La gestione della fauna selvatica torna al centro del dibattito regionale, ma questa volta il confronto va oltre le dinamiche istituzionali e richiama un tema che interessa l'intera comunità valdostana: come conciliare la conservazione di una delle specie simbolo delle Alpi con le esigenze di chi vive e frequenta il territorio. Nel corso della seduta del Consiglio regionale del 24 giugno 2026, l'attenzione si è concentrata sia sul rinnovo del Comitato regionale per la gestione venatoria sia sul percorso avviato per definire il futuro dello stambecco in Valle d'Aosta, una specie che rappresenta non solo un patrimonio naturalistico, ma anche un elemento identitario della montagna valdostana.
L'interrogazione è stata presentata dal gruppo Autonomisti di Centro attraverso il capogruppo Marco Carrel, che ha chiesto chiarimenti sulle verifiche effettuate prima dell'approvazione della deliberazione della Giunta regionale del 27 marzo 2026, con cui è stato rinnovato il Comitato regionale venatorio, dopo le criticità emerse durante l'elezione del presidente. Carrel ha inoltre domandato se l'assessore avesse già incontrato il nuovo presidente del Comitato e se, in quell'occasione, fosse stato affrontato anche il dossier dedicato alla gestione dello stambecco, già consegnato agli uffici regionali.
A rispondere è stata l'assessore all'Agricoltura e Risorse naturali, Speranza Girod, che ha ricostruito l'intera vicenda. Dopo le elezioni del 15 febbraio 2026, infatti, il Comitato aveva segnalato che tra i primi due candidati alla presidenza vi era stato uno scarto di un solo voto e che in due seggi avevano partecipato alla votazione due elettori non aventi diritto. Per evitare qualsiasi contestazione, lo stesso Comitato ha deciso di annullare in autotutela la votazione limitatamente alla carica di presidente, ripetendola il 15 marzo 2026.
«Per garantire una procedura pienamente regolare, trasparente e rispettosa delle norme, nonché per evitare possibili contenziosi amministrativi o giudiziari», ha spiegato l'assessore, il Comitato ha scelto di ripetere il voto. L'esito definitivo è stato comunicato il 17 marzo, recepito dalla Giunta regionale il 27 marzo, mentre il nuovo organismo si è ufficialmente insediato il 24 aprile.
Nel frattempo sono già iniziati i confronti tra la Regione e il nuovo presidente del Comitato venatorio, Petey. Secondo quanto riferito dall'assessore, gli incontri hanno fatto emergere «una forte volontà di collaborazione», con l'obiettivo di dare concreta attuazione agli indirizzi contenuti nel Piano faunistico regionale. Girod ha inoltre assicurato che, grazie al rafforzamento della struttura amministrativa e al ripristino della figura dirigenziale dedicata, il settore potrà contare su un supporto tecnico stabile nel rispetto delle normative vigenti.
Uno dei passaggi più significativi riguarda però proprio la gestione dello stambecco, animale simbolo delle Alpi e protagonista di un delicato equilibrio tra conservazione, monitoraggio scientifico e gestione del territorio. L'assessore ha ricordato che con deliberazione della Giunta regionale dell'11 maggio 2026 è stata rinnovata anche la Consulta faunistica, chiamata immediatamente a esprimersi sul calendario venatorio e sul rinnovo delle zone di protezione.
Sul fronte dello stambecco, il percorso amministrativo ha registrato un'accelerazione. Il 22 aprile 2026 la Regione ha trasmesso a Ispra il documento intitolato Azioni per una possibile gestione dello stambecco in Valle d'Aosta - Protocollo di gestione della specie, avviando un tavolo tecnico per approfondirne contenuti e modalità applicative. Al termine dell'istruttoria, il 26 maggio 2026, Ispra ha espresso un parere favorevole, giudicando il programma «tecnicamente accettabile e coerente con gli obiettivi di conservazione e gestione della specie», pur formulando alcune raccomandazioni operative che accompagneranno la fase di attuazione.
Nella replica, Marco Carrel ha riconosciuto che il rinnovo del Comitato ha evidenziato alcune criticità procedurali che meritano attenzione, pur nel rispetto dell'autonomia degli organismi coinvolti. Sullo stambecco, invece, ha sottolineato come il percorso già avviato debba proseguire senza interruzioni, mantenendo un approccio rigorosamente scientifico. «Non si tratta solo di aprire o meno la caccia, ma di definire una gestione complessiva della specie», ha osservato il consigliere, chiedendo che il Piano venga esaminato anche dalla Commissione competente affinché ogni futura decisione possa poggiare su approfondimenti tecnici condivisi e sui necessari nulla osta.
Il confronto consiliare ha così riportato l'attenzione su un tema che supera il semplice ambito venatorio. La presenza dello stambecco racconta la qualità degli ecosistemi alpini e ricorda quanto la gestione della fauna richieda equilibrio tra tutela della biodiversità, conoscenza scientifica e responsabilità istituzionale. La sfida sarà quella di mantenere questo equilibrio, evitando contrapposizioni ideologiche e costruendo decisioni condivise, capaci di garantire insieme la conservazione della natura, la sicurezza del territorio e il rispetto delle tradizioni che fanno parte della storia della Valle d'Aosta.













