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Chez Nous | 27 giugno 2026, 08:00

Un ajustement budgétaire sans âme ni idées

Assestamento di Bilancio senz'anima né idee?

Un ajustement budgétaire sans âme ni idées

L'assestamento di bilancio porta in dote 273 milioni di euro di nuovi investimenti, ma la domanda resta la stessa: dove sono le idee capaci di cambiare il futuro della Valle d'Aosta? Tra manutenzioni, contributi e opere già previste, la politica sembra limitarsi ad amministrare l'esistente senza immaginare il domani.

Ci sono numeri che impressionano e numeri che fanno riflettere. I 273 milioni di euro destinati agli investimenti nell'assestamento del bilancio 2026 appartengono certamente alla prima categoria. Una cifra importante, che qualsiasi territorio vorrebbe poter mettere in campo. Eppure, leggendo con attenzione l'elenco degli interventi, resta una sensazione difficile da ignorare: quella di una manovra economicamente robusta, ma politicamente priva di anima.

Si sente ripetere che si tratta di un "polmone fondamentale per gli investimenti", che vengono date "risposte concrete alle esigenze dei Comuni, delle famiglie e delle imprese" e che le maggiori entrate si traducono in "benefici tangibili per l'intera comunità". Tutto vero, almeno sulla carta. Ma viene spontaneo chiedersi: davvero basta spendere per poter parlare di sviluppo?

Perché un conto è amministrare, un altro è governare. E governare significa avere il coraggio di indicare una direzione.

L'impressione, invece, è quella di assistere all'ennesimo grande elenco della spesa pubblica: manutenzioni straordinarie, restauri, contributi, acquisti immobiliari, rifinanziamenti, adeguamenti tecnologici. Tutte attività utili, alcune persino indispensabili. Nessuno mette in discussione la necessità di sistemare una scuola, mettere in sicurezza un torrente o acquistare nuovi mezzi sanitari. Ma se la quasi totalità delle nuove risorse serve a conservare ciò che già esiste, chi sta costruendo la Valle d'Aosta dei prossimi vent'anni?

Dov'è un grande piano per attrarre imprese innovative? Dove sono gli incentivi per riportare giovani professionisti a vivere in montagna? Dov'è una strategia per trasformare la Valle in un laboratorio europeo dell'intelligenza artificiale applicata all'agricoltura, al turismo e alla pubblica amministrazione? Dove sono investimenti significativi sulla ricerca, sulle startup, sulla digitalizzazione delle piccole imprese o sulla residenzialità giovanile?

In compenso si continua a finanziare ciò che ormai è diventato un'abitudine amministrativa: un po' di manutenzione qui, qualche contributo là, un restauro, un rifinanziamento, un'integrazione di fondi. Tutto giusto. Tutto anche prevedibile.

Emblematica è la vicenda del MegaMuseo. Ancora milioni destinati alla manutenzione e agli interventi sull'immobile. Nessuno contesta il valore della cultura, né la necessità di conservare il patrimonio storico. La domanda, però, resta ostinatamente senza risposta: quanti visitatori genera realmente? Qual è il suo impatto economico sul commercio cittadino? Quante presenze turistiche produce? Quale indotto crea per alberghi, ristoranti e attività economiche?

Perché se un investimento pubblico viene continuamente alimentato con nuove risorse, sarebbe legittimo pretendere anche qualche dato oggettivo sui risultati ottenuti. Non per polemica, ma per trasparenza. Altrimenti il rischio è che il MegaMuseo diventi davvero "mega"... soprattutto nelle spese.

Anche il settore degli impianti a fune continua ad assorbire una quota rilevantissima delle risorse. È una scelta comprensibile in una regione alpina. Ma il cambiamento climatico, la riduzione dell'innevamento e l'evoluzione del turismo internazionale suggerirebbero forse di accompagnare questi investimenti con un progetto altrettanto ambizioso di diversificazione dell'offerta. Altrimenti si continua a rincorrere il presente mentre il futuro cambia velocemente.

Lo stesso vale per la sanità. Si finanziano manutenzioni, tecnologie, sistemi informativi, arredi. Tutto necessario. Ma il vero problema dei cittadini non sono le sedie nuove negli uffici: sono i tempi di attesa, la difficoltà di trovare medici, la carenza di personale e la crescente rinuncia alle cure. Le infrastrutture sono importanti, ma da sole non curano nessuno.

Fa sorridere, poi, sentir parlare di "accelerazione concreta" dell'azione di governo. Accelerare verso dove? Se la destinazione resta la stessa, si rischia soltanto di arrivare prima nello stesso punto.

L'impressione è che si continui a confondere la capacità di spendere con la capacità di innovare. Sono due cose profondamente diverse. Una Regione autonoma, con disponibilità finanziarie che molti territori italiani possono soltanto sognare, dovrebbe potersi permettere qualcosa di più coraggioso della semplice amministrazione ordinaria.

L'assestamento dimostra che le risorse ci sono. Ed è certamente una buona notizia. Quello che continua a mancare è la visione. Perché i bilanci raccontano sempre una scelta politica. E questo, più che il bilancio della Valle d'Aosta del futuro, sembra il bilancio della Valle d'Aosta che si limita a mantenere in ordine il presente.

Amministrare bene è un dovere. Immaginare il domani è ciò che distingue una classe dirigente da un semplice ragioniere. Ed è proprio questa differenza che oggi, sfogliando le 76 pagine di interventi finanziati, sembra mancare più di qualsiasi altra voce di spesa.

