A pochi giorni dalla solennità della Santissima Trinità, che si celebra domenica, il dialogo con padre Luigi Buccarello, Ministro generale dell’Ordine dei Trinitari, riporta al cuore di una storia antica ma tutt’altro che archiviata: quella di San Giovanni de Matha e della sua intuizione rivoluzionaria.
La vita di San Giovanni de Matha si colloca tra XII e XIII secolo, in un’Europa attraversata da conflitti e prigionie legate anche alla fede. Nato in area francese, formatosi tra Aix-en-Provence e Parigi, Giovanni de Matha arriva al sacerdozio dopo una lunga ricerca spirituale.
Ed è proprio durante la prima Messa che, secondo la tradizione, riceve l’immagine che segnerà la sua vita: Cristo che tiene per mano due uomini incatenati, uno bianco e uno nero, entrambi prigionieri. Da quella visione nasce un’idea precisa: fondare un ordine religioso dedicato al riscatto dei captivi pro fide Christi, i cristiani prigionieri a causa della loro fede.
Con il sostegno di eremiti riuniti a Cerfroid e l’approvazione di Innocenzo III, prende forma l’Ordine della Santissima Trinità, con una missione che unisce preghiera e azione concreta. Non solo spiritualità, quindi, ma anche spedizioni di redenzione, fino ai viaggi nel Mediterraneo per liberare prigionieri.
La tradizione racconta anche incontri significativi, come quello con San Francesco d’Assisi a Roma, e una vita conclusa nel 1213 nella capitale, sotto la protezione della Chiesa.
Oggi, spiega padre Buccarello, il carisma trinitario non ha perso la sua forza originaria, ma si è trasformato nelle forme della storia.
La missione dell’Ordine resta infatti quella di “spezzare le catene”, non più solo fisiche ma anche sociali e spirituali. Attraverso la Solidarietà Internazionale Trinitaria (SIT), i religiosi e i laici sono impegnati nel sostegno ai cristiani perseguitati in diverse aree del mondo: Siria, Iraq, Nigeria, India, Cuba e Medio Oriente.
Accanto a questo, si sviluppano attività di accoglienza, assistenza ai detenuti, ai migranti, ai malati e alle persone fragili. Un impegno che si traduce in tre parole chiave: preghiera, sensibilizzazione e aiuto concreto.
Il motto dell’Ordine – Gloria tibi Trinitas et captivis libertas – resta così una bussola operativa, non solo una formula spirituale.
Il dialogo si sposta poi su un tema più ampio: il significato della persona nella visione cristiana. Per il Ministro generale, il concetto di persona è uno dei contributi più decisivi del cristianesimo alla cultura occidentale.
La persona, afferma, è dignità, libertà, relazione. Ed è proprio questa centralità a diventare criterio di giudizio anche politico ed economico: ogni sistema che la ignora finisce per produrre esclusione e nuove forme di schiavitù.
In questo quadro si inserisce anche il magistero contemporaneo della Chiesa. Viene richiamata la riflessione di Leone XIV, che invita a “rimanere umani” in un tempo segnato da nuove disuguaglianze e sfide tecnologiche. Un monito che si intreccia con la continuità del pensiero di Francesco sulla “crisi dell’umanità” e sul rischio di una nuova torre di Babele.
La conclusione è quasi una sintesi di tutto il percorso: la libertà non è mai un dato acquisito una volta per tutte. Cambiano le forme della schiavitù, ma non la necessità di riconoscerle e combatterle.
Per i Trinitari, oggi come otto secoli fa, la sfida resta la stessa: custodire la dignità della persona e intervenire dove essa viene calpestata. Con strumenti diversi, ma con lo stesso obiettivo.
Un carisma antico che, nel presente, continua a interrogare il mondo.











