Gent.mo Direttore,
non è mia abitudine commentare gli articoli giornalistici, che leggo attentamente ogni giorno non solo per responsabilità e condivisione associativa, ma in questo momento difficile per la nostra Valle sento il bisogno di ringraziarLa per averci ricordato la figura di Emile Chanoux e le sue parole scritte sul nostro palazzo regionale e non sempre presenti e operanti nelle nostre vite che dovrebbero tradurre in democrazia del quotidiano i principi fondanti delle nostre comunità.
Mi sono occupata di Chanoux nella mia prima pubblicazione scientifica rispondente alla tesi in Diritto Costituzionale e mi sono convinta (per pregresso approfondimento della Prima lettera ai Corinzi e successive interpretazioni a partire dai Padri della Chiesa) che Chanoux sia un autentico “martire” (cioè testimone) della più alta e per ciò stesso rara forma di carità, quella di chi sacrifica il proprio interesse personale per farsi carico del bene comune, facendo politica in senso stretto: la città ideale di S. Agostino, insomma… lo scoprivo anche nell’impianto strutturale ed espressivo dei suoi scritti, come solo un credente non a parole, che aveva “ruminato la Sacra Scrittura” per dirla con San Gerolamo, poteva riproporre: esemplare anche per il clero.
Lo scrissi in nota (“pochi sembrano, comunque, aver colto la matrice della sua carismatica figura, che va individuata, a mio parere, in una radicata e inscindibile vocazione etico-politica, di schietto timbro religioso, di ampio respiro ideologico e di concreta attuazione politica. Un terreno ancora da battere”). Non lo notò nessuno, ma non sfuggi a suo figlio, che, pur non essendo in confidenza con me, ebbe la bontà di ringraziarmi e di chiedermi di scriverne approfondendo e dispiegando il tema paolino della carità, mentre io mi rendevo disponibile a collaborare per una pubblicazione che doveva uscire dalla sua penna… anche lui morì anzitempo, ma resta viva nella mia memoria questa complicità incompiuta che sento oggi di dover in parte onorare.
Per portare un piccolo mattone alla costruzione del bene comune.
Mariagrazia Vacchina
Gent.ma Prof.ssa Vacchina,
La ringrazio sinceramente per le Sue parole, così profonde e meditate, che ho letto con grande attenzione e partecipazione.
La Sua riflessione restituisce alla figura di Émile Chanoux una dimensione spesso trascurata: quella della testimonianza morale e spirituale che si traduce in responsabilità politica quotidiana. Un richiamo prezioso, soprattutto in un tempo nel quale le parole “bene comune” rischiano troppo spesso di diventare formule vuote.
Ho trovato particolarmente significativo il passaggio in cui Lei richiama la “vocazione etico-politica” di Chanoux e il legame tra fede, responsabilità personale e costruzione della comunità. È uno sguardo che arricchisce il dibattito pubblico valdostano e che merita certamente di essere ascoltato.
La memoria che conserva del dialogo con il figlio di Chanoux aggiunge inoltre una dimensione umana molto intensa alla Sua testimonianza, rendendo ancora più autentico il senso della Sua lettera.
La ringrazio dunque non solo per l’apprezzamento rivolto all’articolo, ma soprattutto per il contributo culturale e civile che ha voluto condividere con i lettori.
Con viva cordialità, Piero Minuzzo













