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ECONOMIA | 24 giugno 2026, 10:04

Meno prodotto, stesso prezzo: la dieta obbligatoria della shrinkflation

È un tema caldo quello della shrinkflation: lo strano fenomeno per cui il contenuto delle confezioni diminuisce, ma il prezzo, nella migliore delle ipotesi, rimane invariato (quando addirittura non aumenta). Una sorta di inflazione nascosta, che i cittadini pagano di tasca propria, spesso con l’aggravante di sentirsi beffati: il consumatore ricorda il prezzo del prodotto, ma raramente l’esatta grammatura, e tenere d’occhio l’aumento del prezzo al chilo è difficile anche per i più attenti

Meno prodotto, stesso prezzo: la dieta obbligatoria della shrinkflation

La traduzione più corretta e diffusa per shrinkflation è "sgrammatura", termine che indica la riduzione della quantità o del peso di un prodotto mantenendo inalterato il prezzo. In economia viene talvolta definita anche come "riduflazione".

Come funziona

Le aziende riducono il contenuto della confezione (ad esempio da 500 a 450 grammi) senza cambiare il prezzo finale o le dimensioni visive dell’involucro. Questo permette loro di coprire i maggiori costi di produzione senza spaventare il consumatore con un aumento di prezzo.

Da tempo l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori monitora il fenomeno. Nell’ultima rilevazione abbiamo messo a confronto, per una selezione di prodotti di largo consumo, la riduzione delle quantità e la variazione di prezzo rispetto al 2022, con un focus dedicato ai consumi tipici dell’estate, ovvero i gelati.

Con i gelati la shrinkflation dà il meglio di sé

Quest’anno la prova costume la superano loro: sono più leggeri, peccato che a dimagrire sia la porzione, non il prezzo.

Il gelato su stecco si è ridotto, dal 2022, del 16,67% (da 120 a 100 ml), ma il prezzo è aumentato del 14%. Il gelato in cono, invece, si è rimpicciolito dell’8%, mentre il prezzo è cresciuto del 15%. Il ghiacciolo, invece, si riduce in quantità dell’8,57%, ma il prezzo rimane invariato.

(Prezzi e quantità si riferiscono ai gelati confezionati venduti singolarmente presso bar e alimentari).

I dati dimostrano che il gelato si è fatto più piccolo, ma a sciogliersi, a fine estate, sarà soprattutto il potere d’acquisto delle famiglie.

Gli altri prodotti colpiti

Tra i prodotti che rientrano nel consueto monitoraggio dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori sulla shrinkflation, i rincari occulti più pesanti si concentrano sui detergenti per la casa: l’ammorbidente perde il 12,50% di prodotto e segna un aumento di prezzo del 78,85%, mentre il detersivo per piatti cala in quantità del 5,56% con un prezzo maggiore del 50,31%.

Il bagnoschiuma registra un calo di quantità del 16,67%, a fronte di un prezzo in crescita del 26,85%.

Tra gli alimenti, la bibita gassata è più piccola del 10%, ma il costo aumenta del 7,50%; la birra si restringe del 6,06%, ma il prezzo cresce del 20,16%; i cereali per la colazione sono più leggeri del 15,07%, mentre il prezzo aumenta del 2,99%.

La passata di pomodoro si riduce solo dell’1,43%, ma il prezzo aumenta del 16,81%.

Persino lo yogurt, che mantiene lo stesso prezzo in confezione, in realtà costa di più: la grammatura cala dell’11,76% e il prezzo al chilo sale da 9,35 a 10,60 euro.

Intanto, sul fronte normativo, qualcosa finalmente si muove.

La misura anti-shrinkflation prevista dal DDL Concorrenza, che più volte, in sede di audizione e di confronto con il Garante Prezzi, abbiamo commentato e contribuito a migliorare, avanza grazie a un importante intervento della Commissione europea.

La nuova norma, salvo modifiche, entrerà in vigore il 15 luglio. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha predisposto un nuovo schema di decreto che prevede che l’informazione sul rimpicciolimento della confezione venga comunicata ai dettaglianti. Questi ultimi dovranno veicolarla ai consumatori esponendola nel punto vendita oppure sui canali di vendita online.

L’obbligo si applicherà per un periodo di tre mesi a decorrere dalla data in cui il prodotto viene messo in vendita nella sua quantità ridotta.

Sarebbe opportuno, aggiungiamo, che l’avviso non si limitasse a segnalare la riduzione della quantità, ma rendesse evidente anche l’aumento del prezzo al chilo o al litro, perché è proprio lì che si nasconde il vero rincaro.

In ogni caso, Federconsumatori continuerà a vigilare affinché vi sia una reale e piena trasparenza su prezzi e quantità, denunciando abusi e trucchetti.

Bruno Albertinelli

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