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CRONACA | 17 giugno 2026, 16:15

Colle del Gran San Bernardo, riapre la strada: lunedì 22 giugno via libera dopo la chiusura invernale

Dopo mesi di neve, valanghe e lavoro continuo dei mezzi Anas, torna percorribile la storica strada statale 27. La riapertura del valico internazionale segna il ritorno del collegamento tra Italia e Svizzera a quota 2.400 metri, con la tradizionale cerimonia al confine e uno sguardo a una storia secolare di transiti, pellegrini e militari

Lavori di riapertura /ph repertorio Anas)

Lavori di riapertura /ph repertorio Anas)

Lunedì 22 giugno torna finalmente percorribile il Colle del Gran San Bernardo, uno dei valichi alpini più iconici della Valle d’Aosta e dell’intero arco alpino. Dopo la lunga chiusura invernale, come sempre imposta dalle condizioni estreme di alta quota, la strada statale 27 “del Gran San Bernardo” riaprirà al traffico a partire da località Cerisey, sopra Saint-Rhémy-en-Bosses.

La cerimonia ufficiale è prevista a circa 2.400 metri di quota, al confine di Stato tra Italia e Svizzera, con l’incontro delle delegazioni dei due Paesi attorno alle 10:30. Alle 11:00 il via libera alla circolazione: un rito che si ripete ogni anno, quasi come una piccola “riapertura simbolica” delle Alpi dopo il lungo inverno.

Il Gran San Bernardo non è una strada come le altre: è un passaggio che segue ancora oggi le regole della montagna vera. La chiusura invernale arriva di norma tra fine ottobre e novembre, quando neve e vento rendono impossibile garantire la sicurezza del transito. E la riapertura, puntuale a inizio estate, è sempre il risultato di settimane di lavoro duro.

Anas, come ogni anno, ha avviato le operazioni di sgombero già ad aprile. Turbine fresaneve, lame e mezzi speciali hanno lavorato per liberare la carreggiata. Non è stata una stagione semplice: le nevicate abbondanti e alcune valanghe hanno danneggiato tratti di barriere di protezione, poi ripristinate dai tecnici nelle ultime settimane.

Festa per la riapertura dello scoros anno

Un lavoro che, a quelle altitudini, non è mai solo manutenzione ordinaria: è quasi una corsa contro il tempo e contro la montagna.

Il Colle del Gran San Bernardo non è solo un collegamento tra Aosta e il Vallese: è una delle grandi porte storiche delle Alpi. Qui sono passati eserciti, pellegrini e mercanti sin dall’epoca romana, quando il valico era conosciuto come Alpis Poenina. Più tardi arrivò la via dei pellegrini medievali verso Roma e Santiago, e ancora più tardi le truppe di Napoleone nel 1800, in una delle più celebri traversate militari della storia europea.

Ma l’immaginario popolare è legato soprattutto all’Ospizio del Gran San Bernardo, fondato dai canonici e diventato nei secoli rifugio per viaggiatori e simbolo di accoglienza alpina. E poi loro, i cani San Bernardo, diventati quasi una leggenda: addestrati per il soccorso in montagna, capaci di muoversi tra neve e valanghe quando tutto il resto era impossibile.

C’è un dettaglio che molti ricordano: fino a non troppi decenni fa, la riapertura del colle era quasi un evento comunitario. Non solo tecnico, ma anche sociale, con i primi passaggi dell’anno accolti come il ritorno della vita oltre i 2.000 metri.

Oggi il Gran San Bernardo è insieme infrastruttura strategica e meta turistica. Collega due mondi, quello valdostano e quello svizzero del Vallese, e resta uno dei passaggi alpini più suggestivi per motociclisti, ciclisti e viaggiatori.

Accanto, anche il vicino Colle del Piccolo San Bernardo è già riaperto dal 24 maggio, segno che la stagione estiva dei grandi valichi alpini è ormai pienamente avviata.

La riapertura del 22 giugno, quindi, non è solo una notizia tecnica. È un piccolo rito stagionale che segna il ritorno della montagna percorribile, quella che per mesi resta sospesa tra silenzio, neve e vento, e poi improvvisamente torna ad aprirsi al traffico e alle storie di chi la attraversa.

E ogni anno, in fondo, è sempre la stessa sensazione: come se la Valle d’Aosta riconquistasse un pezzo di sé, lassù, al confine tra due Paesi e tra due stagioni.

je.fe.

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