C'è un limite oltre il quale non si può più parlare di semplice disorganizzazione. Quando le Commissioni del Consiglio regionale non riescono a lavorare perché la maggioranza non è in grado di garantire la presenza dei propri consiglieri, il problema diventa politico, istituzionale e persino etico.
È la denuncia lanciata dal capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel, che fotografa una situazione difficilmente giustificabile. Nell'ultimo mese, infatti, diverse Commissioni consiliari hanno rischiato la paralisi a causa dell'assenza dei commissari della maggioranza, spesso neppure sostituiti come previsto dal regolamento.
Un fatto grave. Non perché l'opposizione debba necessariamente fare sconti, ma perché le Commissioni rappresentano il cuore dell'attività legislativa: è lì che si ascoltano gli auditi, si approfondiscono i provvedimenti e si costruiscono le leggi che poi arrivano in aula.
«L'opposizione – sottolinea Marco Carrel – garantendo la propria presenza in diverse Commissioni, ha consentito lo svolgimento di varie audizioni. In alcune occasioni la maggioranza ha dovuto persino sospendere i lavori per permettere ad alcuni Commissari di entrare in Aula per le votazioni. Anche oggi, in quinta Commissione, sebbene all'ordine del giorno vi fosse una sola audizione, la maggioranza non ha potuto contare sulla presenza dei propri quattro Commissari.»
Parole che pesano come macigni perché descrivono una maggioranza che sembra sopravvivere più grazie al senso di responsabilità delle opposizioni che alla propria capacità organizzativa.
I consiglieri regionali non sono volontari. Per svolgere il loro mandato percepiscono indennità tra le più elevate della pubblica amministrazione valdostana. È quindi lecito pretendere almeno ciò che qualunque cittadino pretende da chi è retribuito con denaro pubblico: la presenza sul posto di lavoro. Nessuno pretende l'unanimità politica o l'assenza di divergenze interne. Ma esserci è il minimo sindacale.
Le assenze possono capitare. Trasformarle in una costante significa invece trasmettere ai cittadini un messaggio devastante: le istituzioni possono attendere.
La questione diventa ancora più delicata se si considera che tutti i presidenti delle Commissioni appartengono alla maggioranza. La programmazione dei lavori, quindi, è nelle loro mani.
«Le voci si rincorrono e i corridoi sono pieni di mille correnti – osserva ancora Carrel – ma poiché tutti i Presidenti di Commissione appartengono alla maggioranza, credo sia giunto il momento di chiedersi se vi sia un'organizzazione e una pianificazione dei lavori, o se, come accade su tanti dossier, questa maggioranza proceda a tentoni, riuscendo ad andare avanti esclusivamente grazie al senso di responsabilità di ogni Consigliere di minoranza.»
È un interrogativo che merita una risposta pubblica. Se il Governo guidato da Renzo Testolin dispone ancora di una maggioranza politica stabile, allora la dimostri garantendo il regolare funzionamento delle Commissioni e il rispetto del lavoro istituzionale. Se invece i numeri esistono soltanto sulla carta, mentre nella pratica vengono meno persino nelle riunioni ordinarie, è doveroso prenderne atto.
La Valle d'Aosta attraversa una fase delicata, tra grandi investimenti, riforme da affrontare e scelte strategiche per il futuro. Non può permettersi un governo che inciampa persino sulla convocazione dei propri consiglieri.
La politica vive anche di simboli. E vedere Commissioni sospese perché la maggioranza non riesce a trovare i propri rappresentanti non è un dettaglio burocratico: è l'immagine plastica di una coalizione che fatica a governare perfino se stessa.
Per rispetto delle istituzioni e dei cittadini valdostani è arrivato il momento della chiarezza. O la maggioranza ritrova disciplina, presenza e capacità di lavorare, oppure abbia il coraggio politico di aprire una crisi e restituire trasparenza al confronto democratico. Continuare a galleggiare, contando sulla responsabilità delle opposizioni per tenere in piedi le Commissioni, non è più accettabile.













