In un’Italia dove la giustizia — civile, penale e amministrativa — viene spesso raccontata come lenta, farraginosa e distante dai cittadini, la Valle d’Aosta riesce ancora una volta a distinguersi. Questa volta a certificarlo non è soltanto l’orgoglio autonomista o qualche statistica locale, ma una voce autorevole del sistema nazionale: Luciana Cunicella.
Intervenendo ad Aosta durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario tributario, Cunicella ha utilizzato parole pesanti e tutt’altro che rituali. Ha parlato infatti di una Corte di giustizia tributaria valdostana “efficiente” e addirittura di una “sede di eccellenza a livello nazionale”. Un riconoscimento che non arriva per caso e che, soprattutto, assume un valore politico e istituzionale molto preciso in una fase storica in cui si continua a discutere di razionalizzazioni, accorpamenti e soppressioni delle sedi periferiche.
Dietro quelle parole non ci sono slogan, ma numeri. E i numeri, spesso, sono più eloquenti di qualsiasi discorso celebrativo.
Secondo quanto evidenziato dalla rappresentante del Consiglio nazionale di presidenza delle Corti di giustizia tributaria, i contenziosi di primo grado in Valle d’Aosta vengono definiti mediamente in 171 giorni, contro una media nazionale di 359. Ancora più impressionante il dato relativo al secondo grado: 217 giorni in Valle d’Aosta contro i 792 necessari nel resto del Paese.
Una forbice enorme, quasi difficile da credere in un sistema giudiziario italiano che troppo spesso viene criticato proprio per le lungaggini burocratiche e processuali. In pratica, mentre altrove cittadini e imprese attendono anni per avere una risposta definitiva, in Valle d’Aosta i tempi risultano drasticamente ridotti.
E qui emerge una considerazione inevitabile: forse il tema non è soltanto “quanto costa” mantenere una sede giudiziaria autonoma, ma quanto valore produce. Perché una giustizia rapida non è un dettaglio tecnico. È economia, fiducia istituzionale, credibilità dello Stato e tutela concreta dei diritti.
Quando un contribuente — cittadino o impresa — ottiene una risposta in tempi ragionevoli, si riducono incertezza, costi e conflitti. E in un territorio piccolo come quello valdostano, la prossimità delle istituzioni diventa ancora più importante. Non si tratta soltanto di comodità geografica: è la possibilità di avere un presidio accessibile, conoscitivo del territorio e capace di mantenere un rapporto diretto con la comunità locale.
Non a caso Cunicella ha sottolineato come “la soppressione della sede può penalizzare le realtà virtuose”. Una frase che suona quasi come un avvertimento preventivo rispetto a quelle logiche centralistiche che, periodicamente, riaffiorano nei ministeri romani: tagliare, accorpare, concentrare, spesso guardando soltanto ai numeri assoluti e non alla qualità del servizio reso.
Ed è qui che la questione valdostana diventa anche una questione autonomistica. La Valle d’Aosta ha sempre difeso i propri presìdi territoriali — tribunale, scuola, sanità, servizi pubblici — non per mero localismo, ma perché la montagna e la specificità territoriale impongono modelli differenti rispetto alle grandi aree urbane. Applicare gli stessi parametri di Milano o Roma ad Aosta significa ignorare completamente il senso stesso dell’autonomia.
La Corte di giustizia tributaria valdostana dimostra invece che un piccolo territorio può essere più efficiente di grandi strutture sovraccariche. Ed è quasi paradossale che proprio le realtà che funzionano meglio rischino talvolta di essere sacrificate sull’altare della spending review.
C’è poi un altro elemento che merita attenzione. In un periodo storico in cui il rapporto tra cittadini e fisco è spesso caratterizzato da diffidenza, tensioni e conflitti, avere una giustizia tributaria rapida ed efficace contribuisce anche a rendere meno traumatico il contenzioso fiscale. Lo Stato appare meno distante, meno opaco e meno ostile.
La sensazione, ascoltando le parole di Cunicella, è che da Aosta sia arrivato un messaggio molto chiaro: l’efficienza non dipende necessariamente dalla grandezza delle strutture, ma dalla loro organizzazione, dalla competenza delle persone e dalla capacità di lavorare vicino al territorio.
E forse, in tempi di continue riforme annunciate e spesso calate dall’alto, la piccola Valle d’Aosta dovrebbe essere osservata non come un’anomalia da ridimensionare, ma come un modello da studiare.













