confronto riguarda proprio il ruolo della disinformazione.
Le fake news non rappresentano soltanto un problema giornalistico o comunicativo. Possono diventare strumenti di destabilizzazione politica, influenzare consultazioni elettorali, alimentare tensioni sociali e minare la fiducia nelle istituzioni democratiche.
Negli ultimi anni l'Unione europea ha investito risorse crescenti proprio nella lotta contro la manipolazione informativa, mentre la NATO considera ormai la resilienza civile uno dei pilastri fondamentali della sicurezza collettiva.
In questo quadro assume particolare rilevanza anche la dimensione locale.
Una regione di confine come la Valle d'Aosta, inserita nel cuore delle Alpi e al crocevia tra Italia, Francia e Svizzera, vive da sempre una posizione geografica strategica. Oggi quella centralità assume significati nuovi, legati non tanto agli aspetti militari quanto ai collegamenti infrastrutturali, energetici, digitali e ai rapporti con i Paesi confinanti.

Il libro di Borghi invita proprio a superare una visione tradizionale della sicurezza, ricordando come ogni cittadino possa diventare, inconsapevolmente, bersaglio o veicolo di campagne di manipolazione attraverso l'utilizzo quotidiano delle piattaforme digitali.
Da questo punto di vista la serata di Aosta ha rappresentato un'occasione utile per riportare il dibattito pubblico su temi spesso confinati agli specialisti, ma che riguardano direttamente la qualità della nostra democrazia.
In un'epoca in cui le crisi internazionali si susseguono con una rapidità inedita, comprendere i nuovi scenari significa anche prepararsi a governarli. Ed è forse questo il messaggio più significativo emerso dall'incontro: la sicurezza non è soltanto responsabilità degli apparati dello Stato, ma una costruzione collettiva che richiede informazione, consapevolezza e capacità critica.
Più che offrire risposte definitive, Sotto attacco pone domande scomode ma necessarie. E in un tempo attraversato da guerre convenzionali, conflitti invisibili e profonde trasformazioni tecnologiche, imparare a riconoscere le nuove minacce rappresenta già un primo passo per difendere la libertà e la solidità delle istituzioni democratiche.













