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FEDE E RELIGIONI | 21 giugno 2026, 09:00

VANGELO DELLA DOMENICA: «NON ABBIATE PAURA»

21 giugno 2026 – XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

VANGELO DELLA DOMENICA: «NON ABBIATE PAURA»

La persona di Geremia occupa un ruolo centrale nella storia dei profeti ebraici.
Visse tra il VII e VI secolo avanti Cristo in un periodo molto difficile del Regno di Giuda che si concluderà con la deportazione in Babilonia.
Di carattere timido e introverso viene scelto da Dio per esercitare la profezia a Gerusalemme.
La corruzione, la decadenza morale delle istituzioni e del potere religioso e politico, la violenza dilagante e l’ingiustizia plateale, hanno creato un diffuso clima di smarrimento e paura.
In questo contesto esistenziale, vincendo la sua naturale timidezza, nonostante le botte, le minacce, le persecuzioni e la prigionia, in solitudine assoluta, a gran voce condanna gli evidenti misfatti e ricorda a tutti che Dio c’è e, dunque, la paura dilagante non ha motivo di esistere: “Porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo” (Ger 31,33).

Anche Gesù, nell’odierno brano evangelico, ricorda ai suoi discepoli disorientati e confusi questa verità.
Se Dio provvede ai passeri e conosce anche il numero dei nostri capelli, perché avere paura? Bella domanda valida anche oggi.

Dopo duemila anni di cristianesimo perché l’uomo e la donna di oggi vivono assediati dalla paura? Perché l’esistenza di giovani ed anziani è tarlata da molte paure esistenziali?
L’apparente benessere economico non riesce a liberare il cuore dal terrore dell’irrilevanza, della solitudine, della noia esistenziale, della tecnologia sempre più invadente ed inquietante?
Perché la bramosia dell’avere fa dimenticare l’importanza dell’essere?
Perché siamo sazi e disperati allo stesso tempo?
Perché abbiamo il mondo ai nostri piedi ma non abbiamo una casa in cui ci sentiamo accolti e protetti?
Perché i nostri conti bancari sono pingui ma i nostri cuori sono aridi?
Se crediamo che Dio c’è, che ruolo gioca nella nostra quotidianità?
L’essere credente oggi è semplice desiderio utopico o capacità di essere coraggio dove regna la paura, essere speranza dove impera la rassegnazione, essere relazione dove vige la spietata competizione, essere perdono dove la vendetta pietrifica i cuori?
Mai come oggi Dio ha bisogno di credenti in grado di costruire “cieli nuovi e terre nuove” in cui tutti possano sperimentare la presenza di un Padre che dà senso al vivere e pace ai cuori.
La comunità dei credenti in Dio dovrebbe essere la casa dove tutti si sentono accolti e nessuno rifiutato. Ma questo è utopia o missione da vivere? La fede in Dio ci obbliga a realizzarla concretamente nella storia a partire da noi stessi con coraggio ed intelligenza.
Gesù è veramente il nostro Dio e le sue parole sono incise nei nostri cuori?

don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie

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