Si è conclusa nel modo più tragico una salita sulla parete Nord del Gran Paradiso, una delle ascensioni più impegnative e affascinanti delle Alpi italiane. Tre alpinisti hanno perso la vita dopo essere precipitati lungo l'itinerario che conduce alla vetta di 4.061 metri, l'unico quattromila interamente situato in territorio italiano.
La cordata aveva trascorso la notte al rifugio Federico Chabod, in Valsavarenche, e intorno alle tre del mattino era partita verso la parete Nord, affrontando una via alpinistica riservata a scalatori esperti, classificata tra "Abbastanza Difficile Superiore" e "Difficile Inferiore". Un itinerario severo che richiede grande preparazione tecnica, esperienza e un'attenta valutazione delle condizioni della montagna.
L'allarme è scattato soltanto poco dopo le 19.30, quando i tre non hanno fatto ritorno al rifugio. La Centrale unica del soccorso della Valle d'Aosta ha immediatamente attivato il Soccorso Alpino Valdostano che, con l'elicottero, ha raggiunto la zona della parete. Grazie anche al segnale di un localizzatore Gps attivato da uno degli alpinisti, i soccorritori sono riusciti a individuare i tre corpi a circa 3.600 metri di quota.
Le operazioni di recupero si sono svolte in un ambiente estremamente impervio. Sul posto sono intervenuti anche i militari del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, incaricati delle indagini e del riconoscimento delle vittime. Le salme sono state successivamente trasferite al cimitero di Aosta.
I primi accertamenti fanno ritenere che il dramma si sia consumato già nella tarda mattinata. L'ipotesi investigativa più accreditata è che uno dei componenti della cordata abbia perso l'equilibrio, trascinando nel vuoto gli altri due compagni ai quali era assicurato con la corda. Una dinamica purtroppo nota nell'alpinismo d'alta quota, dove basta un solo istante perché una progressione si trasformi in tragedia.
La parete Nord del Gran Paradiso è una salita che non concede errori. Il ghiaccio, la forte esposizione, le pendenze elevate e le condizioni della neve possono mutare rapidamente, rendendo ogni ascensione particolarmente delicata anche per alpinisti esperti.
La tragedia riporta inevitabilmente alla memoria un altro incidente mortale avvenuto appena pochi giorni prima, il 30 maggio scorso, sempre sulla stessa parete. In quell'occasione perse la vita Andrea Villa, 54 anni, di Luisago, in provincia di Como, precipitato da circa 3.800 metri di quota durante la salita. Quel giorno i soccorritori avevano segnalato una montagna particolarmente instabile, con continui scaricamenti di neve e ghiaccio.
Due incidenti mortali in pochi giorni sul medesimo itinerario rappresentano un pesantissimo tributo pagato alla montagna. Il Gran Paradiso continua a esercitare un fascino irresistibile sugli appassionati di alpinismo, ma ricorda ancora una volta come anche una via considerata "classica" possa trasformarsi improvvisamente in una trappola mortale quando si affronta l'ambiente severo dell'alta quota.












