La partita sul raccordo autostradale A5–SS27 del Gran San Bernardo entra in una fase molto concreta e, per certi versi, poco rassicurante per chi lo utilizza ogni giorno.
Questa mattina, martedì 19 maggio 2026, si è svolta una riunione convocata dalla Presidenza della Regione per esaminare gli interventi di adeguamento delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes, infrastrutture gestite da SAV S.p.A. lungo uno degli assi più delicati della viabilità valdostana.
Al tavolo erano presenti il vertice politico e tecnico regionale, i sindaci dell’Unité Grand Combin, oltre ai primi cittadini di Aosta, Quart e Saint-Christophe, insieme al Coordinamento del Dipartimento Infrastrutture, alla stessa SAV e alla società incaricata dell’analisi indipendente, Protos Check srl.
Il passaggio chiave arriva dal lavoro commissionato dopo l’ultimo Comitato Operativo Viabilità (COV), che aveva chiesto di verificare se esistessero alternative alla chiusura totale del raccordo, prevista per circa un anno.
La risposta tecnica è piuttosto netta: secondo lo studio, non esistono soluzioni realistiche che permettano di mantenere la circolazione nelle gallerie durante i lavori, neppure a senso unico alternato.
Il motivo è duplice: da un lato i vincoli normativi stringenti sulla sicurezza delle gallerie, dall’altro i livelli di rischio considerati non accettabili né per gli automobilisti né per i lavoratori del cantiere.
Tradotto: la chiusura totale non è una scelta “politica” o discrezionale, ma l’unica opzione tecnicamente praticabile.
Nel corso della riunione è stato anche ricostruito il percorso amministrativo che ha portato all’intervento. Il tratto è rientrato nel 2019 nella rete TERN (Trans-European Road Network), con conseguente applicazione degli obblighi del d.lgs 264/2006 sulla sicurezza delle gallerie.
Da lì si è attivata la filiera autorizzativa: Commissione permanente gallerie, Ministero competente e infine il via libera del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti arrivato nell’autunno 2025.
Solo dopo questi passaggi è stato possibile avviare la fase progettuale e poi quella esecutiva, con l’obiettivo dichiarato di comprimere i tempi complessivi del cantiere.
Con l’ipotesi della circolazione ridotta ormai archiviata, il dossier si sposta sul terreno più delicato: la gestione dell’impatto.
La prossima riunione del COV, prevista entro fine settimana, servirà a mettere sul tavolo scenari di viabilità alternativa, misure di mitigazione, ricadute su traffico locale e transfrontaliero e, inevitabilmente, l’effetto sull’accesso ad Aosta e alla media valle.
È qui che si giocherà la vera partita politica e amministrativa: perché un conto è dire “non si può fare diversamente”, un altro è reggere un anno di deviazioni, rallentamenti e pressione costante sulla rete secondaria.












