A prendere posizione con toni netti è la FLC CGIL Valle d'Aosta, che in un comunicato diffuso nelle ultime ore non usa mezzi termini: il disegno di legge sul cosiddetto “consenso informato” rappresenta, secondo il sindacato, un vero e proprio arretramento culturale e istituzionale della scuola pubblica.
Nel mirino c’è il provvedimento promosso dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, recentemente approvato al Senato, che introduce l’obbligo per le famiglie di autorizzare la partecipazione degli studenti delle scuole secondarie ai percorsi di educazione sessuo-affettiva e, soprattutto, stabilisce il divieto assoluto di tali attività nella scuola dell’infanzia e primaria.
Una scelta che, secondo la FLC CGIL, si inserisce in una narrazione politica distorta. Nel comunicato si parla esplicitamente di “retorica infondata della difesa dei bambini dalla presunta ‘ideologia gender’”, accusando il provvedimento di produrre effetti opposti rispetto a quelli dichiarati: non tutela, ma limita.
Il sindacato definisce la misura “un attacco alla scuola pubblica e alla libertà educativa”, perché interviene su due pilastri considerati fondamentali: autonomia scolastica e libertà di insegnamento.
E il passaggio più politico è proprio qui: per la FLC CGIL la scuola non può essere trasformata in un mosaico di autorizzazioni individuali, dove ogni contenuto sensibile diventa opzionale. Nel comunicato si legge infatti che:
“La scuola pubblica non è un servizio personalizzabile in base alle convinzioni individuali, ma un’istituzione della Repubblica chiamata a garantire a tutte e tutti un percorso educativo fondato su conoscenze scientifiche, pluralismo culturale e sviluppo integrale della persona.”
Il sindacato richiama anche l’esperienza concreta delle scuole valdostane, sottolineando come la Sovrintendenza agli Studi della Valle d'Aosta abbia documentato negli anni numerosi progetti di educazione all’affettività e alle relazioni, già oggi costruiti in modo graduale e differenziato per età.
Secondo queste evidenze, nelle scuole dell’infanzia e primarie si lavora soprattutto su identità, emozioni e rispetto reciproco, mentre nelle secondarie entrano in gioco anche temi legati alla sessualità, sempre con il supporto di professionisti qualificati.
Un impianto che, secondo la FLC CGIL, ha anche una funzione preventiva fondamentale: contrasto al bullismo, alla violenza di genere, al cyberbullismo e alle dinamiche di isolamento sociale.
Ed è proprio qui che si innesta la critica più dura: limitare o subordinare questi percorsi al consenso preventivo delle famiglie rischia, secondo il sindacato, di produrre una scuola “a geometria variabile”, dove il diritto all’istruzione diventa frammentato e diseguale.
Nel comunicato si legge ancora:
“Privare gli studenti di queste opportunità formative significa indebolire la capacità della scuola di accompagnare le nuove generazioni nella costruzione della propria identità e delle proprie relazioni.”
La posizione della FLC CGIL Valle d’Aosta è chiara: non si tratta solo di una questione organizzativa o burocratica, ma di una scelta politica che incide sul modello di scuola pubblica. Una scuola che, per il sindacato, deve restare laica, inclusiva e autonoma, senza cedere a derive di controllo preventivo sui contenuti educativi.
Il messaggio finale del comunicato è altrettanto esplicito: la mobilitazione continuerà. Perché, conclude la FLC CGIL, una scuola che rinuncia a educare alle relazioni, al rispetto e alla consapevolezza rischia semplicemente di lasciare più soli i ragazzi davanti alle complessità del presente.