Assestamento di Bilancio senz'anima né idee?

L’ajustement budgétaire apporte 273 millions d’euros de nouveaux investissements, mais la question reste la même : où sont les idées capables de changer l’avenir de la Vallée d’Aoste ? Entre maintenance, subventions et travaux déjà prévus, la politique semble se limiter à gérer l’existant sans imaginer le lendemain.

Il y a des chiffres qui impressionnent et des chiffres qui font réfléchir. Les 273 millions d’euros destinés aux investissements dans l’ajustement du budget 2026 appartiennent clairement à la première catégorie. Une somme importante, que n’importe quel territoire aimerait pouvoir mobiliser. Et pourtant, à la lecture attentive de la liste des interventions, demeure une sensation difficile à ignorer : celle d’une manœuvre économiquement solide, mais politiquement dépourvue d’âme.

On entend répéter qu’il s’agit d’un « poumon fondamental pour les investissements », que des « réponses concrètes sont apportées aux besoins des communes, des familles et des entreprises » et que les recettes supplémentaires se traduisent par des « bénéfices tangibles pour l’ensemble de la communauté ». Tout cela est vrai, du moins sur le papier. Mais une question vient spontanément : suffit-il vraiment de dépenser pour parler de développement ?

Car gérer n’est pas gouverner. Et gouverner signifie avoir le courage d’indiquer une direction.

L’impression, au contraire, est celle d’assister à un énième grand inventaire de la dépense publique : entretien extraordinaire, restaurations, subventions, achats immobiliers, refinancements, mises à niveau technologiques. Toutes des activités utiles, certaines même indispensables. Personne ne remet en cause la nécessité de rénover une école, de sécuriser un torrent ou d’acheter de nouveaux moyens sanitaires. Mais si la quasi-totalité des nouvelles ressources sert à conserver ce qui existe déjà, qui construit la Vallée d’Aoste des vingt prochaines années ?

Où est le grand plan pour attirer des entreprises innovantes ? Où sont les incitations pour faire revenir les jeunes professionnels vivre en montagne ? Où est une stratégie pour transformer la Vallée en laboratoire européen de l’intelligence artificielle appliquée à l’agriculture, au tourisme et à l’administration publique ? Où sont les investissements significatifs dans la recherche, les start-up, la numérisation des petites entreprises ou le logement des jeunes ?

En revanche, on continue à financer ce qui est devenu une habitude administrative : un peu de maintenance ici, quelques subventions là, une restauration, un refinancement, une réintégration de fonds. Tout est juste. Tout est aussi prévisible.

La question du MegaMuseo est emblématique. Encore des millions destinés à la maintenance et aux interventions sur le bâtiment. Personne ne conteste la valeur de la culture ni la nécessité de préserver le patrimoine historique. La question reste pourtant sans réponse : combien de visiteurs génère-t-il réellement ? Quel est son impact économique sur le commerce local ? Combien de flux touristiques produit-il ? Quel effet d’entraînement sur les hôtels, restaurants et activités économiques ?

Car si un investissement public est continuellement alimenté par de nouvelles ressources, il serait légitime d’exiger aussi quelques données objectives sur les résultats obtenus. Pas par polémique, mais par transparence. Sinon, le risque est que le MegaMuseo devienne vraiment « méga »… surtout dans les dépenses.

Le secteur des remontées mécaniques continue lui aussi à absorber une part très importante des ressources. Un choix compréhensible dans une région alpine. Mais le changement climatique, la réduction de l’enneigement et l’évolution du tourisme international devraient peut-être être accompagnés d’un projet tout aussi ambitieux de diversification de l’offre. Sinon, on continue à courir après le présent pendant que l’avenir change rapidement.

Il en va de même pour la santé. On finance des maintenances, des technologies, des systèmes informatiques, du mobilier. Tout est nécessaire. Mais le vrai problème des citoyens n’est pas le mobilier neuf dans les bureaux : ce sont les délais d’attente, la difficulté à trouver des médecins, la pénurie de personnel et le renoncement croissant aux soins. Les infrastructures sont importantes, mais elles ne soignent personne à elles seules.

On sourit, enfin, quand on entend parler d’« accélération concrète » de l’action gouvernementale. Accélérer vers où ? Si la destination reste la même, on risque simplement d’arriver plus vite au même point.

L’impression est qu’on continue à confondre capacité de dépense et capacité d’innovation. Ce sont deux choses profondément différentes. Une région autonome, dotée de ressources financières que beaucoup de territoires italiens ne peuvent que rêver, devrait pouvoir se permettre quelque chose de plus courageux qu’une simple gestion ordinaire.

L’ajustement montre que les ressources existent. Et c’est évidemment une bonne nouvelle. Ce qui continue à manquer, c’est la vision. Car les budgets racontent toujours un choix politique. Et celui-ci, plus que le budget de la Vallée d’Aoste du futur, ressemble au budget d’une Vallée d’Aoste qui se contente de maintenir l’ordre du présent.

Bien administrer est un devoir. Imaginer demain est ce qui distingue une classe dirigeante d’un simple comptable. Et c’est précisément cette différence qui, aujourd’hui, en parcourant les 76 pages d’interventions financées, semble manquer plus que toute autre ligne de dépense.

piero.minuzzo@gmail.com

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