L'udienza generale di mercoledì in Piazza San Pietro è stata l'occasione per Papa Leone XIV di lanciare un duplice messaggio alla comunità internazionale: da un lato la soddisfazione per il raggiungimento dell'accordo tra Stati Uniti e Iran, dall'altro un nuovo e forte appello affinché tacciano le armi in Ucraina.
Il Pontefice ha espresso pubblicamente la propria fiducia nel cosiddetto "Memorandum di Islamabad", l'intesa raggiunta grazie a un lungo percorso negoziale e che sarà firmata il 19 giugno a Lucerna. Un accordo che, nelle intenzioni della Santa Sede, rappresenta un segnale concreto di come il dialogo possa ancora prevalere sulle contrapposizioni.
«Accolgo con soddisfazione questo protocollo d'intesa, incoraggiante risultato di un paziente lavoro di dialogo e di negoziazione», ha affermato Leone XIV, ringraziando tutti i Paesi che hanno contribuito a favorire l'incontro tra le parti e a rendere possibile l'accordo.
L'auspicio del Papa è che questa intesa non rimanga un episodio isolato, ma costituisca l'inizio di un percorso più ampio capace di rafforzare la fiducia reciproca, la sicurezza e la stabilità dell'intero Medio Oriente, favorendo nuove forme di cooperazione tra i popoli.
Un messaggio di speranza che si contrappone al dolore espresso subito dopo guardando all'altro grande fronte di crisi internazionale: quello ucraino.
Con tono visibilmente addolorato, Leone XIV ha parlato delle «notizie dolorose» provenienti dall'Ucraina, denunciando come il conflitto continui ad allargarsi provocando nuove vittime e nuove devastazioni. Il riferimento è ai recenti bombardamenti che hanno colpito anche la Cattedrale della Dormizione di Kyiv, uno dei simboli religiosi più importanti del Paese, inserita nel patrimonio mondiale dell'UNESCO.
«Tante vittime innocenti, soccorritori uccisi, chiese e luoghi del patrimonio culturale devastati dalle fiamme», ha ricordato il Pontefice, manifestando la propria vicinanza a chi ha perso familiari, ai feriti e a quanti continuano a prestare soccorso mettendo a rischio la propria vita.
Da qui un nuovo, accorato appello rivolto non solo ai responsabili politici ma a tutta la comunità internazionale.
«Invito tutti a pregare perché questa guerra finisca. Chiediamo al Signore di aprire vie di dialogo, di spegnere l'odio e di rendere possibile una pace giusta e duratura.»
Le parole di Leone XIV confermano ancora una volta la linea diplomatica della Santa Sede, che continua a sostenere il negoziato come unica strada percorribile per risolvere le grandi crisi internazionali. Se l'intesa tra Washington e Teheran viene letta come un segnale incoraggiante di distensione, il dramma ucraino resta invece una ferita aperta che continua a interrogare la coscienza del mondo e alla quale il Papa continua a rispondere con un appello tanto semplice quanto impegnativo: scegliere il dialogo al posto delle armi.







