Il successo di un concerto non si misura soltanto dal numero degli spettatori o dagli applausi sotto il palco. Si misura anche da ciò che accade quando le luci si spengono e la città torna, o dovrebbe tornare, alla sua quotidianità. Se mentre migliaia di persone rientrano soddisfatte a casa altre migliaia restano sveglie fino a notte fonda a causa di una colonna sonora che continua a rimbombare tra le abitazioni, allora il bilancio dell'evento non può dirsi completamente positivo. Il sindaco si è detto compiaciuto della riuscita del concerto inaugurale dell'Arena Live P8 e nessuno mette in discussione il valore di iniziative che portano musica, cultura e vitalità nel capoluogo. Aosta ha bisogno di occasioni di aggregazione e di richiamo turistico. Ma un'amministrazione dovrebbe essere altrettanto orgogliosa della propria capacità di ascoltare chi quelle scelte le subisce quotidianamente. Per l'ubicazione dell'Arena Live P8 con c'è stata alcuna consultazione. E ancora una volta scelte e decisione calano dall'alto.
Le numerose segnalazioni arrivate dai residenti della zona Trottechien, del Convitto Chabod, di corso Lancieri, dell'area dei parcheggi dello stabilimento Cogne e delle vie limitrofe raccontano infatti una realtà molto diversa da quella vissuta sotto il palco. Per loro la serata inaugurale è stata una lunga notte insonne, caratterizzata da livelli sonori che, a loro dire, hanno trasformato un'intera parte della città in una gigantesca discoteca all'aperto. Il timore non nasce tanto dall'evento appena concluso, quanto dalla prospettiva che quella struttura diventi una sede permanente per concerti e spettacoli con una capienza fino a 4.500 persone. È questa prospettiva ad alimentare l'inquietudine di chi teme che il disagio possa ripetersi per tutta la stagione estiva.
Nessuno pretende una città silenziosa o priva di iniziative. Sarebbe un'assurdità. Ma esiste una differenza sostanziale tra organizzare eventi e scegliere il luogo più idoneo per ospitarli. L'Arena Live P8 dispone di un palco moderno, impianti audio e luci di alto livello, servizi, punti ristoro e tutto ciò che serve per garantire un'esperienza piacevole al pubblico. Tuttavia, un'infrastruttura perfetta dal punto di vista organizzativo non è automaticamente compatibile con un contesto urbano densamente abitato. La qualità di un progetto si misura anche dalla sua sostenibilità nei confronti di chi vive nelle immediate vicinanze e non soltanto dalla soddisfazione di chi acquista un biglietto.
Aosta, inoltre, è una città con caratteristiche demografiche molto precise. La popolazione invecchia costantemente e cresce il numero di anziani, di persone fragili, di cittadini che convivono con problemi di salute o che semplicemente desiderano trascorrere la notte nel silenzio della propria abitazione. A loro si aggiungono famiglie con bambini piccoli e lavoratori che il mattino seguente devono affrontare una giornata di lavoro. Parlare di diritto al riposo non significa essere nemici della musica o dello spettacolo. Significa riconoscere un diritto fondamentale che una pubblica amministrazione ha il dovere di tutelare con la stessa attenzione dedicata alla promozione degli eventi.
Per questo appare legittimo chiedersi se non esistano alternative più equilibrate. Molti cittadini indicano, ad esempio, l'area dello stadio destinato ai combats de reines, una struttura ampia, già progettata per ospitare grandi manifestazioni e utilizzata soltanto in poche occasioni durante l'anno. È una proposta che meriterebbe almeno una riflessione seria e non una liquidazione frettolosa. Governare una città significa anche confrontare le possibili soluzioni, valutandone vantaggi e criticità, senza considerare definitive le scelte già compiute.
Il punto, in fondo, non è il concerto inaugurale né il nome dell'artista che salirà sul palco nelle prossime settimane. Il punto è il metodo con cui si costruisce una città. Se le proteste dei residenti verranno archiviate come il consueto malumore di chi si lamenta per principio, si perderà un'occasione preziosa per dimostrare che l'amministrazione sa ascoltare anche le voci meno rumorose. Quelle di chi non urla sotto un palco, ma vive tutto l'anno in quei quartieri e chiede soltanto di poter dormire serenamente nella propria casa.
L'amministrazione comunale farebbe bene ad aprire rapidamente un confronto con i residenti, verificando l'effettivo impatto acustico delle manifestazioni, riconsiderando orari e frequenza degli eventi e, soprattutto, valutando se l'Arena Live P8 rappresenti davvero la collocazione migliore per un programma di spettacoli destinato a crescere. Perché una città moderna non si misura soltanto dalla quantità degli eventi che riesce a organizzare, ma dalla capacità di conciliare sviluppo, cultura e qualità della vita. La musica può essere una straordinaria occasione di crescita collettiva, ma non dovrebbe mai trasformarsi nel motivo per cui migliaia di cittadini, chiuse le finestre inutilmente, passano la notte a guardare l'orologio aspettando finalmente il silenzio. (ha collaborato un lettore)













